L’FMI avverte l’Europa su un possibile rischio recessione con l’inflazione al 5%: servono “politiche mirate o danni a lungo termine”. La situazione di Italia e Paesi europei e la bocciatura sul taglio delle accise
L’Europa è a rischio recessione con l’inflazione al 5%, e tra i più esposti c’è anche il nostro Paese. A lanciare l’allarme è il Fondo Monetario Internazionale attraverso le parole del direttore del dipartimento europeo Alfred Kammer sull’Imf Blog: “I responsabili politici affrontano una pressione intensa per agire in fretta, in modo visibile e per tutti, ma questo spesso si traduce in politiche che presentano più svantaggi a lungo termine che benefici a breve”.
Il riferimento è anche alle misure messe in campo dall’Italia in risposta alla crisi energetica innescata dalla guerra contro l’Iran, e in particolare al taglio temporaneo delle accise: secondo l’FMI, un approccio di sostegno nell’immediato che trascura la necessità di riforme strutturali.
FMI: “BASTA AIUTI A PIOGGIA, L’EUROPA È A UN BIVIO”
Secondo Kammer, l’Europa si trova di fronte a un vero e proprio bivio. Pesa lo shock energetico – seppur minore al 2022 – dettato dalla crisi mediorientale e che grava sulla crescita economica spingendo l’inflazione al rialzo.
“Prima della guerra – si legge su La Repubblica – le nostre previsioni sarebbero state riviste al rialzo. Ora, invece, assistiamo a un rallentamento della crescita. I primi dati indicano già un indebolimento degli investimenti privati e dei consumi”. L’Fmi stima l’inflazione 2026 al 2,8% dal 2,5% del 2025: “le nostre previsioni – prosegue Kammer – sarebbero state riviste al rialzo. Ora, invece, osserviamo un rallentamento della crescita”.
LA RICETTA FMI: PIU RIFORME STRUTTURALI
Secondo il FMI, la politica fiscale europea deve muoversi dentro a margini strettissimi, e un’agenda fitta di riforme strutturali è la chiave di volta per i Paesi a rischio recessione.
Il Fmi chiede maggiore ambizione: colmare le differenze nelle politiche economiche e rendere i mercati del lavoro più integrati, avvicinandoli al modello statunitense, potrebbe aumentare la produttività in Europa di circa il 20% e attirare fino a 800 miliardi di euro di capitali privati nell’arco di dieci anni.
ITALIA: TAGLIO DELLE ACCISE UNA MISURA “IMPRUDENTE”
Capitolo Italia: il Fondo Monetario Internazionale ha visto al ribasso le stime di crescita italiane, stimando una crescita allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, con cali dello 0,2% per ciascun anno. La situazione, analizza Alfred Kammer, è critica soprattutto per Paesi come Francia e Italia: “alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia, con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche, a differenza di Francia e Italia. La tentazione è di limitarsi a bloccare l’aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti”; misure, queste, definite “imprudenti”.
Infatti, prosegue Kammer, “il sostegno non mirato avvantaggia in modo sproporzionato le famiglie ad alto reddito, che consumano più energia”. Inoltre, la crisi del 2022 dimostra che abbassare artificialmente il prezzo dell’energia in modo generalizzato non è una soluzione efficiente: “i governi europei hanno speso in media il 2,5%” dove invece “le analisi del FMI mostrano che per compensare completamente il 40% delle famiglie più povere dell’intero aumento dei costi energetici sarebbe stato necessario solo lo 0,9% del PIL”.
L’EUROPA IN NUMERI
Se l’Italia non ha previsioni rosee, non va meglio per i principali Paesi europei, che vedono le proprie stime di crescita tutte al ribasso. Il Fmi ha visto al ribasso anche le stime della Germania (+0,8% nel 2026 e +1,2% nel 2027, con tagli dello 0,3% per ogni anno), Francia (+0,9% nel 2026 e +0,9% nel 2027, con revisioni al ribasso dello 0,1% e dello 0,3%), Gran Bretagna (crescita di +0,8% nel 2026 e +1,3% nel 2027) e Spagna (+2,1% nel 2026 e +1,8% nel 2027)
QUANTO “PESA” LA GUERRA SULL’ECONOMIA GLOBALE
Dopo un 2026 molto negativo, l’Iran vedrà un recupero nel 2027: l’Fmi stima una contrazione del -6,1% nel 2026 (taglio di 7,2 punti rispetto a gennaio), seguita da una crescita del +3,2% nel 2027, con inflazione elevata (68,9% e 39,6%). Anche Stati Uniti e Israele registrano revisioni: gli USA cresceranno del 2,3% nel 2026 e 2,1% nel 2027, mentre Israele del 3,5% e 4,4%, con inflazione intorno al 2%. I Paesi del Golfo subiranno un forte rallentamento nel 2026, ma con attese di ripresa nel 2027 se energia e trasporti torneranno alla normalità. Tra i beneficiari indiretti, la Russia migliora le stime al +1,1% nel 2026 e 2027 (+0,3 punti), mentre l’India resta in forte crescita al +6,5% in entrambi gli anni.


