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Gabriele Fava presidente Inps libretto nuovi nati

Libretto previdenziale per i “nuovi nati”: come funziona la proposta di Gabriele Fava

L’idea del presidente dell’Inps è quella di creare una posizione individuale dalla nascita, alimentata nel tempo dallo Stato e dai familiari. L’ipotesi è al vaglio in previsione della Manovra 2027, ma non c’è ancora un provvedimento approvato

Un libretto previdenziale per ogni nuovo nato, con un contributo pubblico destinato a crescere nel tempo e a costruire una posizione di previdenza complementare fin dalla nascita. È questa la proposta rilanciata da Gabriele Fava, che nelle ultime settimane ha trovato l’apertura della ministra del Lavoro Marina Calderone e del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

L’idea si inserisce nel dibattito sulla sostenibilità delle pensioni future in Italia, in un Paese segnato da denatalità, carriere lavorative discontinue e salari che rischiano di produrre assegni pensionistici notevolmente più bassi per le nuove generazioni. Al momento il libretto è ancora un progetto di studio: non esiste una norma approvata e la sua introduzione dovrebbe passare dalla prossima legge di Bilancio.

IN COSA CONSISTE LA PROPOSTA DI FAVA

La proposta consiste nell’aprire una posizione individuale per ogni nuovo nato, con l’obiettivo di creare un capitale previdenziale destinato a integrare, nel tempo, la pensione pubblica.

Il punto centrale dell’ultima versione illustrata da Gabriele Fava è il contributo statale: almeno mille euro all’anno per ogni nuovo nato. Non si tratterebbe di un bonus una tantum, quindi, ma di un finanziamento destinato a essere rinnovato nel tempo e ad accompagnare il beneficiario fino all’ingresso nel mondo lavorativo. Con circa 355mila nascite l’anno, per lo Stato il costo iniziale da sostenere sarebbe di 355 milioni di euro.

La logica della proposta si basa sulla capitalizzazione individuale: le somme versate vengono accumulate e producono rendimenti nel corso degli anni. La lunga durata dell’investimento è uno degli elementi su cui insiste Fava: partendo dalla nascita, il capitale avrebbe davanti a sé decenni per crescere.

COME FUNZIONEREBBE

Il primo versamento arriverebbe dallo Stato. Alla contribuzione pubblica potrebbero poi aggiungersi versamenti volontari dei familiari; una volta entrato nel mondo del lavoro, anche il beneficiario potrà contribuire direttamente alla propria posizione previdenziale.

L’obiettivo è creare un capitale che accompagni la persona per tutta la vita, sfruttando il vantaggio della capitalizzazione su un orizzonte molto lungo. Nelle ipotesi discusse finora è emersa anche la possibilità di rendere utilizzabile una parte delle risorse prima della pensione, ad esempio per università, formazione o avvio di un’attività lavorativa.

LA PROPOSTA NON È ANCORA IN MANOVRA 2027

Il libretto previdenziale non è oggi una misura approvata né un testo normativo già definito. È una proposta sulla quale il governo sta lavorando in vista della legge di Bilancio 2027.

La ministra del Lavoro Marina Calderone ha definito l’apertura di una posizione individuale dalla nascita alimentata da contributi pubblici e familiari «una delle opzioni che il Governo sta valutando». Il MEF, intanto, esamina costi e caratteristiche dell’intervento. Giancarlo Giorgetti ha collegato il tema alla necessità di inserire nella prossima manovra misure per affrontare gli effetti dell’inverno demografico.

In attesa di una data certa per l’approvazione, il percorso dovrebbe passare dalla definizione della misura da parte del governo, dalla verifica delle coperture economiche e dall’inserimento – qualora l’esecutivo decida di procedere – nel prossimo disegno di legge di Bilancio.

LA PROPOSTA NON È UNA NOVITÀ, MA UN’IDEA GIÀ COMPARSA NELLA PRECEDENTE MANOVRA

Una misura simile era già stata proposta durante l’iter della legge di Bilancio 2026 attraverso un emendamento della senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni. La precedente versione prevedeva un meccanismo molto più limitato, con un versamento iniziale volontario di almeno 100 euro da parte della famiglia e un contributo una tantum di 50 euro da parte dell’Inps. L’emendamento non era poi entrato nel testo definitivo della Manovra.

La proposta rilanciata da Fava è molto più ambiziosa, soprattutto per dimensione del contributo pubblico. Il passaggio da un versamento una tantum a mille euro l’anno cambia inoltre il problema delle coperture: con circa 355mila nuovi nati ogni anno, la spesa iniziale sarebbe destinata a crescere con l’ingresso di nuove generazioni nel sistema e bisognerà valutarne la sostenibilità.

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