Il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha definito “oltraggiose” le recenti dichiarazioni di Francesca Albanese rese durante un forum in Qatar. La Relatrice Onu si difende: il nemico non è Israele, ma il sistema di aiuti internazionali. Ecco cosa è successo
L’intervento video di Francesca Albanese del 7 febbraio al festival di Al Jazeera a Doha, in Qatar, diventa un caso diplomatico.
La Francia chiede ora le dimissioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, in seguito alle sue dichiarazioni riguardanti il conflitto a Gaza e il sistema di sostegno internazionale a Israele.
L’INTERVENTO DI ALBANESE AL FORUM DI DOHA
Il cuore della controversia risiede in un discorso in cui Francesca Albanese ha denunciato la persistenza del “genocidio in Palestina”, indicando come “nemico comune dell’umanità” il sistema che fornisce copertura politica, economica e militare a Israele.
My full AJ Forum speech last week: the common enemy of humanity is THE SYSTEM that has enabled the genocide in Palestine, including the financial capital that funds it, the algorithms that obscure it and the weapons that enable it. pic.twitter.com/PzTQFFybsG
— Francesca Albanese, UN Special Rapporteur oPt (@FranceskAlbs) February 9, 2026
“Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida” ha argomentato la Relatrice Onu. “Se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d’ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune. Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale finanziario che lo finanzia, gli algoritmi che lo oscurano e le armi che lo rendono possibile”.
LE ACCUSE DEL MINISTRO JEAN-NOËL BARROT
Secondo Jean-Noël Barrot, Ministro degli Esteri francese, tali espressioni sono “riprovevoli” poiché non si limiterebbero a criticare le politiche governative, ma colpirebbero Israele come popolo e nazione.
Il ministro ha ha annunciato che chiederà le dimissioni di Albanese il 23 febbraio al Consiglio dei diritti umani dell’Onu, richiamando una “lunga lista di prese di posizione scandalose”, citando precedenti riferimenti alla lobby ebraica, parallelismi con il Terzo Reich e commenti sul massacro del 7 ottobre.
LA DIFESA DI ALBANESE
La risposta di Albanese è arrivata ieri, durante un collegamento video con Bologna per la proiezione del documentario Disunited Nations. La Relatrice Onu ha sostenuto che le sue parole sarebbero state strumentalizzate attraverso un video manomesso circolato online, precisando che il suo riferimento al “nemico comune” era rivolto esclusivamente al “sistema” — composto da capitali finanziari, algoritmi e armi — che rende possibile il conflitto, e non allo Stato di Israele in quanto tale.
LE REAZIONI IN ITALIA
Intanto il caso ha trovato immediata sponda nel dibattito politico italiano. La Lega ha depositato una risoluzione per chiedere le dimissioni della funzionaria, mentre Fabio Rampelli, Vicepresidente della Camera (Fratelli d’Italia), ha accusato Francesca Albanese di avere un “profilo antisemita”.
Di parere opposto Arturo Scotto, Deputato del Partito Democratico, che ha definito “singolare” la tempistica della richiesta francese, in concomitanza con le politiche israeliane di annessione della Cisgiordania.
LA FRANCIA PER LA PALESTINA (MA NON CON ALBANESE)
La presa di posizione della Francia appare significativa data la sua posizione di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Sotto la guida del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron, Parigi era stata tra i primi paesi a riconoscere lo Stato di Palestina lo scorso anno. Emmanuel Macron, in coordinamento con il Principe saudita Mohammed Bin Salman, aveva promosso la dichiarazione di New York, sostenendo la soluzione dei due Stati, il disarmo di Hamas e il ritiro israeliano dalla Striscia di Gaza.
La divergenza attuale con Francesca Albanese segna dunque una netta distinzione tra la critica diplomatica alle politiche territoriali di Israele e le analisi sistemiche della Relatrice, che continua a denunciare l’indebolimento del diritto internazionale.

