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Board of Peace: perché l’Italia partecipa come osservatore e cosa significa

Roma verso l’ingresso nel Board of Peace con lo status di semplice osservatore (e non membro): la mossa del Governo per rimanere dentro i paletti della Costituzione   

L’Italia si prepara a fare il suo ingresso nel controverso Board of Peace (BoP) in veste di Paese osservatore: è questa la formula diplomatica individuata per garantire la presenza nazionale ai tavoli dell’ambiguo tavolo sulla ricostruzione di Gaza senza incorrere in immediati ostacoli di natura giuridica (e pagare la fee di 1 miliardo). La decisione, anticipata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani da Monaco, è stata poi confermata anche dalla premier Giorgia Meloni da Addis Abeba. Tajani riferirà alle Camere martedì.

ITALIA OSSERVATORE DEL BOP: COSA SIGNIFICA

Poiché il Board riflette una struttura fortemente accentrata sulla figura di Donald Trump, la piena adesione comporterebbe infatti una cessione di sovranità che richiederebbe un passaggio parlamentare ai sensi dell’articolo 80 della Carta.

Essere osservatori significa dunque sedersi al tavolo, acquisire informazioni e mantenere un ruolo attivo nella stabilizzazione del Medio Oriente, come auspicato dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani, senza però assumere vincoli giuridici immediati o obblighi finanziari che graverebbero sull’ordinamento nazionale senza una previa legge di ratifica.

Un modello scelto anche dall’Unione Europea, che partecipa ai lavori inviando la Commissaria al Mediterraneo Dubravka Šuica.

Secondo la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni la partecipazione di Roma al BoP in qualità di osservatori è una “buona soluzione” per garantire gli interessi nazionali in un organismo che, pur operando su mandato di una risoluzione ONU, risponde a logiche di governance alternative a quelle delle Nazioni Unite tradizionali.

PERCHÉ E COSA DICE LA COSTITUZIONE

La via ibrida scelta dal governo italiano è un modo per aggirare i veti costituzionali e rimanere all’interno dei paletti sanciti dalla Carta. Dal punto di vista formale, la posizione di osservatore non comporta vincoli apparenti, contrariamente allo status di Paese membro. Almeno al momento: se il Board dovesse imporre decisioni che limitano la sovranità nazionale vincolanti anche per gli osservatori, scatterebbe l’obbligo di seguire i binari degli articoli 11 e 80 della Costituzione.

Il primo impone condizioni di parità nelle limitazioni di sovranità, mentre il secondo stabilisce che il Parlamento debba autorizzare con legge la ratifica dei trattati internazionali. Al momento, la figura dell’osservatore permette all’Italia di sedersi al tavolo senza dover procedere a una ratifica parlamentare, che per tempi, m anche per questioni di opportunità politica, non sarebbe una strada percorribile.

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