Il ministro delle Imprese apre al confronto con i presidenti delle Regioni dopo la lettera inviata per richiedere la Zes per il settentrione. Sul tavolo semplificazioni, incentivi e aree di accelerazione industriale. Ecco quali sono le richieste.
La proposta delle Regioni del Nord è arrivata sul tavolo del governo e ha già ottenuto una prima apertura dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha convocato i governatori per discutere dell’istituzione di aree di accelerazione industriale ispirate al modello delle Zone economiche speciali (Zes). L’obiettivo è quello di rafforzare la competitività della manifattura italiana adeguandola al futuro Industrial Accelerator Act europeo.
Il confronto, tuttavia, rischia di trasformarsi in un delicato dossier politico: per il centrodestra, e per la Lega in particolare, si tratta di un passaggio importante per ristabilire il feeling con il territorio. Ma crescono i timori del Sud, che vedono nella Zes unica uno dei principali strumenti di politica industriale per colmare il divario territoriale.
COSA SONO LE ZES
Le Zone Economiche Speciali (ZES) sono aree geograficamente ben identificate nelle quali sono concesse agevolazioni, incentivi fiscali e semplificazioni normative al fine di promuoverne la crescita economica e sociale. La Zes unica del Mezzogiorno, operativa dal 2024 e successivamente ampliata anche a Marche e Umbria, è stata concepita per ridurre il divario economico tra il Sud e il resto del Paese. Lo strumento, delegato a Luigi Sbarra in quanto responsabile, da sottosegretario alla presidenza del Consiglio, del Dipartimento per il sud, prevede una governance unitaria, procedure autorizzative accelerate per gli investimenti produttivi, semplificazioni amministrative e un credito d’imposta per gli investimenti delle imprese finanziato con risorse dedicate, in larga parte provenienti dai fondi di coesione europei. La finalità della misura è attrarre nuovi insediamenti produttivi nelle aree economicamente più svantaggiate, favorendo occupazione e sviluppo industriale.
COSA PREVEDE LA ZES PER IL NORD
Più che una replica della Zes unica del Mezzogiorno, il progetto allo studio punta alla creazione di aree di accelerazione industriale dedicate ai territori manifatturieri del Nord. L’idea è quella di individuare zone strategiche nelle quali concentrare procedure autorizzative semplificate, tempi ridotti per gli investimenti produttivi, minori adempimenti amministrativi e, laddove le risorse lo consentano, incentivi fiscali mirati. Il riferimento è alla proposta europea dell’Industrial Accelerator Act, che punta a favorire gli investimenti nei comparti strategici, dalla transizione energetica alle tecnologie avanzate, riducendo gli ostacoli burocratici che rallentano la competitività industriale.
LA LETTERA DEI PRESIDENTI DELLE REGIONI E LE RICHIESTE DEL NORD
L’iniziativa nasce da un documento condiviso dai presidenti delle Regioni del Nord, inviato al governo per chiedere una nuova politica industriale dedicata ai territori più esposti alla concorrenza internazionale. Tra i principali promotori ci sono i leghisti Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto), insieme agli altri presidenti delle Regioni settentrionali coinvolti nel confronto istituzionale.
La proposta – voluta fortemente dai governatori leghisti – si inserisce in una più ampia iniziativa politica della Lega, che nelle ultime settimane ha rilanciato il tema della tutela del Nord e sostiene l’estensione del modello ZES ai territori settentrionali nel tentativo di riportare al centro del dibattito le priorità del proprio tradizionale bacino elettorale. Il documento richiama esplicitamente la necessità di allineare l’Italia alle nuove politiche industriali europee e di evitare che il sistema produttivo del Nord perda terreno rispetto ai principali concorrenti internazionali. Alla proposta dei leader leghisti fa eco, si legge sul Foglio, anche la posizione di Confindustria: “Il sud deve continuare a crescere, perché l’intera Italia ha bisogno di viaggiare alla stessa velocità. Ma adesso serve una Zes unica per tutto il Paese: bisogna sbrogliare la matassa burocratica, con una Conferenza dei servizi che metta tutti gli enti attorno allo stesso tavolo e abbia il potere di far partire gli investimenti”.
IL NODO POLITICO: IL SUD TEME UN RIDIMENSIONAMENTO
Se al Nord la proposta raccoglie il consenso delle amministrazioni regionali e del mondo produttivo, nel Mezzogiorno prevalgono invece le perplessità. Il timore è che l’estensione di strumenti simili possa indebolire la funzione originaria della Zes unica, nata proprio per compensare il divario economico tra le diverse aree del Paese.
All’interno della stessa maggioranza emergono sensibilità differenti: una parte del centrodestra spinge per replicare il modello delle semplificazioni amministrative anche al Nord, mentre altri esponenti invitano a distinguere nettamente le nuove aree industriali dalla Zes meridionale, evitando di toccare gli incentivi finanziati con i fondi di coesione. Per il governo Meloni il dossier rappresenta un delicato banco di prova: soddisfare le richieste delle Regioni settentrionali senza alimentare il malcontento del Mezzogiorno e senza incrinare gli equilibri interni alla coalizione.

