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Emanuele Orsini Confindustria scudo per le imprese

Scudo per le imprese, cosa prevede il ddl e come cambia la sicurezza sul lavoro

Dalle nuove tutele nei procedimenti penali alla revisione della responsabilità amministrativa degli enti: ecco cosa prevede il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri.

Meno rischi per le imprese coinvolte in procedimenti penali e una revisione della responsabilità amministrativa delle società. È questo l’obiettivo del disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro della Giustizia Carlo Nordio, una riforma attesa da tempo dal mondo produttivo e sostenuta da Confindustria. Il provvedimento interviene sul decreto legislativo 231 del 2001, ridefinendo i presupposti per chiamare in causa un’azienda quando un reato viene commesso dai suoi amministratori o dipendenti. Per il governo si tratta di un intervento che rafforza le garanzie e la certezza del diritto; per le opposizioni rischia invece di indebolire gli strumenti di contrasto agli infortuni sul lavoro, al caporalato e ai reati d’impresa.

COS’È IL DECRETO 231 E PERCHÉ IL GOVERNO LO CAMBIA

Il cuore della riforma riguarda il decreto legislativo 231 del 2001, la normativa che introduce la responsabilità amministrativa delle società per alcuni reati commessi nel loro interesse o vantaggio da amministratori, dirigenti o dipendenti. Oggi un’impresa può essere destinataria di pesanti sanzioni economiche, interdizioni dall’attività, esclusione dagli appalti pubblici e perfino commissariamento se viene accertato che il reato sia stato favorito da carenze organizzative.

Secondo il governo, l’attuale disciplina avrebbe finito negli anni per trasformarsi in una sorta di responsabilità quasi automatica dell’impresa, anche quando il comportamento illecito è riconducibile esclusivamente alla condotta del singolo. Il ddl punta quindi a rafforzare il principio della personalità della responsabilità penale e ad evitare che il procedimento nei confronti dell’azienda proceda in modo sostanzialmente parallelo rispetto a quello della persona fisica.

LE PRINCIPALI NOVITÀ DELLO SCUDO

Le modifiche intervengono su diversi aspetti della disciplina. La prima novità riguarda il rapporto tra il procedimento contro la persona fisica e quello contro l’ente. L’accertamento della responsabilità della società diventa maggiormente collegato alla dimostrazione del reato commesso dal soggetto che ha agito per conto dell’impresa, restringendo gli spazi per contestazioni fondate esclusivamente su presunzioni organizzative.

Il ddl introduce inoltre criteri più rigorosi per dimostrare il vantaggio o l’interesse dell’azienda rispetto al reato contestato, elementi essenziali per applicare la responsabilità prevista dalla 231.

Vengono poi ridefiniti alcuni meccanismi relativi alle misure cautelari e alle sanzioni interdittive, con l’obiettivo dichiarato di evitare che provvedimenti particolarmente invasivi compromettano la continuità aziendale prima della conclusione del processo.

Il testo punta anche a valorizzare maggiormente i modelli organizzativi e i sistemi di compliance adottati dalle imprese, rafforzando il ruolo delle procedure interne come elemento di prevenzione e possibile esimente della responsabilità.

SICUREZZA SUL LAVORO E CAPORALATO: IL NODO PIÙ CONTROVERSO

Il punto più discusso riguarda gli effetti della riforma nei procedimenti per morti sul lavoro, gravi infortuni e sfruttamento dei lavoratori. L’innalzamento dell’onere probatorio potrebbe rendere più complesso contestare la responsabilità delle imprese nei casi in cui sia difficile dimostrare che il reato abbia prodotto un vantaggio diretto per la società. Una questione particolarmente delicata nei procedimenti per omicidio colposo e lesioni colpose legati alla violazione delle norme sulla sicurezza, dove il decreto 231 rappresenta oggi uno degli strumenti più incisivi per colpire anche le aziende e non soltanto i singoli dirigenti.

LA RICHIESTA DI CONFINDUSTRIA

L’intervento risponde a una richiesta avanzata da tempo dal mondo imprenditoriale e, in particolare, da Confindustria. Il presidente Emanuele Orsini aveva più volte evidenziato la necessità di riequilibrare una normativa ritenuta troppo penalizzante per le imprese, soprattutto quando il procedimento si conclude senza l’accertamento di responsabilità degli amministratori ma lascia comunque l’azienda esposta a conseguenze economiche e reputazionali. Con il via libera del Consiglio dei ministri, il governo rivendica di aver mantenuto l’impegno assunto nei confronti del sistema produttivo.

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