Dopo 10 mesi di stallo politico, in Kosovo è finalmente V di vittoria governabile per Albin Kurti. Alle elezioni parlamentari anticipate del 28 dicembre 2025 Vetëvendosje (Autodeterminazione), la formazione di sinistra nazionalista da lui guidata, ha conquistato quasi il 50% dei voti, facendone il candidato naturale alla guida del prossimo governo
Albin Kurti continua ad avere la fiducia dei kosovari. Alle elezioni dello scorso febbraio 2025 aveva ottenuto il 42,3% ma non era riuscito a formare una coalizione stabile. Questa volta rompe l’empasse e sfiora la maggioranza assoluta. A trainare Vetëvendosje verso la vittoria è stato un programma elettorale orientato al sociale: sussidi per pensionati e famiglie, aumenti per i dipendenti pubblici, maggiori investimenti in sanità e istruzione. Al centro anche la lotta alla corruzione e il rafforzamento dello Stato, presentati come passaggi necessari per ridurre disuguaglianze e l’emigrazione dei giovani. Insomma, una combinazione di welfare, rigore istituzionale e orgoglio nazionale che ha trovato ampio consenso alle urne.
I RISULTATI DELLE ELEZIONI IN KOSOVO
L’affluenza è stata pari al 45 % secondo i dati ufficiali. Vetëvendosje si è fermata a un passo dalla maggioranza assoluta, ottenendo il 49,3% dei voti e 56 seggi nell’Assemblea, otto in più rispetto alle elezioni di febbraio. I principali partiti di opposizione, il Partito democratico del Kosovo (Pdk) e la Lega democratica (Ldk), hanno raccolto rispettivamente il 21% e il 13,5%, mentre l’Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) si e’ fermata al 5,73%.
CHI È KURTI: IL PREMIER USCENTE CHE NEL 2026 RIENTRA DALLA PORTA PRINCIPALE
Albin Kurti, classe 1975, inizia la sua vita politica nel 1997 come membro della presidenza dell’Unione Studentesca Indipendente dell’Università di Pristina, organizzando proteste pacifiche contro il regime serbo che limitava la libertà accademica e di pensiero.
Dopo l’inizio della guerra in Kosovo (1998–1999) lavora nell’ufficio politico di Adem Demaçi, scrittore e politico simbolo della resistenza kosovara. Da Demaci apprende una lezione che guiderà tutta la sua carriera: la politica e’ azione e resistenza. Kurti si oppone apertamente al nazionalismo di Slobodan Milosevic e per questo viene arrestato e imprigionato dalle forze serbe. E’ in questi anni che la stampa inizia a definirlo il “Che dei Balcani”, a sottolineare l’indole di combattente politico più che di burocrate. Viene rilasciato nel 2001, dopo la caduta di Milošević, e si laurea poco dopo in informatica e telecomunicazioni, continuando fuori dalle aule la sua opera di attivismo e protesta non violenta.
Nel 2005 Kurti trasforma il dissenso giovanile in piattaforma politica e dà vita a Vetëvendosje, un movimento nato per contestare la gestione ad interim delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK) e le élite locali, con un forte programma pro-indipendenza, contro la corruzione e per una democrazia più partecipata. Lo spazio politico in cui si muove è definito come quello della “sinistra nazionalista”: un mosaico che unisce valori socialdemocratici a un saldo impegno per la sovranità statale.
Nel dicembre 2010, grazie a una campagna elettorale efficace, condotta in larga parte sui social network, Vetëvendosje arriva al terzo posto alle elezioni. Nel 2020 avviene la sua prima elezione a primo ministro. Kurti guida il Kosovo tra tensioni istituzionali e pressioni politiche interne, scontrandosi fin da subito sulla gestione dei rapporti con la Serbia. Il suo governo cade a metà mandato, ma il rientro nel 2021 con una maggioranza parlamentare più solida gli ha permesso di portare avanti le politiche sociali e di sovranità nazionale che lo hanno reso popolare tra i kosovari.
KURTI E LE SFIDE CON LA MINORANZA SERBA NEL NORD DEL KOSOVO
Kurti viene spesso definito “premier anti‑serbo”, un’etichetta che rischia di suonare fuorviante se non si considera il contesto storico e geopolitico. Il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, ma Belgrado — sostenuta da Russia e da porzioni del mondo internazionale — non ha mai riconosciuto quella sovranità. Neppure l’accordo firmato nel 2023 con la mediazione dell’UE, l’Ohrid Agreement, che avrebbe dovuto portare alla normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia, è stato attuato in maniera sostanziale. E il riconoscimento del Kosovo rimane una condizione politica cruciale per avanzare verso la sua adesione all’UE.
Una parte significativa delle tensioni si concentra nel nord del Kosovo, dove vive una vasta minoranza serba e dove la presenza di strutture parallele allo Stato kosovaro (scuole, ospedali, servizi) e l’autorità di Belgrado restano forti. Un episodio di questa tensione è avvenuto a Banjska, nel 2023, quando gruppi serbi armati hanno attaccato un posto di polizia kosovaro, causando morti e feriti. Tra i principali indagati c’è Milan Radoičić, politico serbo-kosovaro legato alle comunità del nord, accusato di aver orchestrato l’attacco e non consegnato alle autorità kosovare.
Kurti ha adottato diverse strategie per affermare il controllo statale: dall’invio di forze di polizia locali al blocco di merci provenienti dalla Serbia, fino alla rimozione di istituzioni parallele. Queste politiche vengono percepite dalla minoranza locale come marginalizzazione, mentre le autorità kosovare le considerano strumenti necessari per garantire la sovranità dello stato. In un contesto così delicato e complesso, la verità resta difficile da stabilire: la storia e le tensioni locali rendono ogni giudizio parziale e soggetto a interpretazioni. Quel che appare certo è che Kurti dovrà trovare il modo di mediare se vuole assicurare stabilità al Kosovo.


