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Calenda

Perché Calenda potrebbe essere il candidato sindaco del centrodestra a Roma

Nonostante le smentite di rito, lo scenario che vedrebbe Carlo Calenda riprovare la corsa per il Campidoglio, sostenuto stavolta dal centrodestra, non appare così peregrino: ecco perché

Il Corriere lancia la suggestione, lui smentisce categoricamente. Ma qualcosa di concreto ci potrebbe essere dietro la pazza idea che sta circolando con insistenza negli ultimi giorni, ossia quella di candidare Carlo Calenda nelle file del centrodestra per contendere la città di Roma all’uscente, e fortissimo, Roberto Gualtieri.

Del resto, il leader di Azione è abituato a incastrare posizioni che spesso sfidano la logica bipolare tradizionale. Così, per una serie di ragioni interne a Fratelli d’Italia, cui spetta la scelta del candidato, e in vista di un riassetto delle coalizioni in chiave nazionale – tutto ruota intorno alla legge elettorale – alla fine potrebbe essere proprio il suo il nome giusto.

CHI SI CANDIDA A ROMA? TUTTI GLI “SKIP” DI FRATELLI D’ITALIA

Iniziamo dal casting. Seguendo l’analisi di Fabrizio Roncone sul Corriere della sera, molte figure di primo piano si sfilerebbero volentieri dalla rosa dei nomi. Per ragioni intrinseche – governare Roma non è una passeggiata e spesso essere il candidato porta più disgrazie che benefici -, ma anche contingenti. Per esempio ad Arianna Meloni è promesso un ben più sicuro scranno al Senato e Andrea Abodi non ha alcuna intenzione di lasciare il ministero. Mentre i pretoriani Fabio Rampelli e Federico Mollicone sarebbero più che disponibili, ma mancano di trasversalità.

CAMPO LARGO ADDIO? IL FLIRT DI CALENDA CON IL CENTRODESTRA

Gira e rigira, la soluzione Calenda prende corpo. Anche per non sperperare quegli avvicinamenti tra il leader di Azione e Giorgia Meloni, le aperture a Forza Italia e l’avversione insuperabile dell’ex ministro nei confronti di buona parte di quella che sarebbe, in teoria, la sua area di provenienza. Con Renzi la storia è nota, la convivenza con Avs è impossibile, la tensione con i 5S spontanea. Insomma, è la traiettoria del centrosinistra a spingerlo lontano. “Se ci sarà spazio per collaborare, sarò felicissimo”, dichiarava l’interessato pochi giorni fa alla convention di Forza Italia per celebrare il 32esimo anniversario della discesa in campo di Berlusconi.

AZIONE O NAZIONE? IL NODO DELLA LEGGE ELETTORALE E L’INCROCIO CON VANNACCI

Sull’altra sponda però sono alle prese con un piccolo, enorme problema: è, ancora una volta, l’affaire Vannacci. Per arginare la sua disordinata ascesa, gli azzurri e i Fratelli farebbero carte false. Ma forse bastererebbe alzare la soglia di sbarramento al 4% per indurre il generale a rientrare nei ranghi e prevenire corse solitarie. Peccato che a quel punto ci andrebbe di mezzo anche Azione, per cui il 4% è un miraggio.

LA BOUTADE DI SALVINI TIRA LA VOLATA A CALENDA?

In questo vuoto pneumatico si è inserito Matteo Salvini. Con la consueta voglia di sparigliare le carte, il leader della Lega ha lanciato il nome di Antonio Maria Rinaldi. Per molti, quella di Salvini è solo una mossa tattica, un candidato sostanzialmente da bruciare, buttato nella mischia per alzare la posta e per marcare il territorio in vista di trattative future. Sarà, ma alla fine la boutade di Salvini potrebbe contribuire a un’accelerata decisiva.

CALENDA SMENTISCE, MA LE STRADE PORTANO A ROMA

Secondo Calenda, si tratta di ricostruzioni “destituite di ogni fondamento”.

Sarà la suggestione, o la necessità di chiudere i cerchi, ma anche a guardarla in chiave nazionale, tutto riporta a Roma: lì dove nel 2021, correndo da solo, Calenda fallì. E dove anche il centrodestra andò incontro a un disastro, prestando i propri simboli alla candidatura di Michetti. Oggi la Capitale potrebbe essere il luogo dove Giorgia Meloni può sperimentare una coalizione allargata, utile per rimanere in sella e portarsi a casa le politiche 2027. E per Azione, una scialuppa di salvataggio insperata.

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