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Groenlandia

Che cosa c’è nell’accordo Usa-Nato sulla Groenlandia

Al culmine della tensione tra Usa ed Europa sulla questione Groenlandia, la situazione vira improvvisamente: Donald Trump incontra Mark Rutte e annuncia un parziale passo indietro rispetto alle sue minacce iniziali. La crisi, almeno per ora, sembra congelata ma il dossier rimane incandenscente

Il presidente Usa e il segretario della Nato annunciano nella serata di ieri di aver trovato la “cornice per un futuro accordo” sulla Groenlandia. La crisi, se non risolta, sembra quantomeno congelata: il tycoon abbandona la retorica dell’attacco militare, ammorbidisce i toni e ritira i dazi ai Paesi europei che avevano annunciato il dispiegamento di truppe militari a difesa dell’isola artica.

Un dietrofront improvviso, arrivato a poche ore dal discorso fiume di Donald Trump sul palco di Davos, dove aveva minacciato e deriso gli alleati, accusandoli di ingratitudine, ribadendo la sua intenzione di appropriarsi dell’isola artica, pur escludendo l’uso della forza.

LA CORNICE DELL’ACCORDO: POCHI CHIARIMENTI

Caso chiuso? Non proprio. Innanzitutto perché dei dietrofront del tycoon ci si può fidare tanto quanto delle sue intemerate. E poi perché i contorni dell’intesa sono tutt’altro che chiari. Tanto che lo stesso a Rutte ha detto di non aver discusso il tema della sovranità groenlandese, che poi è il vero punto di caduta di tutta la vicenda. Anche sulla questione dei diritti minerari, i contorni dell’accordo sulla Groenlandia rimangono piuttosto oscuri. Di certo c’è che Trump li ha puntati e non mollerà facilmente la presa.

SOVRANITÀ DANESE SULLA GROENLANDIA E MODELLO CIPRO: COSA C’È NELL’ACCORDO USA-NATO SULLA GROENLANDIA

Tuttavia, secondo le ricostruzioni, l’accordo vedrebbe gli Usa ottenere la sovranità solo su piccole porzioni del territorio dell’isola, finalizzate al controllo e alla costruzione di nuove basi militari. Dai tempi della Guerra Fredda, il contingente statunitense in Groenlandia si è notevolmente ridotto, passando dalle 17 basi militari attive all’apice delle tensioni con Mosca alla sola Pituffik Space Base, l’unico centro di coordinamento militare Usa sull’isola artica.

Non è chiaro quante basi chiederà Washington, ma se così fosse, per Nuuk si profilerebbe una sorta di modello Cipro: nell’ex colonia inglese, il Regno Unito ha mantenuto il controllo su due basi militari che rientrano a tutti gli effetti nel territorio della Corona inglese.

LA MEDIAZIONE DI RUTTE

La proposta di mediazione presentata da Rutte prevede dunque condizioni che non intaccherebbero la sovranità danese. A convincere Trump sarebbe stato un piano di rafforzamento delle difese che si estenderebbe a tutta la regione artica, con la Nato che parteciperebbe al progetto del Golden Dome statunitense, impegnandosi ad acquistare gli armamenti necessari da Washington.

L’intesa prevederebbe inoltre l’impegno degli alleati nel complesso – e artici nello specifico: Stati Uniti, Canada, Danimarca, Norvegia, Islanda, Svezia, Finlandia – nel garantire che Russia e Cina non ottengano mai una posizione di vantaggio economico o militare in Groenlandia, come ha precisato la portavoce della Nato Allison Hart.

Secondo Axios, si tratterebbe di aggiornare l’Accordo di difesa siglato nel 1951 tra Washington e Copenaghen, che permetteva agli americani di costruire nuove basi militari sull’isola e di istituire aree di difesa Nato ove necessario.

I TIMORI DI BRUXELLES

Il timore è che l’accordo sulla Groenlandia possa essere usato come scusa per ridurre ulteriormente il coinvolgimento Usa nel sostegno all’Ucraina. Per questo i Paesi europei hanno confermato il vertice previsto per stasera. Il Consiglio straordinario in programma oggi, pur nel contesto del congelamento dei contro-dazi annunciati, servirà a coordinare la risposta europea nel caso di nuove minacce da Washington.

Il tema vero sarà trovare il punto di convergenza tra i Ventisette sul grado di fermezza da utilizzare nei confronti della Casa Bianca in futuro, tenuto conto dell’attuale  stravolgimento della diplomazia internazionale e della possibilità di passare a un reale impiego dello strumento anti-coercizione.

Crediti immagine: account X della Casa Bianca

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