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L’Ue vieta i social agli under 13: cos’è e come funziona il Kids Act

Piattaforme fuorilegge per i più piccoli, paletti ferrei per gli adolescenti e algoritmi sotto tiro a Bruxelles. Tra divieti rigorosi e verifici dell’età, ecco come cambia la vita online delle famiglie e dei colossi del tech con l’approvazione della proposta di regolamento denominata EU Kids Act 


La Commissione europea approva l’EU Kids Act, rivoluzionando e irreggimentando l’approccio ai social network da parte dei più piccoli. Lo scopo è rafforzare la tutela e la sicurezza dei minori nell’ambiente digitale, un aspetto chiave della nuova politica comunitaria, illustrato dalla presidente Ursula von der Leyen nel suo discorso sullo Stato dell’Unione. Ecco in cosa consistono le nuove regole

COSA STABILISCE IL KIDS ACT

Il provvedimento stabilisce il divieto assoluto per le piattaforme di consentire l’accesso ai minori di anni 13. Per la fascia d’età compresa tra i 13 e i 15 anni, l’iscrizione e la creazione di un account personale sono subordinate al consenso e alla gestione diretta da parte dei genitori tramite “mini-account” a funzionalità limitata e con un tetto di utilizzo di un’ora al giorno.

Solo al compimento dei 15 anni i ragazzi potranno gestire in autonomia un profilo digitale sui social media. L’Europa segue così la linea tracciata dall’Australia con il Social Media Minimum Age Act e caldeggiata in Francia dal presidente Emmanuel Macron e in Spagna dal premier Pedro Sánchez, rispondendo agli allarmi lanciati dagli studi della comunità scientifica e dalle associazioni dei pediatri sui rischi di depressione, disturbi del sonno e dipendenza legati all’uso precocissimo degli schermi.

OBBLIGHI PER LE PIATTAFORME

Le aziende del settore dovranno implementare sistemi rigidi per la verifica dell’età – integrabili con il portafoglio di identità digitale dell’Unione – e impostazioni di default orientate alla massima privacy. Tra le misure richieste figurano la limitazione delle notifiche push nelle ore notturne, il blocco dei meccanismi di raccomandazione algoritmica basati sulla profilazione, l’eliminazione dello scorrimento infinito e la disattivazione automatica di chatbot e assistenti d’intelligenza artificiale per evitare dipendenze emotive.

Un giro di vite a cui Big Tech guarda con apprensione: se da un lato piattaforme gestite da colossi come Meta o TikTok difendono i propri investimenti nella sicurezza interna, dall’altro l’industria teme la frammentazione delle regole digitali e i costi di sistemi di controllo più restrittivi. Sul fronte opposto, diverse organizzazioni per i diritti digitali sollevano dubbi sull’efficacia delle tecniche di tracciamento dell’età, ipotizzando il rischio di un’eccessiva sorveglianza sui dati degli utenti.

QUANDO ENTRA IN VIGORE

Il testo dell’EU Kids Act passa ora all’esame del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione Europea per l’avvio dell’iter legislativo ordinario. Sotto la spinta di eurodeputati come Sandro Ruotolo, relatore per l’Aula di Strasburgo sui rischi dei social per i giovani, la fase di negoziazione si preannuncia serrata e orientata a mantenere salda la responsabilità in capo ai fornitori di servizi. Se il regolamento verrà approvato senza modifiche sostanziali dalle due istituzioni comunitarie, le nuove disposizioni diventeranno operative in tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.

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