Nella corsa globale all’IA, sarà cruciale il ruolo dei data center, sempre più energivori. Per questo la sfida per il dominio tecnologico globale tra USA e Cina si inscrive nella partita più ampia della supremazia energetica. Intorno a questa idea si sviluppa il contributo di Marco Orioles al nuovo numero del quadrimestrale d Start Magazine (anno IX, n.3 novembre 2025-febbraio 2026), che proponiamo qui in estratto
L’intelligenza artificiale (IA) è diventata la protagonista assoluta dell’innovazione e ne sta ridefinendo il panorama globale, ma essa pone un problema di non poco conto: il suo cuore pulsante – i data center – richiede quantità di energia senza precedenti.
Secondo i dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, nel 2024 i data center mondiali hanno consumato circa 415 terawattora (TWh) di elettricità, pari all’1,5% del totale globale, equivalente al fabbisogno di un paese come il Giappone. Le proiezioni indicano un aumento del 130% negli USA e del 170% in Cina entro il 2030. Se dunque la competizione per il dominio dell’IA vera e propria vede Stati Uniti e Cina come protagonisti, la vera battaglia si gioca, come osserva BloombergNEF nel suo rapporto “Energy Outlook 2025”, proprio sull’energia: a vincere questa gara sarà chi garantirà approvvigionamenti affidabili e scalabili per i data center.
I DATA CENTER: IL CUORE ENERGIVORO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
I data center sono complessi industriali che ospitano server per immagazzinare e processare enormi quantità di dati, alimentando servizi come ChatGPT, Google Cloud, o i cloud di Alibaba e Tencent. Una singola query di intelligenza artificiale generativa consuma, stando ad un articolo di Nature, circa 2,9 wattora, contro i 0,3 di una ricerca tradizionale su Google.
Negli Stati Uniti, i data center rappresentano – come evidenzia la Energy Information Administration (EIA) – il 45% del consumo globale del settore, con una crescita prevista a 425 TWh entro il 2030, pari a quasi la metà dell’aumento totale della domanda elettrica nazionale. Secondo il China Data Center Report, in Cina il consumo rappresenta il 25% del totale nazionale, con un incremento atteso di 175 TWh, guidato da colossi tech come Baidu, ByteDance e Huawei, che stanno espandendo rapidamente le loro infrastrutture.
LA QUESTIONE ENERGETICA: QUANTO CONSUMA UN DATA CENTER?
Il problema centrale è dunque l’energia. Un data center per l’IA richiede gigawatt di potenza costante, 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Secondo Goldman Sachs, negli Usa la domanda di elettricità per i data center potrebbe raggiungere l’8-12% del consumo elettrico totale entro il 2030, superando settori energivori come la produzione di acciaio o cemento.
Stando ai dati del China Data Center Report, in Cina, dove i data center sono concentrati nelle regioni industrializzate dell’est, il consumo potrebbe coprire il 6% della domanda elettrica nazionale entro il 2026. Come ha stimato un rapporto di McKinsey & Company, il settore globale dei data center richiederà investimenti per 6,7 trilioni di dollari tra il 2025 e il 2030. Saranno richieste anche un’enfasi crescente sull’efficienza energetica e sulla sostenibilità e significative innovazioni per garantire l’ottimizzazione dei consumi, come l’uso di raffreddamento a liquido e server ad alta efficienza, cruciali per ridurre l’impatto energetico.
GLI STATI UNITI: INNOVAZIONE TECNOLOGICA CONTRO VINCOLI INFRASTRUTTURALI
Gli Usa guidano attualmente la corsa all’IA grazie a un ecosistema di ricerca avanzato e aziende leader come OpenAI, Google, Microsoft e Nvidia. Tuttavia, l’approvvigionamento energetico rappresenta per essi un nodo cruciale.
Come ha sottolineato Deloitte, la rete elettrica americana, frammentata e spesso obsoleta, fatica a tenere il passo con la domanda in crescita esponenziale. Alcune aziende tech stanno costruendo centrali elettriche proprie per ovviare ai limiti infrastrutturali, un segnale chiarissimo della pressione sul sistema. Come scrive S&P Global, la domanda di energia per i data center potrebbe triplicare entro il 2028, raggiungendo tra 325 e 580 TWh, ma in questo campo l’America soffre dei ritardi nei progetti, che sono causati da colli di bottiglia nella trasmissione e da processi di autorizzazione lenti.
ENERGIA RINNOVABILE, INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Per affrontare questo problema, gli USA stanno puntando su un mix di energie rinnovabili e nucleare. Come nota il Google Sustainability Report, Big Tech come Google e Microsoft si sono impegnate a raggiungere il 100% di energia pulita entro il 2030, siglando accordi per forniture di energia carbon-free 24/7. Google ha poi introdotto meccanismi per ridurre il consumo durante i picchi di domanda, collaborando con le utilities locali, mentre Meta e Microsoft stanno investendo nella riattivazione di reattori nucleari dismessi per garantire energia stabile.
Il Dipartimento dell’Energia statunitense ha identificato siti federali per collocare data center con fonti rinnovabili, e l’Inflation Reduction Act varato dal presidente Joe Biden ma poi cassato dalla successiva amministrazione Trump offriva incentivi fiscali per solare, eolico e tecnologie di storage.
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A STELLE E STRISCE
Tuttavia, nel breve termine, il gas naturale rimarrà comunque una componente chiave: le proiezioni della Energy Information Administration indicano che nucleare e gas forniranno 190 TWh aggiuntivi, ma le rinnovabili copriranno solo il 50% della crescita della domanda. Intanto, le aziende stanno esplorando soluzioni come i reattori nucleari modulari (SMR), che promettono energia pulita e scalabile, ma la loro adozione è ancora in fase iniziale.
Un progetto ambizioso guidato da OpenAI e noto come “Stargate” prevede investimenti per 500 miliardi di dollari per costruire 10 data center da 5 gigawatt ciascuno.
Tuttavia, come osserva Bloomberg, i costi crescenti – con bollette elettriche domestiche che potrebbero aumentare fino al 36% – e i ritardi nei permessi stanno rallentando il progresso. La complessità normativa e la frammentazione tra stati complicano ulteriormente l’espansione delle capacità elettriche.
Come ha evidenziato Forbes, senza riforme rapide, gli USA rischiano di perdere terreno rispetto alla Cina, che sta scalando rapidamente le sue capacità. Per stare al passo, gli Usa devono investire non solo in infrastrutture, ma anche in ricerca per chip più efficienti, come quelli di Nvidia, che riducono il consumo energetico per unità di calcolo.
LA CINA POTENZA ENERGETICA
Pur seconda nell’innovazione software per l’IA, la Cina è leader nella produzione di chip e nella costruzione di data center, grazie a un approccio centralizzato e al tempo stesso pragmatico. Come ha valutato Forbes, la sua rete elettrica è tra le più robuste al mondo: ogni anno aggiunge capacità equivalente al consumo della Germania, con un aumento del 600% della produzione elettrica negli ultimi 25 anni, contro un calo del 10% negli Usa. Un analista americano, dopo un viaggio a Pechino, ha dichiarato al Wall Street Journal, con una punta di zelo: “L’energia non è un problema per la Cina, è una questione risolta”.
DAL CARBONE ALLE RINNOVABILI
Il mix energetico cinese è diversificato ma ancora dipendente dal carbone, che copre il 70% della produzione nelle regioni orientali dove si concentrano i data center. Tuttavia, come si legge nel China Energy Outlook, Pechino sta accelerando verso le rinnovabili, che rappresentano il 20%, e il nucleare, al 10%.
Un recente articolo apparso su Xinhua fa notare come l’iniziativa “Dati all’Est, Calcolo all’Ovest” sposta i carichi computazionali verso regioni ricche di risorse rinnovabili, come Xinjiang e Qinghai, dove solare ed eolico sono abbondanti. Entro il 2030, lo stesso China Energy Outlook prevede che rinnovabili e nucleare copriranno il 60% del fabbisogno dei data center, superando il carbone. Nel 2024, la Cina ha installato il 65% della nuova capacità rinnovabile globale, riuscendo peraltro a ridurre le emissioni di CO2 per la prima volta nonostante una domanda record. Questo è stato possibile grazie a investimenti massicci in parchi eolici offshore e impianti solari su larga scala, che sfruttano l’abbondanza di terreni disponibili nelle regioni occidentali.
LA FLESSIBILITÀ DEL DRAGONE
La flessibilità è un punto di forza dell’approccio del Dragone: se necessario, fa notare il Wall Street Journal, la Cina riattiva centrali a carbone inattive.
Tuttavia, secondo i dati della World Nuclear Association, con 26 reattori nucleari in costruzione e piani per centinaia di nuovi impianti, Pechino triplicherà la capacità nucleare a 8,7 terawatt entro il 2050. Sul fronte tecnologico inoltre, ha fatto notare la MIT Technology Review, modelli come DeepSeek ottimizzano i consumi energetici grazie a chip più efficienti, riducendo il divario con i leader americani come Nvidia.
Inoltre, secondo i dati dell’US Geological Survey, la Cina domina il 99% della produzione globale di gallio, un materiale critico per i semiconduttori utilizzati nell’IA, dandole un vantaggio strategico. La capacità di produrre chip a basso costo, combinata con un accesso garantito alle materie prime, consente dunque alla Cina di mantenere un vantaggio competitivo nella costruzione di infrastrutture per l’IA.
CHI VINCERÀ TRA USA E CINA?
Gli Stati Uniti vantano un vantaggio in termini di innovazione software, talenti e accesso al venture capital, ma i vincoli energetici rappresentano un ostacolo significativo. Come scrive Forbes, la dipendenza da una rete elettrica frammentata e i tempi lunghi per i permessi potrebbero rallentare la crescita dei data center, mentre i costi energetici crescenti pesano sulle famiglie e sulle imprese.
La Cina, invece, eccelle nella capacità di scalare rapidamente infrastrutture e approvvigionamenti energetici, grazie a una pianificazione statale che elimina ostacoli burocratici. Tuttavia, fa notare Carbon Brief, la dipendenza di Pechino dal carbone, pur in calo, comporta rischi ambientali, e l’instabilità delle rinnovabili richiede investimenti in tecnologie di storage per garantire continuità. Inoltre, la Cina deve affrontare sfide geopolitiche, come le restrizioni sull’export di tecnologie avanzate imposte dagli Usa, che hanno già iniziato a limitare l’accesso di Pechino ai chip di ultima generazione.
La Cina sembra insomma avere un vantaggio decisivo nella capacità energetica. Come scrive l’Economist, senza riforme rapide negli Usa – come permessi più veloci e un approccio che combini rinnovabili, nucleare e gas – la Cina potrebbe consolidare il suo dominio, offrendo IA a basso costo e scalabile.
Tuttavia, gli Stati Uniti hanno le loro carte da giocare: fattori come l’innovazione in chip più efficienti, come quelli di Nvidia, e lo sviluppo di reattori nucleari modulari (SMR) e gli investimenti in storage energetico potrebbero colmare il divario con il rivale asiatico. La posta in gioco è altissima: chi controllerà l’energia per l’IA dominerà l’economia e la sicurezza globale nei decenni a venire.


