Il medico di origini egiziane, sostenitore della causa palestinese e volto della sinistra democratica, conquista la nomination per il Senato in uno degli Stati chiave degli USA. La sua affermazione può ridefinire gli equilibri del Partito democratico in vista delle prossime sfide nazionali. Ecco chi è.
La vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan va ben oltre i confini dello Stato dei Grandi Laghi. Il successo del candidato progressista, arrivato al termine di una delle sfide interne più combattute e costose del ciclo elettorale, rappresenta un test politico destinato ad avere riflessi sull’intero Partito democratico. Da una parte certifica la forza crescente dell’ala progressista, dall’altra rilancia il peso di temi come la sanità pubblica, la giustizia sociale e soprattutto la guerra a Gaza, sulla quale El-Sayed ha costruito una parte significativa della propria identità politica.
CHI È ABDUL EL-SAYED
Quarantun anni, medico, esperto di salute pubblica e figlio di immigrati egiziani, Abdul El-Sayed è una figura atipica nel panorama politico americano. Nato e cresciuto nell’area di Detroit, si è laureato all’Università del Michigan, ha ottenuto una borsa di studio Rhodes a Oxford e ha conseguito il titolo di medico alla Columbia University. Prima di entrare in politica ha diretto il Dipartimento sanitario della città di Detroit e successivamente quello della contea di Wayne, costruendo la propria reputazione durante la pandemia e sui temi della sanità pubblica.
Non è un volto nuovo: nel 2018 aveva già tentato la corsa alla guida del Michigan, sostenuto dall’area vicina a Bernie Sanders. Da allora è diventato uno dei principali riferimenti della sinistra democratica americana, puntando su campagne finanziate prevalentemente da piccoli donatori e rifiutando il sostegno dei grandi Political Action Committee.
LA POSIZIONE PRO PALESTINA E LO SCONTRO CON L’ESTABLISHMENT
Uno degli elementi che hanno reso la candidatura di El-Sayed un caso nazionale è la sua posizione sulla Palestina. Il candidato ha chiesto ripetutamente il cessate il fuoco a Gaza, ha definito la guerra una catastrofe umanitaria e si è espresso contro il sostegno militare incondizionato degli Stati Uniti a Israele. Una linea che lo ha reso particolarmente popolare tra gli elettori progressisti, la comunità arabo-americana del Michigan e i giovani democratici.
La sua campagna si è però scontrata con una massiccia mobilitazione dell’establishment democratico e dei gruppi filoisraeliani, che hanno sostenuto economicamente la rivale Haley Stevens. Proprio per questo il risultato delle primarie assume un significato politico ancora più rilevante: El-Sayed è riuscito a prevalere nonostante un forte divario nelle risorse economiche e il sostegno dei vertici del partito alla candidata moderata.
IL PROGRAMMA: SANITÀ, SALARI E LOTTA ALLE DISUGUAGLIANZE
La piattaforma politica di El-Sayed ricalca quella della nuova sinistra americana. Al centro del programma c’è il rafforzamento del sistema sanitario pubblico, con il rilancio del progetto “Medicare for All”, accompagnato da interventi per ridurre il costo dei farmaci e ampliare l’accesso alle cure.
Sul piano economico propone un aumento della tassazione per i redditi più elevati, maggiori tutele per i lavoratori, investimenti pubblici nelle infrastrutture e nella transizione energetica, oltre a misure per contenere il costo della vita, tema centrale della sua campagna. Accanto a questi punti trovano spazio il contrasto all’influenza delle grandi lobby nella politica americana e una riforma del finanziamento elettorale, con l’obiettivo di ridurre il peso dei grandi donatori privati.
LA SFIDA CON MIKE ROGERS
Alle elezioni di novembre Abdul El-Sayed affronterà il repubblicano Mike Rogers, in una delle sfide chiave per il controllo del Senato. Ex deputato del Michigan dal 2001 al 2015 e già presidente della Commissione Intelligence della Camera, Rogers è considerato uno dei principali esperti repubblicani di sicurezza nazionale. Dopo la sconfitta di misura contro la democratica Elissa Slotkin nel 2024, torna in corsa con il sostegno di Donald Trump per conquistare il seggio lasciato libero da Gary Peters. Il confronto con El-Sayed metterà di fronte due visioni opposte dell’America in uno degli swing state più decisivi del Paese.
PERCHÉ LA SUA VITTORIA CONTA ANCHE PER LE ELEZIONI NAZIONALI
Il Michigan è uno degli Stati decisivi della politica americana. Donald Trump lo conquistò alle presidenziali del 2024 e il seggio lasciato libero dal senatore Gary Peters è considerato fondamentale per gli equilibri del Senato. La vittoria di El-Sayed alle primarie rappresenta quindi un laboratorio politico per tutto il Partito democratico.
Se a novembre riuscisse a battere Mike Rogers, i democratici dimostrerebbero che un candidato apertamente progressista può vincere anche in uno swing state, non solo nelle tradizionali roccaforti liberal. Al contrario, un’eventuale sconfitta rafforzerebbe le tesi dell’ala moderata, secondo cui una piattaforma troppo spostata a sinistra rischia di allontanare gli elettori indipendenti.

