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FRANCESCO LOLLOBRIGIDA MINISTRO

Mercosur, perché l’Italia ora sembra pronta a dire sì e cosa è cambiato

Da Bruxelles il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida spende parole di apprezzamento per l’accordo di libero scambio con il Mercosur. Venerdì 9 gennaio l’Unione Europea ne discuterà con gli ambasciatori e se l’accordo otterrà il via libera, il 12 gennaio Ursula von der Leyen potrebbe mettere la firma definitiva in Sud America.  Ecco cosa è cambiato nelle posizioni dell’Italie e dell’Europa

Insieme alla Francia, l’Italia era fino a poco fa tra i Paesi che si opponevano all’accordo sul Mercosur. L’ultimo muro era arrivato durante il Consiglio Europeo del 18 dicembre scorso, quando la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen era stata poi costretta a rinviare la firma conclusiva.

LE RESISTENZE DI ITALIA E FRANCIA

Le obiezioni più forti all’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione Europea e l’area del Mercosur arrivano dal settore agricolo: allevatori e coltivatori temono la concorrenza di vari prodotti – carne, zucchero, cereali – che potrebbero entrare nel Vecchio Continente a prezzi più bassi e con standard diversi su uso di pesticidi, tracciabilità o benessere animale. La richiesta comune finora era quella di ottenere clausole di salvaguardia temporanee e strumenti di compensazione per i settori più colpiti.

Italia e la Francia hanno da sempre fatto pressione per azzerare i dazi sui fertilizzanti importati da Paesi terzi e per attivare il meccanismo che può portare alla sospensione della Carbon Tax per questi prodotti, entrato in vigore dal 1° gennaio. Hanno anche spinto per ridurre la “soglia d’allarme” o “freno d’emergenza” oltre il quale poter chiedere la sospensione dell’accordo con il Mercosur in caso di “invasione” di prodotti sudamericani.

COSA HA CAMBIATO L’UE

Ma dalla Commissione Europea sarebbero arrivati segnali di apertura e comprensione e ora l’accordo sembra più vicino: mentre i contadini francesi invadono Parigi contestando la trattativa, il governo italiano avrebbe invece ottenuto le garanzie richieste sul settore agricolo e sulle possibili risorse aggiuntive dal bilancio Ue.

Palazzo Berlaymont ha annunciato di voler garantire, nel prossimo bilancio pluriennale, l’uso di risorse immediate per gli agricoltori già dal 2028: circa 45 miliardi di euro. La proposta di von der Leyen prevede che tutti i 293,7 miliardi di euro destinati alla PAC (Politica Agricola Comune) possano essere spesi subito, a partire dal primo anno del prossimo ciclo di bilancio settennale (2028-2035), senza attendere le revisioni di metà mandato, al 2032. In realtà la mossa di von der Leyen non aumenta i finanziamenti, ma li rende più facilmente utilizzabili, consentendo al governo italiano di rivendicare 10 miliardi in più rispetto a quanto previsto.

LE MISURE DI SALVAGUARDIA

Anche il commissario europeo per il commercio, Maros Sefcovic ha riconosciuto che “sebbene i prezzi si siano stabilizzati, i costi dei fertilizzanti rimangono del 60% più alti rispetto al 2020 e questo non è più sostenibile”. La Commissione proporrà di sospendere temporaneamente i dazi su “ammoniaca, urea e, dove necessario, su altri fertilizzanti” ha detto. Sulla sospensione della Carbon Tax, Sefcovic ha aggiunto che verranno pubblicate delle linee guida per l’applicazione di questo meccanismo: se attivato, avrà effetto retroattivo dal 1° gennaio.

Altra richiesta relativa alle misure di salvaguardia, che sarà discussa alla riunione dei 27 ambasciatori Ue, riguarda la clausola del “freno d’emergenza” che la Commissione aveva già introdotto. Il freno si attiverebbe qualora l’import di determinati prodotti “sensibili” superasse del 10% i livelli dell’anno precedente (o in caso di un calo dei prezzi superiore al 10%).Si tratta di una misura di salvaguardia automatica che permette alla Commissione Europea di sospendere i vantaggi commerciali e ripristinare immediatamente le tariffe doganali standard in tempi rapidissimi (solitamente 14 giorni). La soglia è stata ridotta all’8%, ma Francia e Italia premono per scendere al 5%.

L’Italia potrebbe accontentarsi anche di lasciare la soglia all’8%, a patto che sia garantita la reciprocità sugli standard alimentari.

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