Oggi il CONI decide sul commissariamento della FIGC di Giovanni Malagò. Prima la Giunta, poi il Consiglio: ecco chi firma i due pareri contrapposti e come funziona il voto
Il CONI deciderà oggi se proporre e approvare il commissariamento della FIGC, dopo il caso del mancato tesseramento di Giovanni Malagò al momento della candidatura alla presidenza.
Alle 13 si riunisce la Giunta Nazionale, poi alle 14 toccherà al Consiglio Nazionale straordinario: la prima votazione può mettere in moto il commissariamento, ma non basta da sola. Servirà infatti il passaggio in Consiglio.
ECCO PER COSA SI VOTA E COME FUNZIONA L’ITER
La procedura parte dalla Giunta Nazionale, che ha il compito di formulare al Consiglio la proposta di commissariamento. Lo prevede l’articolo 7 dello Statuto del CONI: tra le competenze della Giunta c’è proprio la proposta di commissariamento delle federazioni in presenza di gravi irregolarità nella gestione, gravi violazioni dell’ordinamento sportivo o impossibilità di funzionamento degli organi direttivi. Poi la palla passa al Consiglio Nazionale, che ai sensi dell’articolo 6 del medesimo Statuto delibera il commissariamento su proposta della Giunta.
La Giunta è composta da 16 membri, ma il numero effettivo dei votanti è uno dei punti più delicati. Giovanni Malagò, direttamente coinvolto nella vicenda, non partecipa al voto; restano inoltre da definire fino in fondo le questioni relative a eventuali incompatibilità o astensioni. Per questo il quorum non va letto semplicemente come un automatico “9 su 16”. Come riporta la Gazzetta infatti il Coni ha chiesto un parere all’Anac (l’Autorità nazionale anticorruzione) “sulle posizioni di Diana Bianchedi e Elisabet Spina, con la prima che ha interrotto tre giorni fa il rapporto con la Figc dove è stata capodelegazione della Nazionale, mentre la seconda, eletta in quota tecnici, è dipendente del Milan, club che ha sostenuto Malagò alle elezioni”.
CHI FIRMA I QUATTRO PARERI DEL CONI
Sul tavolo della Giunta arrivano quattro pareri commissionati dal CONI. È il gruppo incaricato dal CONI di mettere a fuoco il requisito del tesseramento e le conseguenze giuridiche della sua eventuale assenza. La loro linea è comune sul punto centrale: il tesseramento era un requisito essenziale per la candidatura e l’elezione di un non tesserato è quindi invalida. Ma, scrive ANSA, nei pareri non c’è un automatismo tra questa conclusione e il commissariamento: la valutazione sulla gravità della violazione resta agli organi del CONI.
I pareri sono firmati da Franco Gaetano Scoca, professore emerito di Diritto amministrativo alla Sapienza, Luigi Medugno, storico legale della FIGC, Massimo Coccia, ex arbitro del TAS di Losanna e vice-commissario straordinario della FIGC durante Calciopoli e Alberto Angeletti, specialista di diritto amministrativo, del lavoro e dello sport.
I CONSULENTI DI MALAGÒ
La FIGC ha risposto con cinque contropareri, commissionati da Giovanni Malagò, ossia quelli di Sabino Cassese (costituzionalista e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa), di Bernardo Giorgio Mattarella (ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss Guido Carli e all’Università degli Studi di Siena), di Antonio Nuzzo (professore ordinario di Diritto commerciale alla Luiss), di Saverio Ruperto (ordinario di Diritto civile alla Sapienza , già sottosegretario all’Interno nel governo Monti), e di Pietro Sirena (professore di Diritto civile alla Bocconi).
Anche qui i quesiti erano due: il tesseramento era davvero un requisito essenziale per candidarsi? E la sua eventuale mancanza costituisce una “grave violazione” dello Statuto tale da giustificare il commissariamento? La risposta dei cinque, secondo i documenti visionati da ANSA, è negativa su entrambi i fronti.
IL CONSIGLIO E LA CONTA DEI VOTI
Se la Giunta approva la proposta, alle 14 arriva il secondo passaggio: il Consiglio Nazionale. Secondo la Gazzetta saranno 77 gli aventi diritto al voto: la platea comprende il presidente del CONI, i presidenti delle Federazioni sportive nazionali ammessi al voto, i membri italiani del CIO, gli atleti e i tecnici, i rappresentanti degli Enti di promozione sportiva, delle Discipline sportive associate e delle strutture territoriali. La FIGC non esprime il proprio presidente perché è direttamente coinvolto nella vicenda; altre esclusioni dipendono dalla situazione delle singole federazioni.

