Per vendere le polizze Unipol si è progressivamente assicurata la rete distributiva. Prima quella cooperativa e sindacale delle origini, poi quella bancaria, fino a diventare il primo azionista di Bper con il 19,9%. Dopo l’acquisizione della Popolare di Sondrio, Bper conta circa 2.000 sportelli e, con l’Opas di Intesa, il bancone potrebbe allungarsi ancora
Dopo aver venduto nel 2019 la banca che portava il suo nome, oggi Unipol punta al controllo di un grande gruppo bancario nazionale: il Monte senza Siena. La combinazione Mps-Bper che nascerebbe se l’Opas di Intesa andasse in porto ha già la benedizione dell’amministratore delegato di Unipol, Matteo Laterza, che ha dichiarato di voler salire oltre il 30% della nuova entità. Si sposterebbe così il baricentro di Unipol, mentre la proprietà resta saldamente ancorata alle sue origini: le principali azioniste sono tutt’oggi cooperative e detengono complessivamente circa metà del capitale. Dietro il progetto non c’è quindi una famiglia industriale, ma ancora, in misura significativa, il mondo cooperativo.
COME NASCE UNIPOL, L’ASSICURAZIONE DELLE COOPERATIVE
L’idea di dotarsi di una compagnia assicurativa viene a un gruppo di dirigenti della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, oggi LegaCoop, davanti a un pollo in fricassea. È l’estate del 1962 e il mondo cooperativo emiliano ha già costruito una fitta rete di imprese, associazioni e strumenti mutualistici. Per riunire in un’unica struttura il portafoglio assicurativo che le cooperative avevano fino ad allora distribuito tra compagnie diverse, decidono di procurarsene una propria. La trovano in Unipol, costituita a Torino l’anno precedente. Pochi mesi dopo 195 cooperative quasi tutte emiliano-romagnole sottoscrivono il capitale necessario ad acquisirla e, nel gennaio 1963, la sede passa da Torino a Bologna.
Dieci anni dopo il perimetro si allarga ancora. CGIL e UIL entrano direttamente nel capitale e nominano i propri rappresentanti nel consiglio di amministrazione; nello stesso anno entra anche la CNA, la confederazione che unisce artigiani e piccola e media impresa.
IL PRIMO TENTATIVO DI FARSI BANCA
Nel 1998 Unipol prende il controllo di Banec, di cui era azionista dal 1987, e la rilancia come Unipol Banca. L’idea è quella di unire i punti vendita assicurativi alle filiali bancarie per sfruttare le sinergie fra i due mondi. Il modello prende piede. Nel 1999 aprono le prime dieci filiali integrate con le agenzie assicurative; nel 2005 Unipol Banca ne conta 250, di cui 129 integrate.
Nel 2005 prova il salto su BNL. Nel comunicato di allora Unipol parla apertamente di creare il “quarto gruppo assicurativo, bancario e finanziario” italiano attraverso la creazione di un polo integrato Unipol-BNL. Il tentativo però fallisce l’anno successivo, quando la Banca d’Italia non ritiene soddisfatti i requisiti necessari ad autorizzare il controllo di BNL.
Nel frattempo la gestione della banca si complica, soprattutto sul fronte dei crediti deteriorati, prestiti che i debitori non riescono più a rimborsare, e il comparto bancario inizia a pesare anche sui risultati del gruppo.
Nel 2017 Unipol registra una perdita consolidata di 169 milioni. Alla fine, nel luglio 2019 cede a Bper il 100% di Unipol Banca per 220 milioni di euro. Il comunicato parla di una “riqualificazione” della strategia bancaria: Unipol lascia la gestione diretta di una banca propria per diventare investitore di rilievo di Bper, la stessa banca a cui ha appena ceduto la sua.
Unipol sembra aver capito che per assicurarsi la distribuzione bancaria non deve per forza governare tutto l’istituto. Si concentra quindi su Bper e ne accompagna la crescita, fino alla recentissima acquisizione della Popolare di Sondrio, incorporata ad aprile scorso. Cresciuta mangiando banche a ritmo serrato — solo negli ultimi dieci anni tra le sue “cadute” ci sono Carife, Carige, pezzi di Ubi e la Popolare di Sondrio — Bper ha ampliato costantemente la sua rete, permettendo ad Unipol di allungare di pari passo il bancone.
CON MPS-BPER, LA BANCA DIVENTEREBBE LA SECONDA GAMBA DI UNIPOL
Anche nell’Opas d’Intesa il primo interesse di Unipol sembra essere per la rete. Non a caso prevede che il perimetro Mps destinato a Unipol — marchio e circa 635 filiali, da integrare poi con Bper — arrivi libero da vincoli distributivi sui prodotti assicurativi, ovvero senza un’assicurazione già seduta dietro il bancone.
In ballo ci sono circa due milioni di clienti in più e, con loro, l’opportunità di portare su una scala ancor maggiore la strategia del “ciclo di vita” che guida il gruppo. L’idea di un assicuratore che accompagni il cliente dal conto corrente al mutuo, dal finanziamento ai risparmi fino alla pensione; quasi un “dalla culla alla tomba” in versione assicurativa.
Il perimetro Mps costerebbe a Unipol tra 3 e 3,5 miliardi di euro e il gruppo ha già previsto la possibilità di un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi per finanziarlo.L’obiettivo è quello di salire oltre il 30% della futura Bper-Mps. In questo senso, se la distribuzione e’ un punto importante del progetto di Unipol, l’ambizione del controllo sull’entità risultante mostra come l’operazione nata dalle esigenze antitrust di Intesa si sia trasformata in un disegno industriale molto più ampio, che offrirebbe a Unipol la possibilità di tentare quello che aveva già tentato, e non le era riuscito, nel 2005, con BNL: la costruzione di un polo nazionale integrato.
La crescente importanza delle partecipazioni bancarie per i risultati del gruppo aveva iniziato a vedersi già nei conti del 2024, quando Unipol aveva introdotto una voce a sé, le “Collegate bancarie”, per identificare gli utili di Bper e Popolare di Sondrio, spiegando di farlo “in considerazione della significatività dei relativi impatti”.
Oggi a esplicitare il salto è l’ad di Unipol, Matteo Laterza, che parla di una gamba assicurativa e una bancaria destinate a contribuire allo stesso modo alla redditività del gruppo. In questo senso l’Opas di Intesa darebbe a Unipol l’occasione non solo di allungare il bancone, ma anche di passare dall’altra parte dello sportello.
SE UNA GAMBA SI AMMALA, CONTAGIA L’ALTRA?
Prima ancora che il progetto Bper-Mps si realizzi, nell’aprile scorso Ivass, l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, ha identificato Unipol come conglomerato finanziario — un gruppo di imprese che opera in modo significativo sia nel settore bancario sia in quello assicurativo — e ha assunto il coordinamento della vigilanza supplementare sul gruppo.
Il punto è controllare anche il rovescio di quella che Unipol presenta come una forza: le due gambe, banking e insurance, possono aprire canali di contagio tra le due attività. Per questo Ivass guarda anche al capitale complessivo, alle concentrazioni di rischio e alle operazioni infragruppo, per evitare che le difficoltà di una parte si trasmettano all’altra e che lo stesso capitale venga fatto valere più volte.
Per Unipol, al contrario, sarebbe proprio la configurazione a due gambe a rendere l’insieme più stabile. Secondo le sue stime, anche dopo l’operazione assicurazione e banca resterebbero entrambe ben sopra i rispettivi requisiti patrimoniali. Se una rallenta, l’altra dovrebbe sostenere più peso e mantenere stabile il passo. La banca diventerebbe così non solo una seconda fonte di utili, ma una parte strutturale dell’equilibrio del gruppo.

