Il club rossonero cambia pelle con RedBird: struttura collegiale, logiche finanziarie e un nuovo equilibrio di potere. Ma il ruolo di Zlatan divide ambiente e tifosi.
Non è stata solo una stagione negativa. È stata una resa dei conti. Il Milan esce (in ritardo) dalle macerie sportive con una consapevolezza brutale: il modello precedente è fallito. La mancata qualificazione alla Champions League ha imposto un reset totale, trasformando il club in un cantiere aperto.
Il patron Gerry Cardinale, fondatore di RedBird, ha deciso di intervenire in profondità, ridefinendo non solo gli uomini, ma soprattutto il modo di pensare il Milan. Il risultato è un progetto che punta più alla Premier League (modello Liverpool) che alla tradizione italiana. Una rivoluzione che, inevitabilmente, ha anche un volto: Zlatan Ibrahimovic.
COME CAMBIA IL MILAN DOPO LA DISFATTA SPORTIVA
La trasformazione del Milan parte da un’idea precisa: superare il modello verticale. Non esiste più il direttore sportivo onnipotente né una gerarchia rigida. L’area sportiva diventa un sistema, un gruppo di lavoro in cui le competenze si integrano. Scouting, analisi dati, strategia e gestione economica convivono all’interno di un processo decisionale condiviso.
È il cosiddetto “modello Liverpool”, che Cardinale ha scelto come riferimento; un modello in cui le decisioni non sono mai individuali, ma il risultato di un equilibrio tra più figure. La disfatta ha accelerato questo passaggio. Il Milan ha capito che non bastano intuizioni o personalità forti: serve una struttura. E oggi quella struttura è ancora in costruzione, ma la direzione è chiara.
REDBIRD, LA REALTÀ FINANZIARIA DELLA RIPARTENZA
Dietro la rifondazione del Milan c’è soprattutto RedBird Capital Partners, il fondo americano guidato da Gerry Cardinale che dal 2022 è proprietario del club e ne determina ogni scelta strategica, imponendo un modello completamente diverso rispetto al passato.
RedBird non è una proprietà tradizionale ma un investitore globale che opera con logiche industriali, abituato a trattare lo sport come un settore in cui creare valore attraverso crescita, efficienza e sostenibilità economica; non a caso il fondo è inserito in un network internazionale che comprende realtà come i New York Yankees e Fenway Sports Group, proprietaria del Liverpool, da cui deriva anche l’ispirazione del nuovo assetto rossonero.
In questo contesto il Milan verrà gestito come una piattaforma, non solo come una squadra: ogni decisione sportiva è legata a un equilibrio finanziario preciso, ogni investimento deve essere sostenibile e ogni asset – dai giocatori al brand – deve essere valorizzato nel tempo. La mancata qualificazione in Champions League ha reso ancora più evidente la necessità di questo approccio, spingendo il club ad accelerare verso un modello meno dipendente dai risultati immediati e più solido sul lungo periodo. RedBird, dunque, non si limita a finanziare il Milan, ma ne guida la trasformazione strutturale, controllando la direzione attraverso una governance manageriale e affidandosi a figure operative per l’esecuzione, con l’obiettivo dichiarato di costruire un club moderno, competitivo e sostenibile.
TUTTI I RUOLI DEI NUOVI MANAGER
La nuova struttura del Milan è costruita attorno a un gruppo di figure interconnesse, ciascuna con un ruolo preciso, ma senza una gerarchia dominante. Gerry Cardinale è il vertice assoluto del sistema. Non interviene nella quotidianità, ma detta la linea strategica e guida il comitato decisionale che orienta il futuro del club. Massimo Calvelli, già uomo dei conti rossoneri che subentrerà a Giorgio Furlani, è il riferimento operativo, amministratore delegato e incaricato di garantire equilibrio e sostenibilità.
Donato Lomonte è il nuovo capo scouting, mentre Hendrik Almstadt assume un ruolo chiave nell’area tecnica, con responsabilità legate al player trading e alla costruzione della rosa.
Sul piano internazionale, il contributo di Billy Beane rafforza l’approccio analitico, portando nel calcio le logiche del “moneyball”. A questi si aggiungono Vincenzo Vergine, responsabile del settore giovanile e Jovan Kirovki (uomo Ibra), confermato per “. “Milan Futuro”. Sopra le parti Paolo Scaroni che resta, invece, Presidente del club.
IL DISCUSSO NUOVO RUOLO DI ZLATAN
In questa trasformazione, Ibrahimovic è il punto più delicato e più controverso. Formalmente non è un dirigente del Milan, ma è inquadrato come Senior Advisor di RedBird, partner del fondo e uomo di fiducia di Gerry Cardinale. Questo significa che il suo potere non nasce da una carica interna al club, ma dal suo legame diretto con la proprietà.
Una posizione anomala, che ha alimentato dubbi e tensioni: da un lato Ibra è diventato centrale nel processo decisionale – con voce in capitolo su allenatore e struttura tecnica – dall’altro, proprio questa influenza senza un ruolo definito ha fatto discutere. La sua figura è finita anche nel mirino dei tifosi, diventando simbolo della gestione contestata dopo il fallimento sportivo. In diverse occasioni è stato indicato come uno dei responsabili del nuovo corso, attirando critiche e proteste. Per Cardinale, però, non ci sono dubbi: Ibrahimovic è l’uomo su cui costruire il ponte tra calcio e business.


