Primo via libera di Palazzo Montecitorio al ddl delega che ridisegna la professione degli avvocati. Ecco come si è votato e cosa cambia
Primo via libera della Camera alla riforma dell’ordinamento forense, il disegno di legge delega destinato a riscrivere buona parte delle regole che disciplinano la professione degli avvocati. Il testo passa ora al Senato, con l’obiettivo della maggioranza di chiudere rapidamente l’iter e consentire al governo di varare i decreti attuativi entro pochi mesi. Tutti i dettagli
COME SI È VOTATO A MONTECITORIO
Il voto arriva dopo settimane di trattative e un lungo lavoro in commissione Giustizia e il risultato finale fotografa un clima meno conflittuale del previsto: 177 voti favorevoli, nessun contrario e 24 astensioni. Un dato politicamente significativo perché il provvedimento ha ottenuto anche il sostegno di una parte dell’opposizione. Oltre ai partiti di maggioranza, hanno votato a favore Pd, Azione, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Viva, mentre si sono astenuti i deputati del Movimento 5 Stelle.
IL SOSTEGNO DELL’OPPOSIZIONE E LE CRITICHE AL GOVERNO
Il passaggio parlamentare ha mostrato una convergenza trasversale sulla necessità di aggiornare una legge professionale considerata ormai superata. Le opposizioni hanno scelto di non ostacolare il provvedimento, riconoscendo l’esigenza di modernizzare la professione forense. Il sì arrivato dai banchi della minoranza ha permesso di evitare uno scontro frontale e ha rafforzato politicamente il testo in vista dell’esame al Senato.
Allo stesso tempo, però, non sono mancate le tensioni con il governo. La critica principale rivolta all’esecutivo riguarda il metodo adottato durante l’esame parlamentare: secondo le opposizioni il governo avrebbe accelerato sull’approvazione senza aprire davvero al confronto sugli emendamenti, in particolare quelli collegati ai temi del referendum sulla giustizia e della separazione delle carriere. La maggioranza è stata accusata di avere tirato dritto senza recepire modifiche sostanziali richieste dalle minoranze.
I PUNTI CENTRALI DELLA RIFORMA
Tra i punti centrali della riforma c’è la revisione delle incompatibilità professionali: gli avvocati potranno svolgere attività di consulenza legale anche in regime di lavoro subordinato e di monocommittenza, mentre resterà riservata agli iscritti all’albo l’attività giudiziale. Il testo aggiorna inoltre le regole sulle società tra professionisti, favorendo studi multidisciplinari e forme aggregate più competitive. Rafforzato anche il principio dell’equo compenso, con nuove tutele nei confronti dei grandi committenti e una revisione dei parametri professionali. La riforma, inoltre, interviene su specializzazioni, formazione continua e governance dell’avvocatura, con un maggiore ruolo del Consiglio nazionale forense, oltre ad aggiornare le norme deontologiche e il segreto professionale alla luce delle trasformazioni digitali della professione.
IL PASSAGGIO DECISIVO AL SENATO
Dopo il primo sì della Camera, la partita si sposta ora al Senato. La maggioranza punta a un’approvazione rapida per chiudere definitivamente la riforma entro l’estate, mentre le opposizioni – pur avendo sostenuto il testo a Montecitorio – potrebbero tornare a chiedere modifiche soprattutto sul metodo di attuazione della delega e sulle garanzie di rappresentanza della categoria.


