Dal Regno Unito all’Australia, crescono le limitazioni all’uso dei social network tra i minori. In Italia il dibattito è aperto, ma le regole restano in evoluzione.
Limitare l’accesso ai social network per proteggere i più giovani: è questa la linea sempre più condivisa da diversi governi nel mondo. Il Regno Unito guida questa svolta con un divieto per gli under 16 e misure restrittive anche per i minorenni più grandi.
A essere vietate saranno tutte le piattaforme social, da Instagram a Facebook, da TikTok a Youtube e X, con l’unica eccezione per WhatsApp. L’obiettivo è ridurre i rischi legati alla salute mentale, alla sicurezza online e alla dipendenza digitale. Ma come funzionano concretamente questi blocchi e qual è la situazione in Italia compresa?
COME FUNZIONA IL BLOCCO SOCIAL
Nel modello proposto, l’accesso ai social network viene subordinato a sistemi di verifica dell’età più rigorosi. Le piattaforme sono obbligate a controllare l’identità degli utenti, spesso attraverso documenti, riconoscimento facciale o altri strumenti digitali certificati.
Per i minori sotto i 16 anni, l’accesso viene completamente vietato, mentre per gli under 18 possono scattare limitazioni orarie, una sorta di “coprifuoco digitale” che impedisce l’utilizzo notturno. Le aziende tecnologiche rischiano sanzioni pesanti in caso di mancato rispetto delle norme, mentre ai genitori viene richiesto un ruolo più attivo nel controllo.
IL REGNO UNITO TRA BLOCCO TOTALE AI SOCIAL E RESTRIZIONI FINO A 18 ANNI
Il Regno Unito è tra i Paesi più decisi su questo fronte. Il governo guidato da Keir Starmer ha proposto un bando totale dei social per i minori di 16 anni – compresa la possibilità di frequentare live streaming e di entrare in contatto con sconosciuti – accompagnato da restrizioni per i ragazzi fino ai 18.
La misura, sposata dal 90% dei genitori (fonte Corriere Della Sera) nasce da una crescente preoccupazione per l’impatto delle piattaforme digitali sulla salute mentale degli adolescenti tra dipendenza, cyberbullismo e contenuti dannosi. Il sistema prevede controlli stringenti sull’età e possibili limitazioni anche tramite strumenti tecnologici come il blocco degli accessi in determinate fasce orarie. Il dibattito a Londra resta acceso: da un lato chi sostiene la necessità di proteggere i giovani, dall’altro chi teme violazioni della privacy e difficoltà di applicazione.
TUTTI I DIVIETI NEGLI ALTRI PAESI
Il Regno Unito non è un caso isolato. In Australia è già in vigore un divieto per gli under 16 da dicembre 2025, con obblighi per le piattaforme di impedire l’accesso ai minori. In Francia è stata approvata una legge che limita l’uso dei social sotto i 15 anni, spesso con il consenso dei genitori, ma manca il voto del Senato. Anche la Germania discute regolamentazioni più severe, mentre la Spagna st lavorando a nuove normative e il Portogallo ha approvato a febbraio una legge che vieta i social agli under 13, mentre lo permette con consenso dei genitori nella fascia 13-16.
Negli Stati Uniti non esiste una legge federale unica, ma alcuni Stati hanno introdotto restrizioni locali. In Asia, Paesi come l’Indonesia hanno previsto limiti di età e controlli più rigidi, mentre la Cina ha inserito un “obbligo Modalità Minori” su app e dispositivi che limita il tempo di utilizzo online. In Brasile, infine, i minorenni devono collegare il proprio account al loro tutore legale. Il quadro globale è quindi frammentato, ma la direzione è chiara: maggiore controllo sull’accesso dei minori al mondo digitale.
A CHE PUNTO SIAMO IN ITALIA
In Italia l’accesso ai social è attualmente consentito dai 14 anni, in linea con la normativa europea sulla privacy. Tuttavia, il tema è sempre più al centro del dibattito politico e sociale. Si discute dell’introduzione di sistemi più efficaci di verifica dell’età e di possibili restrizioni sull’uso delle piattaforme, soprattutto nelle ore notturne.
È al vaglio la possibilità di vietare i social ai minori di 15 anni e introdurre Sim telefoniche studiate appositamente per i minorenni che prevedono blocchi nativi. Si valuta, inoltre, l’introduzione dell’educazione digitale a scuola e sanzioni per i genitori che non vigilano. Resta aperta la questione della privacy: controlli più severi implicano la gestione di dati sensibili, con il rischio di violazioni. Per questo motivo, ogni intervento normativo dovrà trovare un equilibrio tra sicurezza dei minori e tutela dei diritti individuali.


