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Perché Forza Italia si divide sui taxi

La virulenta protesta dei tassisti messa in piedi ieri a Roma diventa la cartina di tornasole per misurare la spaccatura dentro Forza Italia.

Le 18 sigle sindacali che hanno indetto lo sciopero dei taxi di ieri rivendicano un’adesione massiccia e raccontano di aver paralizzato gli spostamenti nelle principali città. Al di là del coinvolgimento, la proteste hanno però messo in evidenza un certo imbarazzo nella maggioranza, indecisa su un dossier che riguarda da vicino l’elettorato di centrodestra e a disagio per la piega violenta presa dal corteo (per esempio quando Matteo Hallissey e Ivan Grieco sono stati aggrediti).

Il nodo alla base di tutto è se affrontare il tema con un approccio liberale oppure difendere assetti e interessi consolidati. Cioè esattamente la linea di frattura che oggi attraversa Forza Italia.

LA BATTAGLIA CONTRO UBER E GLI ABUSIVI

Al centro della protesta c’era la denuncia contro gli “abusivi” e contro la presenza sul mercato di grandi piattaforme internazionali come Uber, ritenute dalla categoria responsabili di erosione del reddito e di concorrenza sleale. Le sigle sindacali chiedono misure efficaci contro il sommerso e regole più severe per le modalità di accesso al servizio, mentre sono in molti a chiedere una definitiva apertura del mercato per favorire la concorrenza.

LO SCONTRO OCCHIUTO-GASPARRI

A suonare la carica “liberale” contro la protesta è il leader del nuovo fronte interno Roberto Occhiuto, mentre Maurizio Gasparri corre ai ripari, difendendo la scelta di Matteo Salvini di accogliere i contestatori al Mit.

Secondo l’anti-Tajani calabrese si tratta di “una protesta anacronistica, che difende una corporazione e nega l’evidenza dei fatti”. Da tempo Occhiuto si è schierato a favore della liberalizzazione del settore, ostacolando i tentativi del Mit di tamponare l’emergenza.

Sull’altra sponda il capogruppo di Fi al Senato – reo anche lui di anacronismo secondo la rampante fronda liberale -, che si tiene stretta la categoria: i taxi vanno ascoltati, “svolgono un servizio pubblico, con tariffe regolate, vincoli di turno e oneri fiscali” elevati, dice, timoroso di inimicarsi una fetta di elettorato naturalmente vicina al centrodestra.

IL BRACCIO DI FERRO MIT-CALABRIA

A dar man forte a Occhiuto ci sono anche gli sviluppi giudiziari: il decreto interministeriale 226 del 2024, pensato da Salvini per circoscrivere l’attività concorrente degli Ncc, è stato prima smontato da una sentenza del Tar del Lazio nell’agosto 2025 e poi ha visto cadere tre pilastri per mano della Corte costituzionale a novembre, su ricorso proprio della Regione Calabria.

Ora l’area liberal del partito punta a capitalizzare il malessere delle città per tracciare un’agenda di modernizzazione, mentre la fronda più cauta prova a resistere contro una liberalizzazione che alienerebbe agli azzurri una categoria consolidata.

Nello specifico, la palla passerà ora a Salvini, che dovrà mediare oggi al Mit,. Per quanto riguarda Forza Italia, invece, la sensazione è che le spaccature tra gli azzurri possano allargarsi e che temi come questi diventino un crocevia per il destino di Tajani e compagni.

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