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Stefano Di Stefano

Chi è Stefano di Stefano e perché lascia Mps

Si dimette dal board di Mps il consigliere in quota Mef Stefano Di Stefano. Ecco chi è e i motivi del suo passo indietro

Stefano Di Stefano, uno dei dirigenti più influenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), ha rassegnato le proprie dimissioni dal Consiglio di Amministrazione di Monte dei Paschi di Siena. Un “passo indietro” compiuto ufficialmente per ragioni personali, negli stessi giorni in cui si apprende della sua iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Milano con l’ipotesi di insider trading.

LE DIMISSIONI E L’INCHIESTA PER INSIDER TRADING

Le dimissioni di Di Stefano, che ricopriva anche il ruolo di componente del Comitato Rischi e Sostenibilità di MPS, sono state formalizzate dopo che la Procura di Milano ha acceso un faro su alcune operazioni mobiliari sospette. Secondo l’accusa, il dirigente avrebbe sfruttato informazioni privilegiate, ottenute in virtù del suo incarico al Tesoro, per acquistare titoli tra il 2 e il 21 gennaio 2025, pochi giorni prima del lancio dell’Offerta Pubblica di Scambio (OPS) di MPS su Mediobanca.

Nello specifico, a Di Stefano viene contestato l’acquisto di azioni MPS per una cifra intorno ai 100 000 euro, che sarebbero stati rivenduti il 28 gennaio con un plusvalore di circa alcune migliaia di euro. L’inchiesta è scaturita da una segnalazione di operazione sospetta (Sos) dell’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, trasmessa alla Guardia di Finanza e successivamente alla Consob. Sebbene l’ammontare del profitto sia considerato contenuto, la rilevanza penale risiede nell’aver agito mentre era in possesso di informazioni riservate sul risiko bancario.

IL RUOLO STRATEGICO NEI GANGLI DEL MEF E IL GOLDEN POWER

Il peso specifico di Stefano Di Stefano all’interno di Via XX Settembre è difficilmente sovrastimabile. A capo della Direzione II del Dipartimento dell’Economia, Di Stefano ha gestito la tutela degli attivi strategici e delle partecipazioni societarie, tra cui quella in Mps di cui il Tesoro detiene il 4,86%.

Ancora più rilevante è la sua delega alle attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali, come il Golden Power: in sostanza, Di Stefano è stato per anni l’uomo che istruiva i dossier per proteggere le aziende italiane da scalate ostili o per valorizzarne la vendita. Un incarico che garantisce accesso a informazioni sensibilissime — attività istruttorie, rapporti con le istituzioni UE, documenti riservati — relative a società considerate d’interesse nazionale.

CHI È STEFANO DI STEFANO

Il profilo di  Stefano Maria Di Stefano, nato a Casoli, in provincia di Chieti, il 5 maggio 1960, rappresenta per certi versi il prototipo del tecnico di Stato a bituato a navigare nei centri di potere della finanza pubblica italiana. Laureatosi con lode in Economia alla Luiss nel 1984, ha avviato la sua carriera tra la ricerca accademica (CNR) e l’insegnamento universitario come docente di Macroeconomia.

La sua formazione sul campo avviene negli anni ’90, prima in Sofipa e poi all’IRI, dove impara a gestire le partecipazioni bancarie proprio durante la stagione delle grandi privatizzazioni. Questa esperienza lo porta, negli anni Duemila, a ricoprire ruoli di vertice in Invitalia, occupandosi del delicato compito di ristrutturare e salvare imprese in crisi.

Nel 2009 arriva la chiamata al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), dove approda come Direttore della Direzione II, si ritrova a gestire i “gioielli di famiglia” dello Stato, dalle grandi quotate alla tutela degli attivi strategici tramite il Golden Power.

Proprio per questa sua profonda conoscenza della macchina pubblica, nel 2022 viene nominato nel Consiglio di Amministrazione di Monte dei Paschi di Siena.

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