A pochi giorni dalla prima riunione del Consiglio regionale della Puglia nell’aula di via Gentile fissato per il 2 febbraio, il panorama politico locale è un cantiere aperto. Tra veti incrociati nel centrosinistra sulla presidenza “rosa” e la sfida interna a Forza Italia tra l’uscente Mazzotta e l’ex candidato governatore Lobuono, si gioca una partita a scacchi che coinvolge anche le presidenze delle Commissioni e i delicati equilibri tra Fratelli d’Italia e Lega.
Manca meno di una settimana all’insediamento ufficiale del nuovo Consiglio regionale della Puglia, previsto per lunedì 2 febbraio 2026, ma la strada verso l’Ufficio di Presidenza è ancora costellata di ostacoli. Se da un lato il governatore uscente e la sua coalizione cercano di blindare i nomi chiave, dall’altro l’opposizione di centrodestra deve risolvere i propri “affari di famiglia”, a partire dalla guida del gruppo di Forza Italia e dalla gestione delle commissioni di garanzia.
LA GUERRA DEI CAPIGRUPPO: IN FORZA ITALIA È DERBY MAZZOTTA-LOBUONO
Il cuore delle tensioni nel centrodestra batte nel Palazzo del Consiglio, dove domani i cinque consiglieri di Forza Italia si riuniranno per scegliere il proprio leader. In pole position resta Paride Mazzotta, l’uscente recordman di preferenze, che garantirebbe continuità ed esperienza regolamentare. Tuttavia, l’ombra di Luigi Lobuono si allunga sul tavolo: l’ex candidato governatore è disponibile al ruolo, ma la sua figura potrebbe essere dirottata verso un incarico di rilievo nel partito, che si avvia verso una stagione congressuale di rinnovamento sotto l’egida di Antonio Tajani.
Lobuono, al momento non iscritto ad alcun gruppo, resta il “grande punto interrogativo”: se non dovesse trovare spazio come coordinatore delle opposizioni (figura non prevista dallo Statuto), non è esclusa l’apertura di un Gruppo Misto.
IL GELO DI CUIA-LANOTTE E IL CASO DEL SEGRETARIO D’AULA
Sempre in casa azzurra, si registra un clima polare tra il tarantino Massimiliano Di Cuia e il barlettano Marcello Lanotte. Le ruggini derivano da un’inchiesta sulle presunte irregolarità delle Politiche 2022, che sono costate il seggio a Lanotte. Uno stallo che potrebbe favorire la candidatura di Paolo Dell’Erba come segretario d’aula (ruolo spettante all’opposizione), vista come la scelta meno divisiva per evitare che i veleni giudiziari paralizzino l’azione politica del gruppo sin dal primo giorno.
PRESIDENZA E QUOTE ROSA: IL CASO MATARRELLI E LA PROVOCAZIONE DELLA LEGA
Nel campo del centrosinistra, il nome per la presidenza del Consiglio resta quello del brindisino Toni Matarrelli. Tuttavia, la strada è in salita. La Lega, per bocca di Fabio Romito, ha lanciato la provocazione di una “presidenza rosa”, un tema caro alla segretaria dem Elly Schlein ma che si scontra con gli equilibri locali.
Il capogruppo Pd, Stefano Minerva, ha rispedito al mittente la proposta definendola “singolare” vista l’assenza di donne elette tra i leghisti. Il Pd però dovrà concedere qualcosa sul fronte delle commissioni: Loredana Capone (vicinissima a Schlein) ed Elisabetta Vaccarella sono in prima linea per ottenere presidenze di peso in commissioni come Agricoltura, Bilancio o Sanità.
IL NODO DELLA SETTIMA COMMISSIONE E L’ANTIMAFIA
La vera battaglia istituzionale si sposta però sulla Settima Commissione (Affari Istituzionali), fondamentale per la riforma dello Statuto e della legge elettorale. La Lega rivendica il posto per Gianfranco De Blasi, ma Fratelli d’Italia, forte dei suoi 11 eletti, reclama la guida per un proprio esponente. Al contempo i meloniani si sono iscritti alla presidenza dell’Antimafia e alla vicepresidenza del Consiglio con Renato Perrini.
Sullo sfondo, resta da sciogliere il nodo delle incompatibilità: per prassi, il presidente di commissione non dovrebbe appartenere allo stesso gruppo dell’assessore di riferimento. Questo potrebbe rimescolare le carte per Sanità e Agricoltura, aprendo spazi per liste civiche come quella di Decaro (con Felice Spaccavento in pole per la Sanità) e il Movimento 5 Stelle (con Rosa Barone o Annagrazia Angolano).

