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nave Rimini Marina Militare Hormuz

Hormuz, quali navi invierà l’Italia per bonificare l’area

Roma è pronta a schierare cacciamine, unità di scorta e supporto logistico: la strategia per riaprire lo Stretto in sicurezza

L’Italia si prepara a tornare protagonista in uno dei punti più delicati del commercio globale. Lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico mondiale, è al centro di una possibile missione internazionale di bonifica dalle mine navali. In attesa dell’accordo definitivo tra Stati Uniti e Iran e dell’ok del Parlamento, il governo di Giorgia Meloni ha pianificato l’invio di un contingente marittimo specializzato da impiegare solo al termine delle ostilità. La missione prevede l’impiego di 500 militari italiani e l’invio delle navi cacciamine «Rimini» e «Crotone» – da giorni ormeggiate nella base navale italiana di Gibuti e aggregate alla missione Aspides – e di tre navi (la fregata missilistica “Luigi Rizzo”, la nave d’appoggio “Atlante” e il pattugliatore “Raimondo Montecuccoli”).

LE CARATTERISTICHE DELLE NAVI CACCIAMINE

Saranno unità chiave della missione i cacciamine «Crotone» e «Rimini», appartenenti alla classe Gaeta (evoluzione della classe Lerici) e specificamente progettate per la guerra alle mine. La nave Crotone è un cacciamine costiero in servizio dagli anni Novanta, di circa 720 tonnellate, una lunghezza di oltre 52 metri e una velocità massima di circa 15 nodi. Dispone di un sonar avanzato filabile fino a 270 metri di profondità. Elemento centrale della sua capacità operativa sono i veicoli subacquei telecomandati (ROV), che permettono di identificare e neutralizzare ordigni fino a circa 600 metri di profondità.

La nave Rimini, la più recente della stessa classe, presenta caratteristiche molto simili, ma con alcune migliorie operative e aggiornamenti tecnologici. Con un dislocamento di circa 670 tonnellate e dimensioni analoghe (oltre 52 metri di lunghezza), è dotata di sonar ad alta precisione e di due droni subacquei filoguidati, capaci di operare fino a circa 600 metri di profondità. La nave può operare a bassa velocità (circa 6 nodi) durante le attività di caccia alle mine, garantendo massima precisione. Entrambe le navi condividono una caratteristica fondamentale: lo scafo in vetroresina rinforzata (F.R.P.), che assicura amagneticità e resistenza agli shock, elementi essenziali per operare in sicurezza in ambienti minati.

RIZZO, ATLANTE E MONTECUCCOLI, LE ALTRE TRE NAVI ITALIANE

Altre tre navi di scorta italiane saranno impiegate nella missione europea. La fregata missilistica multiruolo (Fremm) Luigi Rizzo (classe Bergamini) è una nave armata di missili, cannoni e tre elicotteri. È attrezzata per la guerra elettronica ed è in grado di far sbarcare reparti di incursori. La nuova nave d’appoggio logistico Atlante (classe Vulcano) è dotata di avanzati sistemi di sicurezza e di difesa, officine, eliporto e un ospedale. Il pattugliatore d’altura Raimondo Montecuccoli (classe Paolo Thaon di Revel) è armato con missili Aster e artiglieria.  La nave Rizzo, riferisce il Corriere della Sera, potrebbe entrare a far parte della scorta dei cacciamine.

LA PARTECIPAZIONE DI ALTRI PAESI EUROPEI

Rimini e Crotone, ora impegnate in uscite d’addestramento, faranno parte di una più ampia missione europea, cui prenderanno parte Francia e Gran Bretagna oltre ad altri possibili partner. Le navi francesi e britanniche non saranno impiegate esclusivamente per lo sminamento, ma assicureranno anche il passaggio sicuro di navi mercantili, cisterne e portacontainer.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO ITALIANO E LA STRATEGIA PER LA PACE

Sul piano politico, il governo italiano ha chiarito che l’eventuale intervento avverrà solo a precise condizioni: cessazione delle ostilità, accordo internazionale e consenso degli attori coinvolti, inclusa l’Iran. L’obiettivo dichiarato non è offensivo, ma di stabilizzazione: garantire la libertà di navigazione e la sicurezza delle rotte commerciali, evitando escalation militari. Una strategia che mira a coniugare sicurezza e diplomazia, evitando un coinvolgimento diretto nel conflitto ma garantendo al tempo stesso un contributo concreto alla stabilità della regione.

 

Fonte immagine: www.marina.difesa.it

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