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Roberto Calderoli Attilio Fontana firma pre intesa autonomia differenziata

Autonomia differenziata, cosa cambia dopo il sì della Camera alle pre-intese

Via libera definitivo ai primi accordi con Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto sull’autonomia differenziata. Ecco quali competenze potranno ottenere le Regioni e quali sono i prossimi passaggi.

L’autonomia differenziata entra nella sua fase più delicata. Dopo il primo via libera del Senato, anche la Camera ha approvato le risoluzioni sulle pre-intese tra il governo e Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto, compiendo un nuovo passo nell’attuazione dell’articolo 116 della Costituzione.

Il voto di Montecitorio non trasferisce ancora alcuna competenza alle Regioni, ma autorizza l’esecutivo a proseguire il negoziato che porterà ai testi definitivi delle intese. Un passaggio salutato dalla maggioranza come storico e contestato duramente dalle opposizioni, che denunciano il rischio di accentuare il divario tra nord e sud.

COSA HA APPROVATO LA CAMERA

Il voto di Montecitorio riguarda le cosiddette pre-intese, ovvero gli accordi preliminari sottoscritti dal governo con Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto per il trasferimento di ulteriori competenze alle amministrazioni regionali. Le risoluzioni approvate impegnano l’esecutivo a proseguire il percorso previsto dalla legge e rappresentano il primo via libera parlamentare alle richieste avanzate dalle quattro Regioni.

L’approvazione è arrivata al termine di una seduta tesa, con le opposizioni che hanno protestato esponendo cartelli nell’aula della Camera con slogan come “Sanità per tutti da nord a sud” e “No Autonomia, no sanità per ricchi”, accusando il governo di voler creare cittadini di serie A e cittadini di serie B.

LE COMPETENZE RICHIESTE DALLE REGIONI

In questa prima fase le richieste delle Regioni riguardano materie considerate meno divisive rispetto a settori come scuola o sanità. Le pre-intese prevedono infatti il trasferimento di competenze in materia di protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa e di alcuni aspetti del coordinamento della finanza pubblica, in particolare quelli relativi ai sistemi tariffari e ai meccanismi di compartecipazione nella sanità. L’obiettivo delle amministrazioni regionali è ottenere una maggiore autonomia gestionale in questi ambiti, adattando le politiche pubbliche alle specificità dei rispettivi territori.

COSA CAMBIA DOPO L’APPROVAZIONE DELLA CAMERA

L’approvazione delle pre-intese non rende immediatamente operative le nuove competenze. Adesso il governo dovrà completare il confronto con le Regioni interessate e trasformare gli accordi preliminari nelle intese definitive. Successivamente il Consiglio dei ministri approverà quattro distinti disegni di legge, uno per ciascuna Regione, che torneranno all’esame di Camera e Senato. Il Parlamento potrà approvarli o respingerli, ma non modificarne il contenuto, trattandosi di accordi già sottoscritti tra lo Stato e le amministrazioni regionali. Solo dopo il via libera definitivo delle Camere e la promulgazione delle leggi il trasferimento delle competenze diventerà effettivo.

UN PERCORSO INIZIATO CON LA RIFORMA DEL TITOLO V

L’autonomia differenziata trova il proprio fondamento nell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, introdotto con la riforma del Titolo V del 2001. Per venticinque anni questa possibilità è rimasta sostanzialmente inattuata. La legge quadro approvata nel 2024, però ha definito la procedura da seguire, mentre il governo Meloni ha deciso di riaprire il dossier partendo da un numero limitato di materie e dalle Regioni che avevano già avviato il confronto con lo Stato negli anni precedenti.

Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria sono così diventate le prime amministrazioni a vedere approvate le proprie pre-intese, dando il via a un percorso destinato a proseguire nei prossimi mesi con l’esame dei disegni di legge attuativi.

DECARO (PUGLIA) PREPARA IL RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE

Come riferisce Il Manifesto, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha annunciato l’intenzione di presentare un ricorso davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che il trasferimento di competenze, soprattutto in materia sanitaria, rischia di penalizzare il Mezzogiorno. Una preoccupazione che, secondo il governatore pugliese, è stata condivisa anche durante le audizioni parlamentari da diversi esperti, tra cui la Fondazione Gimbe, che hanno evidenziato il rischio di un ulteriore aumento delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari tra le diverse aree del Paese.

L’iniziativa di Decaro apre anche un delicato fronte politico per la maggioranza. Fratelli d’Italia e gli altri partiti di governo dovranno infatti convincere i propri parlamentari eletti nel sud della validità della riforma, su cui continuano a pesare le perplessità di molti amministratori meridionali. Nel dibattito parlamentare tutte le opposizioni hanno chiesto al governo di fermarsi, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli ha respinto le critiche definendo “fake news” i timori sollevati dal centrosinistra.

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