Mattarella richiama l’Europa: senza un nuovo ordine anche la crescita è a rischio.
Il messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Forum di The European House – Ambrosetti mette al centro una questione politica ed economica decisiva: il ritorno delle logiche di potenza minaccia il multilateralismo e rende urgente un’Europa più forte, capace di decidere e competere senza rinunciare al proprio modello.
QUANTO COSTA IL DISORDINE INTERNAZIONALE
C’è una questione economica, prima ancora che diplomatica, nel messaggio inviato dal Capo dello Stato: può esistere una crescita stabile e duratura in un mondo nel quale regole condivise e cooperazione vengono progressivamente sostituite dalla politica di potenza? La risposta che emerge dalle parole di Mattarella è chiara. Il disordine internazionale ha un costo. Non soltanto umano e politico, ma economico e sociale. E quel costo rischia di diventare sempre più elevato.
Il Presidente della Repubblica descrive una fase di transizione nella quale il vecchio equilibrio viene considerato superato senza che sia ancora emerso un nuovo assetto capace di sostituirlo. Nel frattempo riappaiono dinamiche che sembravano appartenere al passato: competizione aggressiva per le risorse, uso o minaccia della forza e tentazione di trasformare l’interdipendenza in uno strumento di pressione.
È uno dei paradossi del nostro tempo. Le sfide diventano sempre più globali proprio mentre gli Stati sembrano riscoprire risposte nazionali. Cambiamento climatico, sicurezza energetica, disponibilità di risorse alimentari e idriche, pandemie e intelligenza artificiale non conoscono confini. Richiederebbero maggiore cooperazione. Eppure il sistema internazionale registra nuove contrapposizioni.
LA SICUREZZA È DIVENTATA UNA VARIABILE ECONOMICA
Per l’economia le conseguenze sono concrete. L’instabilità geopolitica entra nelle strategie delle imprese e condiziona investimenti, catene di approvvigionamento, prezzi dell’energia, materie prime e commercio internazionale. La sicurezza è diventata una variabile economica.
Il modello di globalizzazione degli ultimi decenni sta quindi cambiando. Le imprese non scelgono più fornitori e mercati considerando soltanto prezzo ed efficienza. Devono valutare affidabilità politica, vulnerabilità delle filiere e sicurezza delle rotte commerciali. Ridurre le dipendenze strategiche può essere necessario, ma ha un prezzo. Come costa rafforzare la difesa, proteggere le infrastrutture digitali, diversificare gli approvvigionamenti energetici e recuperare capacità produttive considerate essenziali.
LA SFIDA DELL’EUROPA
È in questo scenario che la riflessione di Mattarella assume particolare importanza per l’Europa. L’Unione Europea resta una delle più avanzate esperienze di condivisione della sovranità. Ha trasformato un continente segnato per secoli dalle guerre in uno spazio di pace, diritti, integrazione economica e prosperità. Ma il successo del passato non garantisce quello del futuro.
L’Europa costruita in una stagione di progressiva apertura dei mercati deve confrontarsi oggi con una competizione nella quale tecnologia, energia, industria e commercio sono diventati strumenti geopolitici. Per questo il richiamo del Presidente ai cambiamenti “necessari e urgenti” nel funzionamento delle istituzioni europee va oltre la dimensione istituzionale. Riguarda la capacità dell’Unione di agire.
L’Europa deve decidere rapidamente e individuare le proprie priorità strategiche. Non può aspirare alla leadership nella transizione digitale senza una solida capacità industriale e tecnologica. Non può parlare di autonomia strategica dipendendo eccessivamente dall’esterno per energia, tecnologie e materie prime. E non può preservare il proprio modello sociale se perde competitività e capacità di produrre crescita. La competitività, dunque, non è alternativa alla solidarietà europea. È una delle condizioni necessarie per finanziarla.
COMMERCIO, APERTURA E NUOVE ALLEANZE
C’è poi il commercio. Mattarella rivendica il modello europeo dei partenariati basati sul reciproco beneficio e sottolinea il valore degli accordi di libero scambio conclusi dall’Unione. Un richiamo significativo mentre nel mondo aumentano protezionismo e tensioni commerciali. La risposta europea non può essere l’autosufficienza. Per un continente profondamente integrato nell’economia mondiale sarebbe un’illusione costosa. Occorre diversificare mercati e fornitori, ridurre le dipendenze più pericolose e costruire nuove alleanze economiche: meno vulnerabilità, non meno apertura.
UN’EUROPA CAPACE DI INIZIATIVA
Il passaggio politicamente più significativo riguarda però il ruolo dell’Unione. L’Europa, afferma Mattarella, deve assumere iniziative invece di attestarsi su posizioni di “mera difesa“. È qui che si gioca la partita decisiva.
Negli ultimi anni l’Unione ha dimostrato di saper reagire alle emergenze. Adesso deve dimostrare di saper anticipare le trasformazioni. Difesa, energia, intelligenza artificiale, ricerca, infrastrutture e politica industriale richiedono strategie difficilmente efficaci se frammentate in ventisette direzioni.
PIÙ EUROPA O STATI PIÙ FORTI?
La questione, allora, non è semplicemente scegliere tra più o meno Europa. Bisogna chiedersi se i singoli Stati, agendo separatamente, abbiano ancora dimensione economica, finanziaria e tecnologica sufficiente per incidere sui nuovi equilibri mondiali. Il messaggio di Mattarella conduce esattamente a questo punto: la crescita economica non vive separata dalla politica. Ha bisogno di stabilità, istituzioni credibili, regole, mercati accessibili e fiducia. Quando prevalgono conflitto e incertezza, investire diventa più rischioso e progettare il futuro più difficile.
Difendere l’ordine internazionale fondato sulle regole non significa allora guardare nostalgicamente al passato, ma riformarlo per renderlo adeguato al presente. E per l’Europa conservare non basta più: occorre cambiare per continuare a contare. La sfida indicata da Mattarella è costruire un’Europa abbastanza forte da difendere i propri interessi senza rinunciare alla propria identità. Perché in un mondo che riscopre la forza, la vera prova europea sarà dimostrare che sicurezza, cooperazione e prosperità possono ancora procedere insieme.

