Un emendamento alla legge elettorale restringe l’esenzione dalla raccolta firme per i partiti approdati in Parlamento durante la legislatura e potrebbe complicare la corsa elettorale di Futuro Nazionale. Ecco come funziona
La Commissione Affari Costituzionali della Camera ha approvato un emendamento alla legge elettorale che pare studiato apposta per ostacolare Futuro Nazionale.
La norma interviene sull‘esenzione dalla raccolta delle firme necessarie per presentare le liste alle elezioni: con le nuove regole, il partito del generale Roberto Vannacci sarebbe costretto a raccogliere migliaia di sottoscrizioni.
IL NODO DELLA RACCOLTA FIRME
La modifica, proposta inizialmente da Azione e +Europa e riformulata dalla maggioranza, stabilisce che l’esenzione dalla raccolta delle firme necessarie per presentare le candidature spetti soltanto ai gruppi parlamentari costituiti prima dell’inizio del 2026.
Mentre sarà obbligatoria per i soggetti politici che hanno ottenuto una rappresentanza parlamentare nel corso dell’attuale legislatura, attraverso cambi di gruppo o nuove aggregazioni nate dopo quella data.
In base alla normativa attuale, le forze politiche che non rientrano tra quelle esentate devono raccogliere circa 40mila sottoscrizioni da parte degli elettori per poter depositare le proprie liste. Le firme devono essere certificate e validate secondo procedure rigorose, con tempi limitati e una rete territoriale capace di coprire numerose circoscrizioni.
L’esenzione è tradizionalmente riconosciuta ai partiti già rappresentati in Parlamento, proprio perché si presume che abbiano già dimostrato una consistenza elettorale e organizzativa. L’emendamento approvato in commissione restringe però questo principio: non basta più avere parlamentari, ma occorre che il gruppo parlamentare sia stato costituito entro la soglia temporale fissata dalla norma.
CHI DOVRÀ RACCOGLIERE LE FIRME E CHI NO
Una misura che pare studiata apposta per imbrigliare Futuro Nazionale: il partito creato da Roberto Vannacci s’è conquistato la presenza parlamentare attraverso adesioni e spostamenti di deputati e senatori durante la legislatura, senza però essere stato tra i gruppi riconosciuti prima della data fissata dall’emendamento.
Con le nuove regole, Fn non beneficerebbe dell’esenzione automatica e sarebbe quindi costretto a raccogliere le firme necessarie per partecipare alle elezioni. In questo discorso rientreranno anche +Europa e il Partito Liberaldemocratico di Marattin, mentre saranno esenti Azione, Avs, Italia Viva e Noi moderati.
UNA NORMA ANTI-VANNACCI E PRO CALENDA?
Futuro Nazionale non ci sta e tramite Edoardo Ziello ha attaccato direttamente Azione, ipotizzando un accordo tra il partito di Calenda e il centrodestra. Pronta la replica di Azione, che per voce di Matteo Richetti ha dichiarato: «Non mi sono inventato nessun criterio che non fosse in continuità con le norme del 2022 per far valere un principio che è quello di rappresentanza». Furioso, anche per lo stop alla raccolta firme digitale, il leader di Più Europa Riccardo Magi, che annuncia mobilitazioni in Parlamento e nel Paese “contro questo sfregio alla democrazia parlamentare”. Da parte dei sostenitori della misura, invece, viene sottolineata la necessità di evitare scorciatoie e di garantire che l’esenzione dalla raccolta firme sia riservata ai partiti che possiedono una consolidata presenza parlamentare.
GLI SCENARI POSSIBILI
Se la norma dovesse essere confermata durante l’iter parlamentare, i partiti interessati avrebbero sostanzialmente tre strade. La prima consiste nell’organizzare la raccolta firme su scala nazionale, la seconda è la ricerca di accordi elettorali con forze politiche già esentate, attraverso coalizioni o liste comuni che consentano di superare l’ostacolo procedurale e la terza ipotesi è quella di una battaglia politica e giuridica contro la norma, sostenendo che il criterio temporale introdotto dall’emendamento produca una disparità di trattamento tra soggetti che, pur avendo una rappresentanza parlamentare, vengono sottoposti a regole differenti.

