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Zaia

Autonomia, sicurezza, diritti: che cosa c’è nel manifesto liberale di Zaia

Un invito a ripensare l’identità del centrodestra, mettendo insieme autonomia territoriale, capacità internazionale, politiche per i giovani, un approccio alla sicurezza centrato sulla presenza e una riconfigurazione dei temi etici in chiave liberale: dopo la volata delle regionali, tra veti e inciampi, Luca Zaia lancia il suo progetto politico

Pochi giorni fa sul Foglio campeggiava un articolo a firma di Luca Zaia in cui l’ex governatore del Veneto riassumeva in cinque punti la sua idea di destra liberale.

Un vero e proprio manifesto che in molti hanno letto come un avviso di sfratto alle componente vannacciana nella Lega, soprattutto per la presa di posizione sui temi civili ed etici. Lo stato maggiore del Carroccio fin qui non ha reagito, ma è stato  lo stesso generale a prendere le distanze dalla piattaforma di Zaia: “l’ho letto in maniera molto ma molto superficiale. Zaia non è il mio benchmark, non è il mio riferimento”.

IL MANIFESTO IN CINQUE PUNTI

Zaia articola la sua proposta in una serie di priorità concrete: 1) autonomia e responsabilità locale; 2) politica estera improntata al ruolo dell’Italia come ponte tra Ue e Stati Uniti; 3) sicurezza e ordine pubblico intesi come presenza dello Stato più che militarizzazione; 4) politiche per i giovani (casa, lavoro, formazione); 5) una destra che si dichiari liberale su temi etici e diritti civili, lasciando spazio alla coscienza individuale più che al diktat ideologico.

L’ex presidente del Veneto sostiene che questa impostazione sia necessaria “per dimostrare di essere una forza di governo capace di leggere il presente per cantierare il futuro”.

L’AUTONOMIA, LA QUESTIONE SETTENTRIONALE E QUELLA MERIDIONALE

L’autonomia torna centrale: Zaia segnala che è la Costituzione repubblicana a prevederla come strumento di responsabilità per superare “un centralismo che ha prodotto due Italie”. Serve dunque riequilibrare le funzioni statali e rafforzare il radicamento territoriale della politica in generale e della coalizione nello specifico.

Esiste, scrive, una “questione meridionale inaccettabile moralmente e intollerabile: cittadini costretti a fare le valigie per curarsi fuori regione, bimbi che in base a dove nascono hanno un futuro diverso… inaccettabile! Questa sperequazione va colmata senza esitazioni”. Ma c’è anche una questione settentrionale che va liberata dal senso di colpa – “non può essere  (…) liquidata come la secessione dei ricchi, un atto di egoismo – sburocratizzando ed efficentando, come chiede il Nord, ma favore del Paese intero.

L’ITALIA COME POTENZA DI EQUILIBRIO

Il manifesto è un’occasione per esprimere la sua visione anche sulle grandi questioni internazionali, segno che il Doge a un posto a Roma ci pensa eccome.

L’ex governatore chiede una voce italiana capace di collocarsi come “potenza di equilibrio”, in linea con la sua tradizione di Paese piccolo demograficamente e militarmente, ma pesante nei consessi diplomatici grazie al suo network mondiale.

Si tratterebbe dunque di fare da ponte tra aree geopolitiche, rafforzando il proprio ruolo operativo nelle relazioni transatlantiche ed europee. Sul punto, la chiosa vuol segnalare uno scarto – e una critica, pur velata – all’attuale linea del governo: “non schierarsi per riflesso, ma mediare con identità”-

SICUREZZA E IMMGRAZIONE

“Aiutare chi fugge dalla guerra o dalla fame è un dovere morale (…) governare i flussi migratori un dovere politico “. Insomma, sulle questioni di sicurezza interna non è possibile dividersi politicamente, perché si tratta di convivenza civile, e rafforzare la presenza dello Stato non significa miliritarizzare.

Secondo Zaia la destra non sarebbe “contro gli immigrati”, sebbene “Nelle carceri italiane gli stranieri sono circa un terzo: intorno a 19-20 mila persone, pari a circa il 31-32 per cento della popolazione detenuta complessiva. A fronte di una presenza di immigrati in Italia del 10-11 per cento”.

La situazione delle carceri racconta così un fallimento totale, dal sovraffollamento all’assenza di percorsi di reinserimento, che incentivano la criminalità. Occorre allora investire su una presenza efficace delle istituzioni sul territorio, ma soprattutto “inasprire le leggi e costruire nuove carceri” investendo sulla riabilitazione del detenuto.

GIOVANI: L’INFRASTRUTTURA DEL FUTURO

I giovani sono definiti «la vera infrastruttura nazionale». Per Zaia servono politiche integrate su casa, lavoro e formazione per invertire tendenze demografiche e il declino dei percorsi di ingresso nel mondo adulto.

DESTRA E LIBERTÀ

Il passaggio più discusso è quello sui temi etici: Zaia sostiene che “la destra vincente è quella liberale” e che questioni come il fine vita, le unioni civili, l’integrazione non possono essere trattate come tabù politici.

Un’impostazione che scava un solco rispetto alle linee più rigide presenti nella compagine di centrodestra e che rilancia sulle questione della coscienza individuale come accettazione del cambiamento. Di fronte a un mondo in continuo mutamento, “l’identità non è un riflesso automatico: si insegna, si trasmette, si costruisce”.

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