Skip to content

caccia

Cosa prevede il ddl Malan sulla caccia approvato dal Senato

Il disegno di legge sulla caccia incassa l’ok del Senato: sul testo resta però il peso delle critiche di opposizioni, associazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica. Si arriverà al referendum?

Il disegno di legge 1552 sulla caccia è stato approvato dal Senato, nell’Aula di Palazzo Madama, al termine di un iter in commissione durato quasi un anno. Il provvedimento, a firma di Lucio Malan, modifica la legge 157 del 1992 sulla tutela della fauna selvatica e sull’attività venatoria ed è diventato uno dei dossier ambientali più controversi della legislatura. Attivisti e associazioni meditano se lanciare la campagna per un referendum abrogativo.

ITER PARLAMENTARE E SLITTAMENTO DEL VOTO

Il voto finale sul Ddl caccia, inizialmente atteso per venerdì 19 giugno 2026, è slittato a martedì 23, a causa della mancanza del numero legale. La maggioranza non è riuscita a garantire la presenza minima dei senatori necessaria per procedere alla votazione, determinando così lo spostamento dell’esame alla prima data utile della settimana successiva.

Lo stallo è stato influenzato anche da dinamiche di ostruzionismo delle opposizioni, racconta Greenreport.it, che hanno contribuito a rallentare i lavori parlamentari, aprendo una breve finestra di incertezza politica che ha alimentato per alcune ore l’ipotesi di possibili ripensamenti nella maggioranza. Tuttavia, la successiva votazione ha confermato l’impostazione originaria del provvedimento.

COSA PREVEDE IL DDL CACCIA

Secondo il testo approvato dal Senato, la riforma introduce il principio della “gestione attiva” della fauna selvatica, superando un approccio basato prevalentemente sulla protezione delle specie. Tra i punti centrali figurano la riorganizzazione degli Ambiti territoriali di caccia (ATC), nuove disposizioni sulla gestione del lupo, interventi sulla cosiddetta bioregolazione dell’attività venatoria e misure rivolte al settore agricolo.

Il governo difende il provvedimento come un aggiornamento della normativa vigente. Francesco Lollobrigida, intervenendo all’assemblea nazionale di Cia, ha affermato che “non è come qualcuno la racconta una legge che serve a garantire i bracconieri, è il contrario” e che l’obiettivo è “razionalizzare un processo sulla base di dati scientifici”, aggiornando una disciplina che risale al 1992.

L’ESITO DEL VOTO AL SENATO

La seduta del 24 si è conclusa con l’approvazione del disegno di legge 1552 al Senato con 80 voti favorevoli, 56 contrari e 2 astenuti. Nel corso dell’esame sono stati respinti in sequenza numerosi emendamenti presentati dalle opposizioni.

Il via libera definitivo di Palazzo Madama è arrivato al termine di una giornata parlamentare segnata da una forte contrapposizione politica e da una maggioranza compatta nel sostenere il testo, definito dalle opposizioni come un intervento destinato a modificare in profondità i principi della legge 157 del 1992.

Il testo passa ora all’esame della Camera dei deputati per l’approvazione definitiva.

I RILIEVI DELL’UNIONE EUROPEA E DEL CONSIGLIO D’EUROPA

Sul ddl restano le osservazioni formulate dalla Commissione europea, che ha evidenziato possibili criticità rispetto alla Direttiva Uccelli e ad altre norme europee sulla tutela della fauna e degli habitat naturali. È inoltre in corso una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato allineamento di alcune disposizioni nazionali alla normativa comunitaria in materia di caccia.

Nei giorni scorsi è emerso anche un intervento del Comitato permanente della Convenzione di Berna del Consiglio d’Europa, che ha chiesto chiarimenti sulla compatibilità del provvedimento con gli obblighi internazionali in materia di tutela della fauna selvatica.

LE CRITICHE DI SCIENZIATI E ASSOCIAZIONI

Il dibattito si è intensificato anche sul fronte scientifico. Dieci società scientifiche e il WWF Italia avevano inviato una lettera alle più alte cariche dello Stato esprimendo preoccupazione per il possibile ridimensionamento del ruolo dell’Ispra e per il rischio di un indebolimento delle tutele della biodiversità.

Secondo il WWF Italia, il provvedimento potrebbe incidere su aspetti come l’estensione dei periodi di caccia, la gestione dei richiami vivi, il numero delle specie cacciabili e il sistema delle aree protette. Luciano Di Tizio, presidente del WWF Italia, ha sottolineato che la tutela della fauna selvatica è una questione di interesse generale, richiamando il principio costituzionale della protezione dell’ambiente e della biodiversità.

A queste  critiche si sono aggiunte quelle di Enpa, Lipu, Lav e Legambiente, che denunciano possibili effetti sulla sicurezza dei cittadini e sugli ecosistemi.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su