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Giorgia Meloni Bari intervento sul petrolio

La mappa del petrolio italiano: dove sono i giacimenti su cui punta Giorgia Meloni

La premier rilancia le estrazioni nazionali mentre il governo prepara nuovi aiuti contro il caro carburanti. Ma quanto petrolio c’è davvero in Italia e quanto può incidere sul prezzo della benzina?

Il petrolio italiano torna all’interno della strategia energetica del governo. Dal palco di Bari Giorgia Meloni ha annunciato di voler aumentare la quota di greggio estratta in Italia, mentre parallelamente ha rilanciato la strada del nucleare come una delle opzioni per rafforzare l’autonomia energetica del Paese. Una doppia scommessa che arriva però nel momento meno semplice: benzina e diesel sono tornati sopra i due euro al litro e il governo è alla ricerca di nuove misure per contenere l’impatto del caro carburanti.

COSA HA DETTO GIORGIA MELONI A BARI

«Intendiamo aumentare la quota di petrolio che si può estrarre nei nostri mari», ha dichiarato Meloni durante l’intervento a Bari. La premier ha legato la scelta alla necessità di produrre in Italia una quota maggiore dell’energia consumata, contestando la logica di acquistare dall’estero una materia prima che, almeno in parte, è disponibile anche sul territorio nazionale.

Il riferimento è stato esplicito alla Basilicata: «Non ha senso andare a comprare il petrolio in Qatar se ce lo abbiamo in Basilicata», ha osservato la premier, indicando nella maggiore produzione nazionale uno degli strumenti per ridurre la dipendenza energetica dall’estero.

Il discorso si inserisce in una strategia più ampia che comprende anche il ritorno del nucleare nel mix energetico italiano. L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare la produzione nazionale di energia attraverso tecnologie diverse, cercando di ridurre l’esposizione dell’Italia ai prezzi e alle crisi dei mercati internazionali.

DOVE SI TROVA IL PETROLIO ITALIANO

Il principale giacimento petrolifero italiano si trova in Basilicata, dove si concentrano due dei maggiori poli estrattivi del Paese: Val d’Agri, nell’area di Viggiano, e Tempa Rossa, nella Valle del Sauro. Il dato più recente del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica mostra che alla fine del 2024 le riserve nazionali di petrolio ammontavano complessivamente a circa 82 milioni di tonnellate, considerando riserve certe, probabili e possibili. Rispetto all’anno precedente, le riserve risultavano in crescita del 2,2%.

La Basilicata rappresenta il cuore della produzione italiana. Tempa Rossa, gestito da TotalEnergies, ha una capacità di trattamento di circa 50 mila barili di greggio al giorno.

Il punto, dunque, è che il petrolio italiano esiste, ma non è distribuito in modo uniforme sul territorio nazionale. E soprattutto le quantità disponibili devono essere rapportate al consumo complessivo del Paese, che continua a dipendere in larga parte dalle importazioni.

(fonte: Regione Basilicata)

QUANTO VALE IL PIANO PER IL PETROLIO

Qui occorre distinguere tra il valore delle riserve e il valore del progetto annunciato da Meloni. Non esiste ancora una cifra ufficiale per un “piano Meloni” sulle estrazioni, perché la premier ha indicato un obiettivo – aumentare la quota di petrolio estraibile – senza presentare un programma di investimenti complessivo.

Le circa 82 milioni di tonnellate di riserve nazionali rappresentano comunque un patrimonio potenziale di grande valore economico. Il loro controvalore dipende dal prezzo internazionale del greggio, dai costi di estrazione, dalla qualità del petrolio e dalla quantità effettivamente recuperabile.

Non si tratta quindi di una sorta di “tesoretto” immediatamente disponibile per lo Stato. Una maggiore estrazione richiede investimenti, autorizzazioni, nuovi pozzi e tempi tecnici.

IL PETROLIO ITALIANO PUÒ ABBASSARE IL COSTO DELLA BENZINA?

È questo il punto più delicato della proposta. L’aumento della produzione nazionale può contribuire alla sicurezza energetica italiana e ridurre marginalmente la dipendenza dalle importazioni, ma non è una soluzione immediata al caro carburanti. Il prezzo alla pompa dipende soprattutto dall’andamento internazionale del greggio e dei prodotti raffinati, oltre che da tasse, costi di distribuzione e margini della filiera. Anche un aumento della produzione italiana non sarebbe quindi sufficiente, da solo, a determinare un calo immediato del prezzo della benzina.

Il problema è particolarmente evidente. Il prezzo medio nazionale self-service in questi giorni ha raggiunto circa 2,046 euro al litro per la benzina e 2,157 euro per il gasolio. Il governo ha prorogato fino al 10 settembre il taglio di 17 centesimi al litro sul diesel, e prepara interventi più mirati per famiglie e categorie maggiormente colpite.

DAL PETROLIO AL NUCLEARE

Petrolio e nucleare sono due facce della stessa strategia delineata da Meloni: aumentare la produzione energetica nazionale e ridurre la vulnerabilità dell’Italia rispetto agli shock esterni.

La differenza, però, è nei tempi. Il petrolio può consentire di aumentare relativamente più rapidamente la produzione nazionale, mentre il nucleare richiederebbe un percorso molto più lungo, tra quadro normativo, scelta delle tecnologie, autorizzazioni e realizzazione degli impianti.

L’annuncio di Bari riguarda dunque soprattutto l’apertura di una nuova fase della politica energetica del governo. Per il petrolio, la domanda ora è quanto delle riserve italiane potrà essere effettivamente estratto e in quanto tempo.

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