Il Vaticano torna a puntare sulla diplomazia della Segreteria di Stato. Mons. Gallagher chiede la fine della guerra in Ucraina e prepara il terreno al ritorno di Zuppi, atteso a Mosca a fine settembre.
La missione di monsignor Paul Richard Gallagher a Mosca segna un cambio di passo nella diplomazia di Leone XIV sulla guerra in Ucraina. Il segretario per i Rapporti con gli Stati ha incontrato il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e il consigliere di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, portando a Mosca una richiesta precisa: la guerra deve finire e la soluzione non può essere affidata alle armi.
Ma dietro la visita c’è qualcosa di più di un nuovo tentativo di riaprire il dialogo con il Cremlino. La scelta di Gallagher racconta come Leone stia ridefinendo il metodo della diplomazia vaticana rispetto a Francesco. Bergoglio aveva messo in campo direttamente la propria figura e poi affidato al cardinale Matteo Zuppi una missione speciale per la pace. Leone non rinuncia a quel canale, ma sembra voler riportare il dossier dentro la struttura diplomatica tradizionale della Santa Sede.
Gallagher apre dunque il canale politico, mentre Zuppi resta in campo sul versante della pace e dell’azione umanitaria. È una divisione dei compiti che dice molto sulle priorità del nuovo pontificato: mantenere il dialogo con Mosca, ma con una diplomazia più istituzionale e meno personalizzata.
CHI È MONSIGNOR PAUL RICHARD GALLAGHER
Nato a Liverpool il 23 gennaio 1954, Paul Richard Gallagher è uno dei diplomatici di maggiore esperienza della Santa Sede. Ordinato sacerdote nel 1977, entra nel servizio diplomatico vaticano nel 1984 dopo gli studi alla Pontificia Accademia Ecclesiastica e il dottorato in diritto canonico. Ha lavorato nelle nunziature di Tanzania, Uruguay e Filippine, prima di diventare osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa. Nel 2004 viene nominato arcivescovo e nunzio apostolico in Burundi, quindi in Guatemala e Australia. Nel 2014 Francesco lo sceglie come segretario per i Rapporti con gli Stati, ruolo che dal 2022 comprende anche le organizzazioni internazionali.
GALLAGHER PORTA A MOSCA LA LINEA DI LEONE
Nel colloquio con Lavrov, Gallagher ha ribadito la necessità di creare le condizioni per veri negoziati di pace, insistendo sulla tutela dei civili, sul diritto umanitario e sulla necessità di mantenere aperti i canali diplomatici. Il Vaticano non propone una propria mediazione né un piano per chiudere il conflitto, ma offre i propri “buoni uffici”, cercando di conservare un canale con Mosca mentre i negoziati tra Russia e Ucraina restano bloccati.
La scelta di Gallagher è significativa anche per il suo ruolo: non è un inviato speciale, ma il responsabile della diplomazia della Santa Sede. La sua presenza a Mosca significa quindi riportare il dossier ucraino al centro della Segreteria di Stato.
DA FRANCESCO A LEONE, COME CAMBIA IL METODO
Il confronto con Francesco è inevitabile. Bergoglio aveva assunto personalmente un ruolo nella diplomazia ucraina, arrivando a recarsi all’ambasciata russa nei giorni successivi all’invasione. Poi aveva affidato al cardinale Matteo Zuppi una missione speciale per la pace, con viaggi a Kiev e Mosca e contatti con Washington e Pechino.
Leone XIV sembra invece voler istituzionalizzare maggiormente l’azione diplomatica. Non significa archiviare la strategia di Francesco, ma riportarla dentro una struttura più tradizionale: il Papa indica la linea, la Segreteria di Stato conduce il negoziato diplomatico.
ZUPPI NON VIENE SOSTITUITO
La novità non è infatti l’uscita di scena di Zuppi. Il cardinale resta inviato di pace e tornerà a Mosca a fine settembre. Il suo ruolo, però, appare sempre più legato al versante umanitario: prigionieri, bambini, ricongiungimenti familiari e costruzione della fiducia. Gallagher presidia invece il canale politico-istituzionale: una distinzione che permette a Leone di tenere separati due piani, quello della diplomazia ufficiale e quello dell’azione umanitaria.
IL RITORNO DELLA DIPLOMAZIA VATICANA
È probabilmente questo il significato più importante della missione. Papa Leone XIV non rinuncia al dialogo con Mosca, ma evita di concentrare tutta l’iniziativa sulla figura del Papa o di un singolo inviato. Mons. Gallagher ha incontrato anche esponenti del Patriarcato di Mosca, confermando che la Santa Sede vuole mantenere aperti contemporaneamente il canale politico e quello religioso. Il risultato immediato della visita non è un accordo, né poteva esserlo. La missione serve soprattutto a riaprire uno spazio di dialogo.

