Premio di maggioranza, preferenze e capilista bloccati: la riforma cambia il modo in cui i voti diventano seggi. Il percorso parlamentare è arrivato al traguardo dopo mesi di trattative, emendamenti e qualche inciampo nella maggioranza
A scrutinio segreto, con 227 voti favorevoli e 164 contrari, la Camera dei deputati questa mattina ha approvato definitivamente la riforma della legge elettorale. Il testo che arriva al traguardo è quello che il Senato della Repubblica aveva modificato dopo il primo via libera di Montecitorio: la prima approvazione era arrivata giovedì 16 luglio, mentre martedì 15 settembre Palazzo Madama aveva approvato il provvedimento con modificazioni, facendolo tornare alla Camera per l’ultimo passaggio.
IL PREMIO PARTE DAL 42%
La struttura dello Stabilicum (o Melonellum) è fondamentalmente proporzionale, con un premio di governabilità destinato alla lista o alla coalizione che ottiene più voti a livello nazionale e raggiunge almeno il 42% in entrambe le Camere. Se la soglia scatta, il premio vale 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. Alla Camera la formazione beneficiaria non può comunque superare i 220 seggi, esclusi quelli della circoscrizione Estero. Se il 42% non viene raggiunto in entrambi i rami del Parlamento, il premio non viene assegnato e la distribuzione dei seggi resta proporzionale.
LA SCHEDA: CAPOLISTA E PREFERENZE
L’elettore troverà per ogni lista sette candidati, compreso il capolista, collocati secondo un ordine alternato di genere. Il capolista resta bloccato; per gli altri candidati si possono esprimere fino a tre preferenze, che, se sono più di una, devono riguardare candidati di sesso diverso. In pratica, il partito continua a decidere il primo nome, mentre sui candidati successivi entra in gioco il voto personale. È il compromesso sulle preferenze al quale si è giunti dopo il passaggio al Senato.
SOGLIE, FIRME E PREMIATI
Per ottenere seggi, resta la soglia del 3%. All’interno di una coalizione può però entrare anche la lista che, pur rimanendo sotto il 3%, risulta la più votata tra quelle escluse dalla distribuzione dei seggi: il cosiddetto “miglior perdente”. I voti delle liste sotto il 3% continuano inoltre a pesare nel risultato della coalizione ai fini del raggiungimento del 42%.
Per le formazioni non presenti in Parlamento il Senato ha innalzato il numero delle firme richieste a 6.000-7.000, ma per i partiti o gruppi costituiti in gruppo parlamentare o componente politica di gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere resta il limite di 1.500-2.000. La riforma interviene anche sulla circoscrizione Estero, riducendo le ripartizioni della Camera e prevedendo una circoscrizione unica al Senato.
Lo Stabilicum da ora è legge: restano sullo sfondo i dubbi di costituzionalità già emersi durante l’esame: sono questioni che meritano una partita a parte, anche perché il precedente delle pronunce della Corte costituzionale sulle leggi elettorali rende il capitolo tutt’altro che teorico.
IL VOTO FUORISEDE È LEGGE
Tra le novità più importanti, l’articolo 8 della nuove legge consente a consente a chi lavora o studia in un comune di un’altra regione per un periodo di almeno 9 mesi di richiedere l’iscrizione in appositi elenchi elettorali per votare in loco. Su modifica introdotta dal Senato, il diritto è stato esteso anche ai caregiver familiari: chi presta attività di cura e assistenza a persone sottoposte a terapie o trattamenti in una regione diversa da quella di residenza per almeno 3 mesi (all’interno dei quali ricada la data delle elezioni) può votare nel luogo in cui si trova domiciliato.
Viene quindi istituito presso l’ufficio elettorale di ogni Comune un elenco degli elettori fuorisede ammessi a votare nel luogo di temporaneo domicilio: una battaglia portata avanti negli ultimi anni da The Good Lobby, insieme a Will Media e alla Rete Voto Fuorisede. L’organizzazione ha seguito l’iter della riforma, intervenendo anche in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali della Camera e promuovendo mobilitazioni e interlocuzioni con le forze politiche per l’introduzione stabile del voto fuorisede nella legge elettorale, che da oggi entra stabilmente nell’ordinamento italiano.

