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Oltreconfine

L’Iran al buio, Parigi contro la flotta ombra russa, Xi epura il suo generale. Notizie da Oltreconfine

Oltreconfine, la rassegna stampa internazionale di Policy Maker

OLTRECONFINE, IRAN: IL BLACKOUT INTERNET PIÙ LUNGO DI SEMPRE STA DISTRUGGENDO L’ECONOMIA

Come spiega l’Associated Press, da tre settimane gli iraniani vivono il blackout internet più lungo e totale della storia della Repubblica Islamica. Tutto è cominciato l’8 gennaio, quando le autorità hanno tagliato la rete per soffocare le proteste di piazza scoppiate a fine dicembre contro il crollo del rial, arrivato a oltre 1,4 milioni per dollaro, e l’aumento del prezzo della benzina.

Oggi la connessione con il mondo esterno è quasi inesistente. Funzionano solo alcuni siti nazionali e Google come motore di ricerca, ma con risultati quasi tutti bloccati. Nessuna data certa per il ritorno alla normalità, e questo sta mandando in tilt migliaia di attività. Un negoziante di animali a Teheran racconta di aver perso il 90% del fatturato: “Prima vivevo su Instagram e Telegram, ora non ci accedo più. Il governo ci ha proposto due alternative locali, ma i clienti non le usano”.  Molti altri commercianti sono nella stessa barca.

Il blackout si somma a un’economia già in ginocchio per l’inflazione galoppante, il rial che vale una miseria rispetto a dieci anni fa – 32.000 a dollaro – o addirittura prima della rivoluzione del ’79 (70 a dollaro). La gente spende solo per mangiare e benzina, i negozi di abbigliamento o i ristoranti restano vuoti. “Passano davanti alla vetrina ma non entrano, non hanno voglia di spendere”, dice il proprietario di una sartoria di lusso nella capitale. Il danno economico è enorme. Il governo parla di 2,8-4,3 milioni di dollari al giorno persi, ma secondo NetBlocks la cifra reale sfiora i 37 milioni quotidiani. Nel 2022, durante le proteste per Mahsa Amini, i blackout costarono 1,6 miliardi in totale.

E ora si ripete lo schema: arresti di massa, chiusura di caffè accusati di aver ospitato manifestanti, persino minacce di sequestro beni per atleti e artisti. Nei commenti sotto un articolo di Fars, agenzia vicina ai Guardiani della Rivoluzione, la gente sfoga la rabbia: “Per carità, non fate diventare normale questo taglio. Ci state distruggendo il lavoro”. Qualcuno si chiede pure perché tenere la rete spenta quando le strade sono ormai silenziose. Il mix di repressione, crisi economica e blackout rischia di alimentare ancora di più il malcontento.

FRANCIA INTERCETTA PETROLIERA RUSSA NEL MEDITERRANEO: COLPO ALLA FLOTTA OMBRA DI PUTIN

La marina francese, grazie a informazioni di intelligence fornite dal Regno Unito, ha intercettato giovedì scorso nel Mediterraneo una petroliera sospettata di far parte della cosiddetta “flotta ombra” russa, quella che serve a eludere le sanzioni occidentali sull’export di petrolio dopo l’invasione dell’Ucraina. Lo riferisce l’Associated Press, secondo cui la nave in questione si chiama Grinch. È partita da Murmansk, nel nord-ovest della Russia, e navigava con una bandiera falsa delle isole Comore al largo dell’Africa orientale. L’equipaggio è indiano. L’intercettazione è avvenuta al largo di Almeria, sulla costa sud della Spagna.

Il presidente Emmanuel Macron ha commentato l’operazione con un post su X, accompagnato da una foto di un elicottero francese sopra la nave: “Siamo determinati a far rispettare il diritto internazionale e a garantire che le sanzioni funzionino davvero”. Ha aggiunto che la flotta ombra finanzia direttamente la guerra di aggressione contro l’Ucraina.

La flotta ombra russa conta ormai oltre 400 navi, spesso vecchie, di proprietà di società opache registrate in paesi non sanzionanti e battenti bandiere di comodo. L’Occidente sta stringendo accordi con questi paesi per facilitare le ispezioni e le sequestri. Non è la prima volta per la Francia: già a settembre scorso le sue forze navali avevano abbordato un’altra petroliera, la Pushpa (o Boracay, nome cambiato più volte), al largo della costa atlantica francese. Anche quella proveniva da un terminal russo, quello di Primorsk, vicino a San Pietroburgo, e batteva bandiera del Benin. Putin aveva definito quell’azione una “pirateria” e aveva accusato Macron di voler distogliere l’attenzione dai problemi interni francesi. Il capitano di quella nave andrà a processo a febbraio per il

presunto rifiuto dell’equipaggio di collaborare con le autorità. Con questa nuova operazione, Parigi e Londra dimostrano di voler alzare il tiro contro il meccanismo che permette a Mosca di continuare a incassare miliardi dal petrolio, finanziando così lo sforzo bellico senza far crollare l’economia interna.

XI FA FUORI IL SUO GENERALE PIÙ FIDATO: L’EPURAZIONE DELL’ESERCITO CINESE TOCCA IL VERTICE

Zhang Youxia, il generale numero due dell’esercito cinese e vice presidente della Commissione militare centrale, ossia l’organo che comanda davvero le forze armate, è finito sotto inchiesta per “gravi violazioni di disciplina e di legge”. Lo scrive il New York Times, che riferisce che con Youxia è stato indagato anche il generale Liu Zhenli, capo dello Stato maggiore congiunto.

L’annuncio del Ministero della Difesa è arrivato sabato scorso e ha lasciato tutti a bocca aperta. Zhang Youxia non è un qualsiasi alto ufficiale: 75 anni, è figlio di un generale della rivoluzione, oltre che compagno d’infanzia di Xi Jinping, uno dei pochissimi che il presidente cinese aveva tenuto oltre l’età pensionabile. Sembrava intoccabile, l’ultimo baluardo della vecchia guardia fidata. Invece è caduto pure lui.

Ora nella Commissione militare centrale restano solo Xi e il generale Zhang Shengmin, quello che ha gestito finora le purghe. È la mossa più clamorosa nella campagna di Xi per ripulire l’esercito da corruzione e slealtà, iniziata anni fa e diventata sempre più feroce. Dal 2023 sono saltati decine di alti ufficiali: quasi tutta la dirigenza della Forza missilistica, quella che gestisce i missili nucleari e convenzionali, ammiragli, comandanti regionali, ex ministri della Difesa. Molti erano stati promossi proprio da Xi dopo il 2012, quando aveva giurato di estirpare la corruzione endemica. Gli analisti parlano di un “annientamento totale” del vertice militare.

Xi sembra convinto che il marcio sia talmente profondo da non potersi fidare nemmeno dei suoi più stretti alleati. Ha deciso di tagliare fino all’osso, puntando su una nuova generazione di ufficiali che spera siano più puliti e leali. Il prezzo però è altissimo, sottolinea il Nyt: i due generali indagati erano i più esperti sul piano operativo, quelli che dirigevano addestramento ed esercitazioni. Zhang Youxia, in particolare, era uno dei pochissimi con vera esperienza di combattimento, che include la guerra di confine con il Vietnam negli anni ’80.

Ora al vertice non c’è quasi più nessuno con quel tipo di background. Il risultato è un buco enorme di esperienza e competenza. Per ricostruire catene di comando affidabili ci vorranno almeno cinque anni, forse di più. Nel frattempo la capacità operativa dell’Esercito popolare di liberazione ne esce indebolita. Per questo molti esperti ritengono che le possibilità di un’azione militare su Taiwan nel breve periodo si siano ridotte drasticamente.

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