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Futuro Nazionale

Aiuti a Kiev, sì della Camera. Ecco come hanno votato i vannacciani di Futuro Nazionale

La Camera rinnova la fiducia al governo e approva il nuovo decreto per gli aiuti all’Ucraina. I deputati di Futuro Nazionale votano sì alla prima e no al secondo 

La mozione di fiducia passa, e così il decreto legge sugli aiuti all’Ucraina. Sul testo del provvedimento si misurano però le prime spaccature concrete nel centrodestra: una notizia, a suo modo, dal momento che le dichiarazioni a tratti ambigue di Matteo Salvini non hanno mai realmente incrinato la compattezza della maggioranza sul sostegno a Kiev.

Anche stavolta, infatti, la Lega vota a favore, mentre il neocostituito gruppo di Futuro Nazionale opta per il doppio binario: un sì alla fiducia che serve a iscriversi nel perimetro di maggioranza, un no agli aiuti così da non sconfessare quella linea che ha portato Roberto Vannacci lontano dal Carroccio.

IL VOTO A MONTECITORIO

Sulla fiducia sono 207 voti favorevoli, 119 contrari e 4 astenuti. Il provvedimento nel suo complesso passa poi con 229 voti favorevoli (centrodestra, Partito Democratico, Italia Viva, Azione e +Europa) e 40 contrari (Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Futuro Nazionale).

La questione di fiducia sul decreto aveva l’obiettivo di neutralizzare eventuali emendamenti volti a interrompere le spedizioni militari verso Kiev. Una scelta che, come ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto, era volta a rendere esplicite in Aula le diverse posizioni politiche su un punto dirimente della politica estera italiana. E che ha costretto i tre deputati della nuova formazione Futuro Nazionale – Edoardo Ziello, Rossano Sasso, Emanuele Pozzolo – a un lavoro di equilibrismo.

SÌ ALLA FIDUCIA, NO AGLI AIUTI

Così i tre vannacciani votano a favore del governo, rivendicando la propria collocazione politica all’interno del centrodestra e contro gli aiuti. Un posizionamento che s’era già intuito nelle parole del leader, cui conviene rimanere a destra della Lega, ma non fuori dal perimetro della maggioranza.

“Il giochino di votare SÌ alla fiducia e NO al provvedimento (per non essere buttati fuori dalla maggioranza, visto che formalmente confermano la fiducia al governo) Vannacci e i suoi lo possono fare solo alla Camera” ricorda il deputato Luigi Marattin del Partito Liberaldemocratico. “Al Senato, tra pochi giorni, tuttavia il regolamento è diverso: la votazione è unica. Con un solo voto, esprimi il tuo parere sul provvedimento E sulla fiducia al governo”.

LA BATTAGLIA DEGLI ODG

Invisi a praticamente tutto l’arco costituzionale, i vannacciani sono però in cerca di legittimazione politica alla loro prima vera uscita come gruppo autonomo, e sulla questione più identitaria di tutte. Dato che la strada degli emendamenti è sbarrata dalla fiducia, si prova con un ordine del giorno che chiede la sospensione della fornitura di armamenti all’Ucraina. Si cerca la convergenza sul merito degli altri contrari agli invii di aiuti, M5S e Avs in particolare. Provocazione rispedita al mittente, con Giuseppe Conte che accusa i vannacciani di filoputinismo e di strumentalizzare la questione della pace a fini elettorali, e Angelo Bonelli che tiene il suo partito a distanza dalla “destra xenofoba”.

FRANCESCO GALLO (SUD CHIAMA NORD) FLIRTA CON I VANNACIANI?

Il risultato è che l’odg viene votato solo dai vannacciani. L’unico vago endorsement arriva da Francesco Gallo, componente del Gruppo Misto e di Sud chiama Nord, che si astiene. Sarà poi assente nella votazione degli altri due ordini presentati da Futuro Nazionale.

L’interessato respinge le polemiche – subito deflagrate, con l’attacco del Pd contro il deputato e il leader Cateno De Luca – facendo appello alla natura simbolica degli odg “vannacciani”.

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