Skip to content

Ordine giornalisti referendum

L’Ordine dei giornalisti finanzia il no al referendum? Cosa sta succedendo

Scoppia la polemica sul Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti per lo stanziamento di 20 mila euro all’associazione Articolo 21, che sostiene il “no” al referendum. Il Presidente Bartoli difende la delibera: “Si tratta di associazioni e non di parti politiche, l’OdG non è disponibile a farsi strumentalizzare”

È scontro aperto sulla delibera del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che destina un finanziamento di 20.000 euro all’associazione Articolo 21, coordinata da Giuseppe Giulietti.

L’accusa, mossa da una parte del Consiglio e rilanciata dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli è pesante: l’Ordine starebbe sostenendo, con i soldi degli iscritti, un soggetto politico impegnato attivamente nella campagna referendaria per il “No” alla riforma della magistratura. Il presidente Carlo Bartoli risponde: “Affermare che l’Ordine finanzia il referendum significa non guardare ai fatti”.

LA DELIBERA DELLA DISCORDIA

Ogni anno, il Consiglio nazionale dell’OdG vota stanziamenti per associazioni che si occupano di libertà di stampa e diritti dell’informazione. Negli ultimi anni, i fondi sono andati a tre realtà: Carta di Roma (immigrazione), Ossigeno Informazione (cronisti minacciati) e, appunto, Articolo 21. “Si tratta di associazioni e non di parti politiche, come maliziosamente viene affermato da alcuni, che operano a difesa della libertà d’informazione da decenni”, osserva il presidente Carlo Bartoli in una nota.

Eppure, nell’ultima seduta, la delibera sui fondi ad Articolo 21 è passata con una maggioranza risicata (33 voti favorevoli su 60, con 8 contrari, 4 astenuti e 12 assenti) a causa delle perplessità sul coinvolgimento dell’associazione nel referendum.

ARTICOLO 21 UN SOGGETTO POLITICO?

Articolo 21 è infatti parte integrante della rete che ruota attorno al Comitato per il No guidato da Giovanni Bachelet (“Società civile per il No”). Malgrado la richiesta di finanziamento rispettasse tutti requisiti predefiniti dal Cnog, come ricorda il consiglio direttivo dell’associazioni, da più parti si è osservato che il sostegno contrasta con l’articolo 6 delle Linee guida dell’Ordine, che vieta esplicitamente contributi a organizzazioni politiche e sindacali.

Secondo la ministra Eugenia Roccella è “allarmante” la scelta di un ente pubblico di sostenere un soggetto politico. Ancora più duro il commento di Andrea Cangini, segretario della Fondazione Einaudi ed ex direttore del Quotidiano Nazionale: “Sono pronto a stracciare la tessera se non verrà ritirato il contributo. L’OdG ha cessato di svolgere la propria funzione per farsi soggetto politico”. E anche il coordinamento di Pluralismo e Libertà ha espresso “sorpresa e incredulità”, sottolineando come, al di là delle procedure burocratiche, resti un enorme problema di opportunità in una fase così delicata per il Paese.

RAMPELLI  E “IL PARADOSSO DELLA PAR CONDICIO”

L’accusa di incoerenza verso l’OdG si fa più stringente se si guarda alle decisioni recenti sulla formazione professionale. Recentemente, infatti, l’Ordine ha cancellato i corsi di aggiornamento sulla “Riforma Nordio” motivando la scelta con l’impossibilità di garantire la par condicio. “Il paradosso è servito”, attacca il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI). “Si annullano i corsi sulla giustizia per neutralità, ma si finanziano con 20 mila euro le campagne per il No. O si ritira il contributo o si stanziano altri 20 mila euro per le associazioni del Sì”. Sul punto, Rampelli ha già annunciato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia.

LA DIFESA DEL PRESIDENTE DELL’ODG BARTOLI

Il presidente dell’OdG, Carlo Bartoli, respinge però ogni accusa, parlando di polemiche “di bassa lega” che distorcono la realtà. Secondo il Presidente, Articolo 21, come Ossigeno e Carta di Roma, riceverà i fondi solo a fronte di giustificativi per attività legate alla difesa del giornalismo. “Affermare che l’Ordine finanzi il referendum significa non guardare ai fatti. Non siamo disponibili a farci strumentalizzare da sostenitori del Sì o del No a corto di argomenti”, replica.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Torna su