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Iran Cina Russia

Perché l’Iran è fondamentale per Cina e Russia

Ospitiamo l’articolo di Giulio Sapelli – economista, storico, consigliere di amministrazione e ricercatore associato della Fondazione Eni Enrico Mattei – apparso sul nuovo numero del quadrimestrale d Start Magazine (anno X, n.3 marzo-giugno 2026).

LE FORME DEL CAPITALISMO E DELL’IMPERIALISMO

Che esistano molte forme diverse di capitalismi siamo certi.
E che queste forme di capitalismo diano luogo, in determinati periodi o frangenti della loro storia e della storia universale, a specifiche forme di imperialismi, ossia di aggressioni armate o violente sui beni e sulle persone di forme capitalistiche e di popolazioni stabilmente insediate in territori chiamati nazioni, diverse da quelle in cui codeste forme capitalistiche si sono formate e hanno i loro centri strategici di comando… ebbene, questo ripetersi storico di avvenimenti, è altrettanto certo.

Come è certo che tutte le forme dell’imperialismo realizzano un rapporto tra la società civile e le forme capitalistiche dell’impresa e l’apparato dello Stato, enfatizzando il principio di gerarchia rispetto a quello del mercato: sia – l’imperialismo – proteso alla conquista territoriale – e quindi la verticalità gerarchica è militare – sia l’imperialismo diretto alla conquista delle risorse straniere, secondo le regole dell’imperfezione del mercato, creando monopoli e oligopoli per via asimmetrica.

LE TRE FORME PIÙ POTENTI DELL’IMPERIALISMO ATTUALE

Se si vuol confrontare le tre forme più potenti dell’imperialismo attuale (quello statunitense, quello cinese e quello russo), si vedrà che ciò che muta è il diverso gradiente di verticalità esistente nei modelli e nella prassi, con una torsione verticale emblematica nella dittatura dispiegata cinese e in quella autoritaria russa. Negli Usa questa torsione pare anch’essa avviatasi sotto la presidenza Trump.

La mia generazione è nata agli studi di Teoria economica (una disciplina e un’arte che oggi non si pratica più), studiando le forme dell’accumulazione capitalistica, realizzate attraverso quelle forme sociali organizzate – che agiscono nei mercati sempre imperfetti – che hanno la forma delle imprese, dalle imprese piccole e artigiane e famigliari, sino alle grandi corporation.

LE IMPRESE E LE DIFFERENZE CULTURALI

L’imperialismo agisce tramite codeste forme organizzate attive nei sistemi economicosociali che vengono confrontandosi storicamente.

Queste ultime sono quelle che più si differenziano organizzativamente. E, quindi, culturalmente: i keirestu giapponesi sono assai diversi dai chaybol sud-coreani ed entrambi sono un altro mondo rispetto alle corporation nordamericane, su cui Alfred Chandler scrisse pagine indimenticabili.

E le corporation Usa sono ben diverse da quelle inglesi o, ancor più, da quelle del capitalismo franco–tedesco, mentre quelle italiche e sudeuropee, dopo lo studio di Robert J. Pavan e qualche mio contributo, non hanno più trovato cantori appassionati quanto innamorati di esse, con tutti i vizi di non essere state toccate per la maggior parte dal verbo olivettiano (Eni a parte, s’intende). E altrettanto si potrebbe dire per le forme d’impresa dell’emisfero Sud delle Americhe.

I NUOVI TEMPI DELL’IMPERIALISMO

Ma qui si vuol dire qualcosa di significativo sui nuovi tempi dell’imperialismo, ossia sul ritorno dei sistemi di imprese già menzionati in stretta combinazione funzionale con gli apparati statali e quindi con il potere politico: il che costituisce, appunto, l’imperialismo.

Sì, perché alla centralizzazione capitalistica inveratasi dopo il crollo dell’Urss e la risposta alla deflazione secolare che da decenni affliggeva e affligge il capitalismo mondiale, a iniziare da quello statunitense delle grandi corporation, quella risposta che fu il crollo dei dazi e dei salari e l’inveramento di politiche export lead a cambi fissi, di cui esempio preclaro fu il capitalismo amministrato della Ue, ebbene, quella risposta ha generato un sistema che via via ha espropriato le direzioni d’impresa dal controllo della produzione di plusvalore, a vantaggio di poteri regolatori neo–cameralistici, che hanno ora assunto il volto del potere di comando economico-politico rivolto alla guerra, dopo l’aggressione russa all’Ucraina.

Ecco l’imperialismo apparire. Seguirà le forme diversificate delle imprese o piuttosto quelle degli Stati-nazione?

L’EUROPA, LA CINA E LA RUSSIA

Quesito importante, soprattutto quando taluni di essi, si vedano la Cina e la Russia, sono stati fior fiore di imperi, e quali imperi! Sicuramente l’imperialismo autoritario su base dittatoriale terroristico di massa, come quello cinese è diverso da quello autoritario moderatamente dittatoriale, tipicamente grande russo, come ci insegna la storiografia ben più agguerrita di quanto non sia quella dedicata alla storia cinese.

Un imperialismo europeo non esiste, perché la burocrazia celeste dell’Ue non riesce ad attuare politiche espansive all’estero e non possiede una Forza armata unificata.
E quindi dipende ancora largamente dalla storia e dalle decisioni degli Stati-nazione delle diverse Europe, che formano la storia continentale europea e ne segnano la ormai pluricentenaria vita.

Questo assunto lo si dimostra per la perdita crescente di ogni distinzione tra le forme delle grandi imprese, dal punto di vista organizzativo in primis, per la pressione che veniva e viene dall’alto della burocrazia celeste europea.

LA CENTRALIZZAZIONE GLOBALE E I NUOVI NEMICI

In questi tempi il capitalismo neo centralizzato modello Ue, vede rivolgersi contro di esso il gigante che da un lato la stessa Ue, dall’altro gli Usa, hanno creato con la centralizzazione “globalizzante” dei primi anni del secolo nostro.

Mi riferisco all’entrata nel WTO nel 2001 della Cina e nel 2011 della Russia post–sovietica e in primis post-eltsiniana. Due nemici storici travestiti da temporanei alleati.

La Russia si presentava come un paese in cui il potere politico aveva ripreso il controllo sulle oligarchie e sulle loro imprese, assai simili ai gruppi tedeschi mono-funzionali e multiprodotto a bassa diversificazione: gruppi oligarchici che hanno costruito il nuovo capitalismo russo post-eltsiniano, integralmente nazionale, sotto la buona guardia del potere dei servizi segreti e del nuovo partito unico, sotto l’usbergo di Vladimir Putin e di un’ala liberista presto soffocata dopo i primi anni successivi alla caduta sovietica, quando non era più necessario ottenere l’integrazione nel WTO.

RUSSIA E CINA COME CAPITALISMI IMPERIALI

Il capitalismo russo è figlio di quello tedesco come dimostra la storia mondiale, così come quello cinese è figlio di quello nordamericano sotto l’imperio del capitale finanziario, piuttosto che industriale, a differenza di ciò che è accaduto nella Russia post-sovietica.

Senonché le due creature si sono rivelate capaci di auto comando e di forte centralizzazione nel loro orientamento verso l’Asia centrale, (i russi), e verso la potenza talassocratica (i cinesi): due forme non inedite di capitalismo imperiale, ma sotto nuove vesti.

La Russia ha bisogno, per poter esistere, di espandere continuamente il controllo sui territori ricchi di risorse e di possibilità di dare ad esse una via di uscita talassocratica che le valorizzi.

La ricerca dei mari caldi, nel lago Atlantico e Grande Medio Oriente Mediterraneo e nel Mare dell’Indopacifico è, per il capitalismo russo, per le sue imprese, una necessità vitale, pena la morte per il potente squilibrio demografico che diviene impossibile da reggere: un pugno di uomini governa un immenso territorio. Se non sale congiuntamente il saggio di profitto il sistema si avvia al crollo. L’unica via di uscita è la continuità dell’espansione verso l’Asia Centrale e il mondo del Pacifico (ecco i BRICS).

Lo stesso vale per la Cina, che rende questa strategia più manifesta che mai. Anch’essa ha le sue Coree del Nord, come Hong Kong, importantissima base finanziaria conquistata imperialisticamente alla vecchia regina dell’anglosfera (la banca HBWC) e dintorni.

LA PROVA FINALE E L’ANGELO DELLA MORTE

Oggi l’imperialismo cinese e quello russo sono giunti alla prova finale: la tenuta o la caduta dell’Iran.

Se la potenza ierocratica crolla, anche il disegno russo imperiale mostrerà tutti i suoi limiti. Limiti che sono divenuti evidenti con la trasformazione dell’imperialismo anglosferico da presenza multiforme armata “muta”, in presenza multiforme armata “che parla e pronuncia alta e forte le sue volontà di dominio” come mai sino a ora era avvenuto.

Baran e Sweezy, quarant’anni orsono, avevano previsto che senza la guerra il capitalismo nordamericano non avrebbe potuto risolvere le equazioni della circolazione delle merci per mezzo di merci con la sola via finanziaria. La guerra sarebbe stata inevitabile.

Pare che Trump sia l’Angelo della Morte di un’antica profezia che si avvera.

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