La legge del 1985 è pronta a cambiare pelle. Il nodo è far crescere le imprese senza far perdere loro la qualifica artigiana
Giorgia Meloni annuncia che il Consiglio dei ministri di oggi esaminerà la riforma dell’artigianato, e lo fa dal palco dell’assemblea dell’associazione della categoria. Il provvedimento punta ad aggiornare la legge quadro del 1985, con un confronto ancora aperto sulle dimensioni delle imprese e sulle condizioni per mantenere la qualifica artigiana.
LA DELEGA È GIÀ LEGGE
Il percorso legislativo è iniziato con la legge 11 marzo 2026, n. 34, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lunedì 23 marzo ed entrata in vigore martedì 7 aprile. L’articolo 15 ha affidato al governo nove mesi per adottare uno o più decreti legislativi: il termine scade giovedì 7 gennaio 2027. La delega fissa già la direzione: aggiornare la legge n. 443 dell’8 agosto 1985, valorizzare il contributo professionale dell’artigiano, favorire le aggregazioni e rimuovere vincoli societari superati.
COSA PREVEDE LA RIFORMA
Nello specifico, la riforma dovrebbe introdurre la possibilità per le imprese nate artigiane e rimaste tali per almeno 7 anni di conservare questa qualifica anche in caso di aumento del numero dei collaboratori. La misura punta a favorire la crescita dimensionale delle aziende e la creazione di nuovi posti di lavoro, senza costringerle a rinunciare alla propria identità artigiana.
IL NODO DEI DIPENDENTI
Il confronto sulle soglie occupazionali per le imprese di artigiani è sul tavolo da tempo: Giorgia Meloni aveva difeso la possibilità per le imprese di crescere senza perdere la propria identità. Confindustria e Confapi avevano però sollevato dubbi sui possibili effetti fiscali e contributivi delle modifiche ipotizzate. Resta ora da vedere quali saranno le soglie che il Governo porterà in Consiglio dei Ministri, e cosa succederà dopo.
ORA TOCCA AL GOVERNO
Per ora, infatti, il passaggio è politico, ma l’iter non finisce con la riunione del Consiglio dei ministri: la legge prevede che gli schemi dei decreti legislativi siano trasmessi alla Conferenza Stato-Regioni per l’intesa e alle Camere per i pareri delle commissioni competenti. Solo dopo questi passaggi il governo potrà adottare i decreti legislativi definitivi, sempre entro la scadenza della delega. Il testo dell’articolo 15 contempla inoltre la possibilità di successivi decreti correttivi entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore dell’ultimo decreto attuativo.
All’assemblea, Giorgia Meloni ha sottolineato che il provvedimento era atteso da tempo, osservando: «Un provvedimento che, si dimostra dall’entusiasmo della platea, aspettavate da qualche decennio, e diventa realtà». Per Confartigianato e per il suo presidente Marco Granelli, l’aspettativa è una disciplina capace di accompagnare la crescita delle imprese, riconoscere il valore delle competenze artigiane e rendere meno rigidi i vincoli che possono limitarne lo sviluppo. Il banco di prova saranno le disposizioni definitive.

