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Quali partiti in Europa e in Italia sono a favore della remigrazione

Da concetto storico a parola d’ordine della destra radicale: cosa indica oggi la remigrazione, quali partiti la sostengono e come il tema si intreccia con le nuove politiche europee sui rimpatri.

La remigrazione è diventata una parola d’ordine della destra radicale europea. AfD in Germania, FPÖ in Austria, Vlaams Belang in Belgio e Reconquête in Francia hanno inserito il tema nel proprio programma politico, con proposte che vanno dal rafforzamento dei rimpatri agli incentivi per il ritorno nei Paesi d’origine. In Italia la parola è stata fatta propria da Futuro Nazionale e CasaPound, con interpretazioni e proposte diverse. Ecco quali partiti in Europa e in Italia spingono per remigrare gli stranieri e dove è già stata applicata.

DA DOVE NASCE IL TERMINE REMIGRAZIONE

La parola ha un’origine molto più antica del suo attuale utilizzo politico. Il verbo italiano remigrare deriva dal latino remigrare, cioè “tornare al luogo d’origine”, ed è attestato nella lingua italiana già dal Cinquecento. Anche il termine inglese remigration ha una lunga storia. Nel suo significato originario non indicava un progetto politico, ma semplicemente il ritorno di una persona nel proprio Paese.

Il significato contemporaneo si è sviluppato soprattutto negli ambienti identitari e della destra radicale europea. Negli ultimi anni la parola è entrata nel lessico politico di diversi partiti, in particolare in Germania, Austria, Belgio e Francia, fino a diventare uno dei temi centrali del dibattito sull’immigrazione.

IL NUOVO REGOLAMENTO UE SUI RIMPATRI

Il Parlamento europeo ha approvato a giugno il nuovo regolamento sui rimpatri dei cittadini di Paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell’Ue. Il testo è stato approvato con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni e punta a rendere più rapide ed efficaci le procedure di ritorno, mantenendo le garanzie previste dal diritto internazionale, compreso il principio di non respingimento e il divieto di espulsioni collettive.

Le nuove regole prevedono che chi riceve una decisione di rimpatrio debba collaborare con le autorità e lasciare il territorio europeo. Viene inoltre rafforzata la possibilità di trattenimento per prevenire il rischio di fuga e viene introdotta la possibilità di trasferire alcune persone verso “centri di rimpatrio” situati in Paesi terzi, sulla base di accordi con gli Stati interessati. Il regolamento non introduce quindi una politica europea denominata “remigrazione”, ma rafforza gli strumenti per rendere effettivi i rimpatri di chi non ha diritto a soggiornare nell’Ue.

I PARTITI CHE IN EUROPA SOSTENGONO LA REMIGRAZIONE

In Germania il principale partito a utilizzare esplicitamente il termine è AfD. Nel suo documento programmatico sulla remigrazione, il partito definisce il concetto come l’insieme delle misure e degli incentivi per il ritorno nei Paesi d’origine degli stranieri obbligati a lasciare la Germania. L’AfD collega la politica di remigrazione anche al rafforzamento dei rimpatri volontari, all’espulsione degli stranieri condannati per reati gravi e alla riduzione degli incentivi all’immigrazione irregolare. Il partito precisa invece di non sostenere espulsioni collettive arbitrarie né l’allontanamento dei cittadini tedeschi con background migratorio.

In Austria il termine è utilizzato dalla FPÖ, che lo collega a una riduzione dell’immigrazione, al ritorno degli stranieri privi del diritto di soggiorno e a una politica più restrittiva in materia di asilo. In Belgio è soprattutto il Vlaams Belang a sostenere apertamente la remigrazione, inserendola in una strategia più ampia di contrasto all’immigrazione.

In Francia il termine è stato adottato soprattutto da Reconquête, il partito di Éric Zemmour, mentre il Rassemblement National mantiene una linea molto dura sull’immigrazione e sui rimpatri senza fare della parola “remigrazione” il principale elemento della propria comunicazione.

LA POSIZIONE DEI PARTITI IN ITALIA

In Italia la remigrazione è diventata soprattutto una delle principali proposte di Futuro Nazionale, il partito guidato da Roberto Vannacci. Nel programma della formazione il tema occupa un capitolo specifico dedicato ad “Assimilazione e Remigrazione”. Il progetto prevede una forte riduzione dell’immigrazione, maggiori controlli sui flussi e il rimpatrio degli stranieri irregolari e di quelli che commettono reati. Il tema è stato inserito anche nel manifesto programmatico pubblicato da Futuro Nazionale nell’agosto 2026.

Un’altra iniziativa arriva da CasaPound e dal Comitato Remigrazione e Riconquista, che a giugno ha depositato alla Camera 150mila firme per una proposta di legge di iniziativa popolare. Il testo prevede, tra le altre cose, l’espulsione degli irregolari, incentivi per il ritorno volontario degli stranieri, un nuovo istituto dedicato alla remigrazione e una revisione delle politiche migratorie.

La posizione del resto del centrodestra è più articolata. Lega e Fratelli d’Italia sostengono politiche più restrittive sull’immigrazione e maggiori rimpatri, ma non hanno adottato ufficialmente la remigrazione come linea programmatica dei rispettivi partiti.

COSA HANNO GIÀ FATTO I PAESI EUROPEI IN AMBITO DI REMIGRAZIONE

Nessun Paese dell’Ue ha formalmente introdotto una politica chiamata “remigrazione”. Alcuni governi hanno però adottato o stanno preparando misure che vengono ricondotte a questo dibattito, soprattutto sul fronte dei ritorni volontari e dei rimpatri.

Il caso più evidente è quello della Svezia, dove dal gennaio 2026 gli immigrati extra Ue titolari di un permesso di soggiorno possono ricevere fino a 350mila corone svedesi, circa 37mila dollari, se scelgono volontariamente di lasciare il Paese e tornare in quello d’origine. La misura è sostenuta dagli Sweden Democrats, il partito della destra radicale che appoggia il governo. Finora, tuttavia, l’adesione è stata limitata: nel 2026 hanno accettato l’incentivo 171 persone.

Sul fronte dei rimpatri, Germania, Austria, Danimarca, Grecia e Paesi Bassi hanno inoltre concordato di lavorare alla creazione di “return hubs” in Paesi terzi per le persone prive del diritto di soggiorno. L’obiettivo è raggiungere accordi entro la fine del 2026 e arrivare alle prime strutture operative dal 2027.

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