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Decaro Emiliano

Se stanno insieme ci sarà un perché: Decaro ed Emiliano tornano in tandem (per ora)

In Puglia si apre una nuova fase politica: Decaro fa il governatore, Emiliano l’assessore alle crisi industriali. Una convivenza a tempo per tenere unito il centrosinistra, dopo un’estate di scontri

Col passaggio di consegne celebratosi due giorni fa, inizia il percorso di Antonio Decaro alla guida della Regione Puglia. Ma Michele Emiliano non esce certo di scena.

In fondo, i due non si sono mai veramente lasciati. Al presidente uscente andrà una delega di grande rilievo, un obolo ineludibile per il suo delfino, che in estate aveva fatto di tutto per evitare di ritrovarsi il suo predecessore con un seggio da consigliere. Ora Decaro dovrà sopportare una breve convivenza con l’ingombrante ex, ma tutto sommato va bene così.

IL RITORNO (A TEMPO) DI MICHELE EMILIANO

L’ex presidente, che per dieci anni ha guidato la Regione, si occuperà così dei dossier più complessi, dalle crisi industriali dell’ex Ilva alle vertenze aziendali più delicate.

Ma la collaborazione tra i due leader non sarà a tempo indeterminato. Emiliano rimarrà in giunta solo fino alle prossime elezioni politiche, previste nel 2027, quando punterà a un seggio alla Camera.

UNA SOLUZIONE WIN-WIN

Una soluzione ponte che non scontenta nessuno. Il Partito Democratico resta unito, Emiliano dribbla il ritorno in magistratura e anche a Decaro può andar bene così: sulle questioni più scivolose, per un anno, ci sarà la firma e la faccia del suo predecessore, e lui potrà muoversi con relativa autonomia senza perdere un alleato importante.

LA STAFFETTA EMILIANO-DECARO: UN TANDEM VENTENNALE

Dietro le schermaglie e pur nelle profonde differenze di stile, tra i due esiste un rapporto solido, forgiato da una storia politica di avvicendamenti che dura ormai da vent’anni. Il rapporto tra Decaro ed Emiliano affonda le radici nel 2004, quando l’allora sindaco di Bari chiamò il giovane ingegnere dell’Anas nella sua giunta.

Da allora, entrambi hanno percorso tappe parallele: dieci anni da sindaco a testa, poi il passaggio alla guida della Regione.

Anche nella gestione del centrosinistra, i due hanno dimostrato un approccio simile, imperniato sulla capacità di entrambi – l’uno col riformismo, l’altro con un più smaccato trasformismo – di spuntare le armi agli avversari inglobandoli e costruendo alleanze. Una strategia vincente, confermata dai numeri che vedono il centrosinistra in Puglia migliorare di elezione in elezione.

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