Skip to content

pensione anticipata INPS

Quanto costa la pensione anticipata a 64 anni

La simulazione della Uil riguarda una lavoratrice con 36 anni di contributi e una retribuzione lorda di 35mila euro. Ecco quanto costa anticipare la pensione

Andare in pensione a 64 anni può costare quasi 5mila euro lordi all’anno. È quanto emerge dalla simulazione della Uil, che mette a confronto il pensionamento anticipato con il ricalcolo contributivo e l’uscita ordinaria a 67 anni e sei mesi con il sistema misto. Nel caso preso in esame, la differenza raggiunge 4.989 euro annui, pari a circa 384 euro lordi al mese. Il tema è tornato al centro del confronto politico sulla Manovra 2027, con la Lega che propone l’estensione della possibilità di lasciare il lavoro a 64 anni anche ai dipendenti che hanno iniziato a versare i contributi prima del 1996.

QUANTO SI PERDE ANDANDO IN PENSIONE A 64 ANNI

La simulazione della Uil prende in considerazione una lavoratrice di 64 anni e 36 di contributi e una retribuzione lorda di 35mila euro. Il primo scenario prevede l’uscita anticipata con il ricalcolo dell’intera pensione secondo il metodo contributivo, mentre il secondo considera la prosecuzione dell’attività lavorativa fino a 67 anni e sei mesi, con il mantenimento del sistema di calcolo misto.

Nel primo caso l’assegno sarebbe di 25.477 euro lordi all’anno, circa 1.960 euro al mese per tredici mensilità. Proseguendo a lavorare fino all’età prevista nella seconda simulazione, la pensione salirebbe a 30.466 euro lordi annui, pari a circa 2.344 euro mensili. La differenza è di 4.989 euro lordi all’anno, 383,77 euro al mese. In percentuale, l’assegno anticipato risulterebbe inferiore del 16,38%.

PERCHÉ IL RICALCOLO CONTRIBUTIVO RIDUCE L’IMPORTO DELLA PENSIONE

La differenza tra i due assegni dipende soprattutto dal sistema utilizzato per determinare la pensione. Chi ha iniziato a lavorare prima del 1966 e possiede contributi maturati anche prima di quella data rientra generalmente nel sistema misto. Una parte della prestazione viene calcolata con il metodo retributivo, che tiene conto delle retribuzioni percepite durante la carriera, mentre la restante quota segue il metodo contributivo, basato sui versamenti effettivi accumulati.

Il ricalcolo interamente contributivo modifica questo equilibrio: anche la parte di pensione maturata prima del 1996 viene determinata sulla base dei contributi versati e dei relativi coefficienti di trasformazione. Per chi ha accumulato una quota significativa della propria anzianità lavorativa nel periodo retributivo, il passaggio può comportare una riduzione dell’assegno. A questo effetto si aggiunge quello legato all’uscita anticipata. Interrompendo prima l’attività lavorativa, il dipendente smette di versare contributi e rinuncia a incrementare il proprio montante previdenziale.

MANOVRA 2027, LA PROPOSTA DELLA LEGA

L’ipotesi su cui sta lavorando la Lega punta ad ampliare la platea dei beneficiari della pensione anticipata a 64 anni. Attualmente questa possibilità riguarda soprattutto i cosiddetti ‘contributivi puri’, ossia coloro che hanno iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. L’obiettivo è consentire l’accesso anche a chi ha cominciato a lavorare prima di questa data e oggi rientra nel sistema misto, a condizione di accettare il ricalcolo integrale dell’assegno con il metodo contributivo.

Tra le ipotesi rilanciate dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durignon c’è anche una nuova forma di Quota 100, con uscita a 64 anni e almeno 36 di contributi. Anche in questo caso il trattamento pensionistico verrebbe ricalcolato interamente con il sistema contributivo. Non è una misura già approvata, ma una proposta da definire nel confronto sulla legge di Bilancio.

CHI PUÒ ANTICIPARE CON LE REGOLE ATTUALI

La pensione anticipata a 64 anni esiste già, ma non è accessibile a tutti. L’attuale disciplina riguarda chi rientra interamente nel sistema contributivo, avendo iniziato a versare i contributi dal 1996 senza anzianità previdenziale precedente. Nel 2026 sono necessari almeno 64 anni di età e 20 anni di contribuzione effettiva. Non sono sufficienti i soli requisiti anagrafici e contributivi: l’importo della prima rata di pensione deve raggiungere almeno tre volte l’assegno sociale. Considerando il valore mensile di 546,24 euro previsto per il 2026 dell’assegno, la soglia ordinaria è di 1.638,72 euro lordi al mese. Per le donne con un figlio a carico, il requisito scende a 1.529,47 euro, mentre per quelle con due o più figli è pari a 1,420,22 euro.

QUALI SONO I REQUISITI PER LA PENSIONE ANTICIPATA

Secondo le indicazioni dell’INPS, dal 2027 l’accesso alla pensione anticipata contributiva richiederà 64 anni e un mese di età e 20 anni e tre mesi di contributi. Nel 2028 i requisiti saliranno a 64 anni e tre mesi e 20 anni e tre mesi di contributi. Resta distinto il canale della pensione anticipata ordinaria, che non prevede un requisito anagrafico minimo, ma richiede una lunga anzianità contributiva. Nel 2026 sono necessari 42 anni e 10 mesi di versamenti per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

CARRIERE DISCONTINUE E RETRIBUZIONI BASSE, I RISCHI

L’analisi della Uil, infine, evidenzia anche un possibile effetto distributivo della misura. Il ricalcolo contributivo integrale, associato a eventuali soglie minime per accedere alla pensione, rischierebbe di favorire soprattutto chi ha avuto retribuzioni medio-alte e carriere continuative. Al contrario, i lavoratori con stipendi più bassi, periodi di inattività e interruzioni contributive potrebbero non raggiungere i requisiti economici necessari, pur avendo bisogno di lasciare prima il lavoro.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su