Sicurezza, formazione e nuovi poteri ad ACN e AgID nel decreto “Ai Act” dedicato all’intelligenza artificiale. Tutti i punti cardine
La scorsa settimana è arrivato il via libera del Consiglio dei ministri a due schemi del decreto legislativo di adeguamento delle normative europee in materia di intelligenza artificiale. Con il semaforo verde del Cdm, il governo stabilisce autorità competenti, regole di utilizzo e ambiti di applicazione dell’Ai, in coordinamento con il quadro normativo europeo.
Il provvedimento interviene su più livelli: dalla sicurezza alla pubblica amministrazione, dal lavoro alla formazione, fino all’impiego nelle attività di polizia, delineando un sistema di governance volto a disciplinare lo sviluppo e l’uso delle nuove tecnologie.
IL QUADRO GENERALE DEL PROVVEDIMENTO
Con questo decreto viene definito l’assetto nazionale, individuando le autorità responsabili e introducendo criteri operativi per l’utilizzo dell’Ai nei settori pubblici e privati. L’impianto normativo mira a garantire un utilizzo controllato delle tecnologie, con particolare attenzione alla tutela dei diritti fondamentali, alla trasparenza dei sistemi e alla gestione dei rischi.
COSA PREVEDE L’AI ACT
L’Ai Act introduce una classificazione dei sistemi di intelligenza artificiale basata sul livello di rischio. Sono vietati gli utilizzi incompatibili con i diritti fondamentali, mentre per i sistemi ad alto rischio vengono stabiliti obblighi stringenti in termini di sicurezza, tracciabilità e supervisione umana. Le organizzazioni dovranno garantire la conformità tecnica e documentale dei sistemi. Il testo, inoltre, disciplina l’impiego dell’Ai nella pubblica amministrazione, imponendo criteri di trasparenza e responsabilità.
ACN E AGID, LE AUTORITÀ CHIAVE PER L’AI
Saranno l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN) – fresca di cambio al timone, dopo l’addio di Bruno Frattasi e l’insediamento di Andrea Quacivi – e l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) diretta da Mario Nobile le autorità centrali della governance dell’intelligenza artificiale: alla prima vengono attribuiti compiti rafforzati di sicurezza, resilienza digitale, vigilanza e controllo, con funzioni di coordinamento e poteri ispettivi soprattutto nei contesti ad alto rischio, mentre alla seconda spettano le attività legate all’innovazione, alla gestione delle notifiche e alla promozione di un uso sicuro dei sistemi. La ripartizione delle competenze mira a chiarire i rapporti tra imprese, pubblica amministrazione e fornitori tecnologici lungo l’intera filiera dell’IA.
NUOVE REGOLE SU BIOMETRIA, LAVORO E FORMAZIONE
Sono state introdotte anche delle norme specifiche sull’utilizzo delle tecnologie biometriche, limitandone l’impiego e prevedendo condizioni rigorose nei casi consentiti. In ambito lavorativo, vengono fissati principi per l’uso dell’Ai nella gestione del personale, con l’obiettivo di prevenire discriminazioni e garantire trasparenza nei processi automatizzati. Sul fronte della formazione, invece, si punta a promuovere l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei percorsi di istruzione, in particolare nell’istruzione superiore, per sviluppare competenze adeguate alle trasformazioni tecnologiche.
L’UTILIZZO DELL’AI DA PARTE DELLA POLIZIA
Il decreto disciplina l’impiego dell’intelligenza artificiale nelle attività di sicurezza e ordine pubblico, definendo limiti e garanzie. L’uso da parte delle forze di polizia è previsto per finalità di supporto alle indagini e prevenzione dei reati, escludendo sistemi di sorveglianza generalizzata. Le tecnologie dovranno essere utilizzate nel rispetto della normativa sulla privacy e sotto controllo umano.


