Skip to content

droni

Droni e guerra ibrida, come difendersi da futuri attacchi

Droni ostili: la minaccia non ha un solo fronte

El Mundo ha riferito di un presunto allarme della CIA. La Russia starebbe
valutando attacchi con droni lanciati da navi mercantili nel Mediterraneo
contro Italia, Francia o Spagna, tre Paesi che andranno al voto nel 2027. Guido Crosetto ha chiarito che l’allarme non trova conferma e che non serve altra «benzina sul fuoco».

Secondo fonti qualificate interpellate dall’ANSA, il presunto avviso non risulta giunto ai livelli operativi, d’intelligence, diplomatici o militari italiani. La prudenza del ministro è corretta. In tempi nervosi, una notizia non verificata e amplificata produce già una parte dell’effetto che attribuisce al nemico: paura, sospetto, pressione sull’opinione pubblica.

DRONI RUSSI NEL MEDITERRANEO, TRA ALLARME E IPOTESI

Occorre però separare la notizia dal problema. Lo scenario descritto non
richiede tecnologie esotiche: un drone a basso costo, un container, una nave
che si confonde nel traffico commerciale. È proprio questa banalità a renderlo credibile come ipotesi di pianificazione, anche quando non lo è come notizia.

LA MINACCIA DEI DRONI IN EUROPA È GIÀ REALE

La minaccia, del resto, esiste al di là dello scoop e non arriva soltanto
dal mare. Nel settembre 2025 droni russi hanno violato lo spazio aereo polacco e la NATO ha lanciato Eastern Sentry. Pochi giorni dopo l’aeroporto di Copenaghen è rimasto chiuso per quasi quattro ore, e a inizio ottobre è toccato a Monaco di Baviera. Nel Mar Rosso, gli attacchi degli Houthi alle navi hanno mostrato quanto siano vulnerabili le rotte che alimentano i porti europei.

L’11 febbraio la Commissione europea ha varato un piano d’azione sulla sicurezza dei droni e dei sistemi anti-drone, citando sorvoli ostili, violazioni dello spazio aereo, interruzioni negli scali e rischi per le infrastrutture critiche. L’Agenzia europea per la sicurezza marittima sta sviluppando, con porti pilota, una metodologia per valutare il rischio da droni contro navi e scali. Sono risposte a pericoli documentati, non a titoli di giornale.

PERCHÉ I DRONI SONO UNA MINACCIA ASIMMETRICA

Un drone può attraversare un confine, partire da un’imbarcazione o decollare a pochi chilometri dall’obiettivo. Può osservare un sito, imporre la chiusura cautelativa di un aeroporto, saturare le difese o colpire un impianto. Cambiano gittata e carico utile, ma la logica resta la stessa: generare un costo economico e politico sproporzionato rispetto al mezzo impiegato.

Un velivolo da poche decine di migliaia di euro può richiedere un intercettore che ne costa molte volte tanto, o fermare uno scalo per ore. L’asimmetria dei costi è l’arma. L’ambiguità sul mandante ne moltiplica l’efficacia. A Monaco, dopo la chiusura delle piste, le autorità tedesche hanno ammesso di non conoscere né il tipo, né il numero, né l’origine dei droni. Non ogni avvistamento, però, è un attacco, né ogni incursione è attribuibile alla Russia o a chiunque altro. Anche questa distinzione fa parte della sicurezza.

COME DISTINGUERE INDIZI, PERICOLO E ATTRIBUZIONE

Servono perciò tre soglie di giudizio, distinte e dichiarate. Gli indizi
possono giustificare una sorveglianza rafforzata. Un intervento richiede una
valutazione operativa del pericolo. L’attribuzione pubblica a uno Stato esige prove più solide e una decisione politica. Chi opera sotto la soglia del
conflitto conta su due errori speculari delle democrazie: reagire troppo tardi per mancanza di certezze, o accusare troppo presto e offrire all’avversario la smentita come strumento di propaganda.

Prepararsi a neutralizzare un drone prima di conoscerne il mandante, evitando insieme attribuzioni premature, è il compito più difficile della guerra ibrida. Anche la comunicazione pubblica, qui, è parte della difesa.

LE CAPACITÀ ITALIANE CONTRO I DRONI

L’Italia ha punti di forza reali, alcuni già disponibili, altri prossimi. La
Guardia di Finanza assicura una vigilanza aeronavale capillare lungo coste e
porti. Leonardo offre sistemi anti-drone come Falcon Shield e sviluppa
Michelangelo Dome come architettura di difesa multidominio.

La controllata americana Leonardo DRS ha integrato su un’unità navale autonoma M-MEP, il suo sistema anti-drone marittimo per la protezione di navi, porti e infrastrutture costiere.

Fincantieri ha messo in acqua alla Spezia, presso il centro sperimentale della Marina, DEEP: un sistema di droni subacquei per la protezione delle infrastrutture sommerse e delle aree portuali, integrabile con veicoli di superficie e sensori anti-drone. A luglio il gruppo ha annunciato
quattro acquisizioni, Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm, che portano nel perimetro droni autonomi di superficie e subacquei e comunicazioni sottomarine.

Lo Stato, attraverso CDP Equity, ha accompagnato questa traiettoria già nel 2024, sottoscrivendo 286 milioni dell’aumento di capitale per rilevare WASS da Leonardo. Marina, Aeronautica ed Esercito restano il perno di qualunque risposta.

IL PROBLEMA ITALIANO È COORDINARE LE CAPACITÀ

Il limite non è la tecnologia, ma la sua ricomposizione. Le competenze sulla
minaccia dei droni sono distribuite tra Difesa, Interno, autorità dell’aviazione civile, autorità portuali e gestori delle infrastrutture. Ciascuno vede un pezzo del quadro, non tutti lo possiedono per intero.

Non a caso il piano europeo chiede agli Stati membri di nominare coordinatori nazionali per la sicurezza dei droni. Senza un’immagine operativa condivisa, regole d’ingaggio chiare anche nello spazio aereo civile e una domanda pubblica continua e coordinata, le capacità industriali restano prodotti in catalogo e non diventano un sistema. La sicurezza contro una minaccia distribuita ha bisogno di un committente che la tenga insieme.

DALLA TECNOLOGIA ALLA DETERRENZA

La deterrenza prende forma quando queste risorse permettono di riconoscere per tempo un drone ostile, proteggere persone e infrastrutture e contenere gli effetti di un eventuale attacco, da qualunque direzione provenga. Non si misura dalla smentita di uno scoop. Si misura dalla capacità di non farsi sorprendere dal prossimo drone.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su