Il testo del Ddl Stupri fa litigare maggioranza e opposizione. La contesa è sull’uso della parola “dissenso” in luogo dell’attuale “consenso libero e attuale”. Il testo andrà in Parlamento il prossimo 10 febbraio
Con 12 sì e 10 no la Commissione Giustizia del Senato ha dato via libera al disegno di legge sulla violenza sessuale. Relatrice della norma, che ha convinto solo maggioranza, è la senatrice della Lega Giulia Bongiorno. Il testo sarà in aula il prossimo 10 febbraio.
DDL STUPRI: L’ACCORDO TRA MELONI E SCHLEIN
La riforma, nata da un’iniziativa parlamentare (la prima firmataria è Valeria Valente del PD), doveva essere simbolo della capacità di dialogo di maggioranza e opposizione su temi non partitici e che dovrebbero oltrepassare gli steccati, per così dire, ideologici, visto che la violenza non conosce colore.
Sulla scorta di tali buone intenzioni la riforma del reato di violenza sessuale, infatti, era stata approvata all’unanimità dalla Camera lo scorso novembre. Si era giunti a un accordo bipartisan grazie all’impegno comune della presidente del Consiglio Giorgia e dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein. Ora però le cose sono cambiate.
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MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE DIVISE SUL DISSENSO
Un accordo che si è dissolto sul nuovo testo. La contesa, tra opposizione e maggioranza, è sull’uso della parola “consenso” che sparisce dal testo redatto dalla senatrice Bongiorno, sostituita dalla “volontà contraria” all’atto sessuale. Attualmente, invece, si punisce chi compie un rapporto sessuale senza aver ottenuto il “consenso libero e attuale”. “La mia proposta prevede il reato di violenza quando si compiono atti sessuali contro la volontà di una persona. Si tratta innegabilmente di un deciso ampliamento della tutela per le vittime di violenza – aveva detto la senatrice Bongiorno al Corriere della Sera -. Se oggi il Codice penale punisce soltanto alcune ipotesi di violenza, come quelle con minaccia o costrizione, con il nuovo testo si garantisce una protezione delle vittime a 360 gradi, sottolineando che è reato ogni atto contro la loro volontà”.
DDL STUPRI: IL VOTO DELLA COMMISSIONE GIUSTIZIA SU UN TESTO CHE AUMENTA LE SANZIONI
La nuova versione del ddl approvata dalla commissione Giustizia aumenta le sanzioni per chi è colpevole di stupro, le stesse passano, infatti, da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della vittima, per i casi di atti sessuali con violenza, minacce abuso di autorità le sanzioni sono aumentate di un anno (da 7 a 13 anni).
RICONOSCIUTO IL FREEZING
Il ddl approvato dalla Commissione Giustizia del Senato introduce una novità: la fattispecie del freezing. “Nei casi in cui la vittima resta paralizzata dalla paura di fronte al suo aggressore – ha spiegato l’avvocato e parlamentare della Lega al Corriere -, a volte l’imputato viene assolto perché sostiene di non aver potuto capire quale fosse la volontà della donna. È per superare queste decisioni veramente inaccettabili, che è stato previsto che anche nei casi di freezing, cioè quando la donna non manifesta la sua volontà perché congelata dalla paura, si debba presumere il dissenso. Quindi, è sempre reato se manca una manifestazione chiara”.
LA CONTRARIETÀ DELLE PARLAMENTARI DEL PD
A protestare sono le parlamentari del PD. “Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente della Commissione Giustizia al Senato – si chiedono ironicamente le parlamentari democratiche in un comunicato rilanciato dal sito del PD -? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul “consenso”, sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato?”. Manifestano anche le organizzazioni e associazioni femministe, tra cui la rete nazionale dei centri antiviolenza D.i.Re. “Costringere chi ha vissuto una violenza a dover dimostrare il proprio dissenso all’atto sessuale significa spostare su di noi la responsabilità maschile dello stupro”, spiegano le manifestanti al Corriere.

