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METTE FREDERIKSEN PRIMO MINISTRO DANIMARCA

Effetto Groenlandia: la premier Frederiksen anticipa le elezioni e spera nei sondaggi

La premier della Danimarca, Mette Frederiksen, ha convocato elezioni legislative anticipate per il 24 marzo. Una mossa per approfittare dell’aumento dei consensi dopo le minacce di Donald Trump sulla Groenlandia?

Il caso Groenlandia entra di peso nella politica interna di Copenaghen e induce la premier Mette Frederiksen a convocare elezionia anticipate e giocarsi il tutto per tutto per la riconferma. Forte di un maggior sostegno dopo lo scontro con il tycoon. Le elezioni si sarebbero dovute svolgere entro il 31 ottobre.

EFFETTO GROENLANDIA

L’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia, territorio autonomo danese, ha impennato l’europeismo di una popolazione tradizionalmente scettica nei confronti delle istituzioni comunitarie. E la decisa opposizione della premier alle provocazioni del tycoon sembra averla premiata nei sondaggi, unendo gli elettori verso un nemico comune e fiaccando i sovranisti locali del Partito del Popolo danese. Trump ha annunciato a fine gennaio un “quadro di accordo” con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, senza renderne noti i dettagli. Dal canto loro Copenaghen e Nuuk hanno ribadito che solo loro possono decidere sul futuro del territorio.

SONDAGGI IN ASCESA

La parabola della leader socialista Frederiksen era apparsa in declino negli ultimi mesi. Ora invece si assiste a un’ascesa del partito. In un recente sondaggio di Voxmeter per l’agenzia di stampa danese Ritzau gli si attribuisce il 22,1% del gradimento. Sebbene sia in calo rispetto al 27,5% delle elezioni del 2022, si tratta di un aumento rispetto al minimo del 18% di dicembre. Se queste cifre fossero confermate alle urne, gli consentirebbero di ottenere la maggioranza relativa dei seggi con un margine di circa nove punti percentuali sul concorrente: il Partito Popolare Socialista, che appartiene alla sinistra ecologista fermo al 13%. 

LA LEVA DELLA POLITICA ESTERA

Frederiksen è stata duramente criticata in patria per la sua incapacità di gestire la crisi immobiliare del Paese e per uno spostamento a destra del suo partito (alleata con la premier Giorgia Meloni nella gestione dei flussi migratori). Ora la politica estera potrebbe permetterle di recuperare terreno. “Il governo continuerà ovviamente a tutelare gli interessi della Danimarca”, ha sottolineato la premier. Aggiungendo: “Nei prossimi quattro anni, la Danimarca dovrà “affermarsi pienamente” sulla scena internazionale, ridefinendo tra l’altro le relazioni con gli Stati Uniti e preservando l’unità europea”.

IL PROGRAMMA DI GOVERNO

Frederiksen ha presentato anche le principali linee del suo programma interno, tra queste:

  • l’aumento dell’età pensionabile,
  • l’introduzione della tassa sulla ricchezza (che il Paese ha abolito a fine anni Novanta)
  • il mantenimento di una politica migratoria restrittiva.

Secondo il quotidiano danese Berlingske, la proposta del partito della premier è quella di una tassa dello 0,5% sui danesi con patrimonio netto superiore ai 3 milioni di euro. Sul fronte sicurezza il primo ministro ha sottolineato che “rimarrà al centro della politica danese per molti anni a venire. Come danesi e come europei, dovremmo davvero imparare a camminare sulle nostre gambe, definire il nostro rapporto con gli Stati Uniti e riarmarci per garantire la pace nel nostro continente”. Un passaggio del discorso della premier punta direttamente alla questione artica. “Il conflitto sulla Groenlandia non è ancora finito e, nonostante l’inizio della campagna elettorale, il governo continuerà certamente a tutelare gli interessi del popolo danese”, dice.

CHI È METTE FREDERIKSEN

Mette Frederiksen è stata eletta membro del parlamento danese per la contea di Copenaghen nel 2001. Nel 2019 è diventata a 41 anni la più giovane capo di governo nella storia del Paese. Viene riconfermata anche nel 2022 alla guida di una coalizione trasversale con partiti di centrodestra: il partito liberale Venstre e i Moderati, creato dal ministro degli Esteri Lars Løkke Rasmussen. Le municipali dello scorso dicembre per il Socialistisk Folkeparti sono state disastrose: dopo 122 anni infatti i socialisti hanno perso a Copenaghen a scapito di un’alleanza rosso-verde (forza di sinistra radicale, a Strasburgo nel gruppo Left). Scendendo di tre punti rispetto al 2021. Complici della sconfitta socialdemocratica le dure politiche anti-migranti di Frederiksen, punite in una capitale multietnica dove il 20% degli abitanti è nato all’estero.

 

 

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