Skip to content

Report Open Olympics Milano Cortina 2026

Milano Cortina, quanto abbiamo speso e cosa resta da finire: il report di Open Olympics

Il quarto report della rete guidata da Libera mette in fila costi, extracosti, ritardi e debiti di Milano Cortina. Tutti i dati.

Milano Cortina 2026 è finita, ma il conto rimane aperto. A sei mesi dalla conclusione delle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali, il quarto report di Open Olympics – la rete civica promossa da Libera – fotografa lo stato delle opere, delle risorse e dei bilanci.

Il quadro restituito dai numeri è quello di un piano infrastrutturale ancora largamente incompiuto, con costi aumentati, lavori rinviati fino al 2033, una struttura organizzativa gravata dai debiti e informazioni assenti sull’impatto ambientale.

IL PIANO DELLE OPERE DA 3,62 MILIARDI

Il dato di partenza è quello delle 98 opere mappate da Simico. Il loro valore complessivo ha raggiunto i 3,62 miliardi di euro, quasi 210 milioni in più rispetto alla prima rilevazione di settembre 2024, con un incremento del 6,2%. Soltanto negli ultimi dieci mesi l’aumento è stato di 84,7 milioni, pari al 2,4%.

Gli extracosti sono distribuiti in modo difforme. 19 opere su 98, circa una su cinque, hanno registrato un aumento del costo. Il caso più evidente è la riqualificazione stradale nell’area di Busto Arsizio-Gallarate-Cardano, il cui importo è cresciuto di 49 milioni di euro, pari all’87% in più rispetto alla rilevazione precedente. L’incremento complessivo riguarda soprattutto le opere definite di legacy, cresciute di 81 milioni, mentre quelle essenziali hanno registrato un aumento di 3,7 milioni.

Il valore di 3,62 miliardi riguarda il piano delle 98 opere, mentre il conto complessivo dell’operazione è più ampio: nei precedenti monitoraggi Open Olympics aveva ricostruito una spesa superiore a 5,7 miliardi di euro sommando organizzazione dei Giochi e opere connesse.

IL GRANDE PARADOSSO DELLE OPERE: METÀ FINITE, MA SOLO UN QUARTO DEI SOLDI SPESI

È uno dei numeri più significativi del report. Formalmente sono 49 le opere concluse sulle 98 monitorate, quindi esattamente la metà. Ma se si guarda al valore economico di queste, il quadro cambia radicalmente. Le opere terminate rappresentano 890 milioni di euro, appena il 25% dell’investimento complessivo. Altri 630 milioni il 17% e riguardano ancora opere in esecuzione. I restanti 2,1 miliardi di euro, pari al 58% del totale, sono legati a interventi che non risultano ancora conclusi. Quasi un’opera su tre non è entrata in cantiere.

La scadenza dei Giochi, quindi, non coincide con quella delle opere finanziate anche in funzione dell’evento olimpico. Per 48 opere su 98 la conclusione è stata ulteriormente rinviata. L’ultimo cantiere, sempre secondo il monitoraggio, dovrebbe terminare addirittura il 29 dicembre 2033.

MEZZO MILIARDO PER LE PARALIMPIADI

Un altro capitolo riguarda le risorse gestite dal Commissario straordinario per le Paralimpiadi Giuseppe Fasiol. Il portafoglio della struttura è arrivato a 542,8 milioni di euro e al 30 giugno 2026 risultavano effettuati esborsi per 257,80 milioni.

Il dato che Open Olympics mette sotto osservazione è la tempistica della spesa: 83,3 milioni di euro, il 32,4% delle uscite complessive, sono stati erogati nel trimestre successivo alla chiusura dei Giochi. Tra questi, 64 milioni sono finiti alla Fondazione Milano Cortina, altri 16 milioni a Simico e oltre 7,6 milioni alla Difesa e all’Associazione Nazionale Alpini. Restano 62,7 milioni collegati alla garanzia prevista nel dossier di candidatura, ancora indicati come non disponibili per il commissario.

LA FONDAZIONE E IL MILIARDO DI DEBITI

La nota più dolente riguarda la Fondazione Milano Cortina 2026. Nel bilancio del 2025 i costi di gestione sono arrivati a 331,2 milioni di euro, contro un valore della produzione di 294,4 milioni. Il risultato è una perdita di 39,1 milioni. Il deficit patrimoniale cumulato ha raggiunto 176,5 milioni di euro, ma soprattutto i debiti della Fondazione hanno superato il miliardo: 1.020,4 miliardi di euro a fronte di 365,8 milioni di crediti.

Qui entra in gioco uno dei nodi sollevati da Libera fin dall’inizio della campagna Open Olympics: la Fondazione è un soggetto di diritto privato, ma opera all’interno di un evento sostenuto anche da risorse economiche pubbliche. La questione, secondo la rete civica, è capire quindi con precisione chi paga, quanto paga e chi coprirà eventuali e ulteriori disavanzi.

AMBIENTE, UN CONTO SENZA NUMERI

C’è poi un conto che al momento è impossibile chiudere, quello ambientale. Il report segnala che non sono ancora disponibili i dati analitici sulla Carbon Footprint dei cantieri. Mancano informazioni di dettaglio anche sui subappalti. È un limite rilevante perché impedisce di misurare ex post l’impatto effettivo delle opere e dell’organizzazione dei Giochi.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su