Nel cuore di una tempesta geopolitica che sta ridisegnando i confini dell’influenza globale, l’Europa prova a fare squadra e accelerare i suoi processi: nasce il gruppo gli E6 con i big dell’economia europea. L’obiettivo è superare la palude decisionale che spesso blocca i 27 Stati membri dell’Unione. Ecco chi c’era all’incontro
Per il momento si sono visti in video conferenza, ma presto saranno un gruppo di lavoro stabile, con incontri frequenti e un appuntamento imminente a Bruxelles. Al centro dell’agenda del neocostituito E6, – il board che riunisce i ministri dell’Economia delle maggiori potenze dell’Unione – quattro priorità: il completamento dell’unione del risparmio per finanziare le imprese, il rafforzamento dell’euro come moneta globale, il coordinamento degli investimenti nella difesa e la sicurezza assoluta nell’approvvigionamento delle materie prime critiche.
Si delinea così un’Europa a guida “E6”, pronta a dettare il ritmo della crescita e della sicurezza collettiva, smarcandosi dalle esitazioni e cercando una nuova autonomia rispetto agli scenari transatlantici. La convinzione che accomuna i sei ministri è che il metodo del consenso unanime tra i 27 Paesi sia diventato un lusso che l’Europa non può più permettersi.
LA NASCITA DEL GRUPPO E6: CHE COS’È
Il gruppo E6 nasce come piattaforma informale di coordinamento tra sei grandi economie dell’Unione europea. Promossa grazie all’asse tra Germania e Francia, vede la partecipazione attiva di Italia, Polonia, Spagna e Paesi Bassi. L’idea di fondo non è creare un’Europa a due velocità, ma costruire un “nocciolo duro” capace di indicare una direzione comune agli altri Stati membri e di superare la lentezza decisionale che spesso caratterizza l’Unione a 27.
«Alla luce delle incertezze globali puntiamo con maggiore forza sulla sovranità europea», ha dichiarato Klingbeil, sottolineando la volontà di rendere l’Europa più forte e indipendente. Il messaggio è chiaro: l’Unione deve imparare a fare affidamento sulle proprie capacità economiche, industriali e militari. Le fratture nel sistema geopolitico, l’indebolimento del patto transatlantico, la competizione con Stati Uniti e Cina e la corsa alle risorse strategiche impongono all’Europa un salto di qualità. Obiettivo: accelerare le riforme strategiche, rafforzare l’autonomia dell’Europa e ridurre la dipendenza da fattori esterni.
LE QUATTRO PRIORITÀ STRATEGICHE: RISPARMIO, EURO, DIFESA, MATERIE PRIME
La prima priorità riguarda il rafforzamento dell’Unione dei mercati dei capitali. L’obiettivo è creare migliori condizioni di finanziamento per le imprese europee, in particolare start-up e scale-up, accelerando i dossier in corso a livello Ue e sostenendo iniziative innovative come il progetto “Five”. Il secondo asse punta a consolidare il ruolo internazionale dell’euro. I Paesi E6 intendono rafforzare la credibilità della moneta unica, promuovere sistemi di pagamento digitali europei e sostenere il progetto dell’euro digitale, considerato un tassello chiave della sovranità finanziaria. La difesa è il terzo pilastro della strategia.
I sei Paesi concordano sulla necessità di coordinare meglio gli investimenti militari, trasformando la difesa in un motore di innovazione e crescita. L’obiettivo è ancorare la sicurezza europea come priorità del prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue. Infine, il gruppo E6 sottolinea l’importanza strategica delle materie prime critiche e delle catene di approvvigionamento. L’Europa deve garantire accesso sicuro alle risorse essenziali, rafforzando la cooperazione interna e le partnership con Paesi terzi.
CHI PARTECIPA: TUTTI I MINISTRI
Al tavolo, che ha visto alternarsi confronti in videoconferenza e preparativi per il vertice in presenza a Bruxelles, sedevano i volti chiave dell’economia europea. L’impulso principale è arrivato dal ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil e dal suo omologo francese Roland Lescure, che hanno agito come motori dell’operazione. Insieme a loro, il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti, la ministra spagnola María Jesús Montero, il polacco Andrzej Domański e l’olandese Eelco Heinen.

