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Valentina Parisse

Dietro il forum della vergogna un vuoto normativo. La denuncia di Valentina Parisse

Dopo il caso sul gruppo Facebook che pubblicava foto intime di mogli inconsapevoli, chiude anche il portale sessista Phica.net. La denuncia della cantautrice romana Valentina Parisse: “c’è un vuoto normativo”

Un forum attivo da oltre vent’anni, frequentato da centinaia di migliaia di utenti, su cui venivano pubblicate immagini di donne note e meno note sottratte da profili social o riprese in contesti pubblici, spesso alterate, catalogate e accompagnate da commenti sessisti e istigazioni.

Oggi Phica.net è stato finalmente chiuso. Ma la vicenda ricorda a tutti la necessità per il nostro Paese di una rivoluzione culturale e normativa, come ricorda una delle vittime, la cantautrice romana Valentina Parisse, per arginare il dilagante problema del sessismo online.

CHIUDE IL FORUM SESSISTA

Il forum Phica.net nasce nel 2005 come spazio per contenuti amatoriali, ma negli anni ha accumulato sezioni e archivi in cui si trovavano — secondo le ricostruzioni giornalistiche— migliaia di immagini di donne riprese all’insaputa delle interessate o manipolate con tecniche digitali.

Nelle ultime settimane il sito è stato messo sotto accusa perché, oltre a pubblicare foto prese da social e contesti pubblici, le sezioni “VIP” e i canali dedicati rendevano facile la ricerca e la catalogazione per nome e professione, amplificando così l’esposizione e l’umiliazione pubblica delle vittime.

LE DENUNCE DELLA POLITICA (E NON SOLO)

Numerose esponenti politiche e figure pubbliche hanno scoperto di essere presenti nei cataloghi del forum: tra i nomi citati dalle cronache figurano Giorgia Meloni, Elly Schlein, Alessandra Moretti, Valeria Campagna, Lia Quartapelle e altre, che hanno annunciato querele individuali e in alcuni casi valutano azioni collettive.

Accanto alle politiche sono emerse centinaia di denunce da donne comuni, influencer, attrici e professioniste che hanno raccontato lo stesso schema di violazione. La mole di segnalazioni ha spinto la Polizia Postale ad aprire attività investigative volte all’identificazione degli autori e dei gestori del sito.

VALENTINA PARISSE: “C’È UN VUOTO NORMATIVO”

Tra le voci che hanno portato il caso all’attenzione pubblica c’è quella della cantautrice Valentina Parisse, che ha annunciato di volersi rivolgere alla Polizia Postale e ha denunciato “un vuoto normativo” rispetto alle forme più moderne di violenza digitale.

Esperte e attiviste sostengono che l’attuale impianto legislativo italiano — pur avendo introdotto il reato di condivisione non consensuale di materiale intimo (il cosiddetto revenge porn) — resta insufficiente quando la violenza si organizza in archivi pubblici, in deepfake porn o in pratiche diffuse da gruppi e forum: la prova del dolo, la tracciabilità degli autori e la tutela specifica contro contenuti falsificati dall’intelligenza artificiale sono questioni aperte.

Le cronache e le analisi di esperte del settore ricordano infatti come l’evoluzione tecnologica abbia reso più facile creare e diffondere materiale manipolato, aggravando il danno sulle vittime.

LA PROMESSA DELLA MINISTRA ROCCELLA: PRESTO NUOVE MISURE

Sul caso è intervenuta anche la ministra per la Famiglia, Eugenia Roccella, che ha assicurato l’impegno del governo per “potenziare iniziative specifiche” di monitoraggio, segnalazione e contrasto a queste forme di violenza digitale, annunciando un rafforzamento degli strumenti di tutela e della formazione su segnali e comportamenti a rischio.

Una necessità d’intervento anche a livello europeo, segnalata dal commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Massimiliano Capitanio: “Questa vicenda conferma, ancora una volta, quanto sia urgente un intervento multilivello. L’azione della Polizia postale è un segnale concreto, ma restano sul tavolo questioni rilevanti: la tutela del diritto d’autore, la protezione dei minori, la responsabilità delle piattaforme che lucrano sulla condivisione di contenuti illeciti. Senza dimenticare le nuove tutele introdotte dal Regolamento europeo sui servizi digitali (DSA), che ribadisce un principio semplice ma fondamentale: ciò che è illegale offline lo è anche online”

Fonte immagine: Ig di Anna Madaro

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