Infratel, la società guidata da Piccinetti e Becchetti attende l’assemblea di primavera per conoscere i nuovi assetti di vertice. Sul tavolo del Mimit il bivio strategico: l’autonomia per puntare sui data center o l’incorporazione definitiva in Invitalia per tagliare i costi
A marzo, in concomitanza con l’approvazione del bilancio 2025, Infratel dovrebbe procedere al rinnovo dei propri vertici societari. Malgrado la scadenza naturale del Cda sia ormai vicina, non è ancora chiaro quale sarò il destino della società in-house del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, attualmente controllata al 100 per cento da Invitalia, che attende ora di conoscere il proprio destino operativo oltre la scadenza dei progetti legati al PNRR.
IL NODO DELLE NOMINE
L’attuale assetto di comando, che vede Pietro Piccinetti nel ruolo di amministratore delegato e Alfredo Maria Becchetti alla presidenza, giungerà alla scadenza naturale con l’assemblea di primavera. Secondo le indiscrezioni raccolte da Domani, l’ad, figura di riferimento in quota Fratelli d’Italia e considerato molto vicino al ministro Adolfo Urso, e il presidente, esponente di area leghista, non hanno ancora ricevuto indicazioni certe sulla riconferma. Nel Cda della società siede anche Gregorio Fontana, già deputato di Forza Italia per cinque legislature.
TUTTE LE SFIDE DI INFRATEL
La futura governance dovrà fare fare i conti con le recenti raccomandazioni della Corte dei conti sul Piano Italia a 1 Giga, che ha subito una rimodulazione con lo stralcio di 700mila civici per evitare il rischio di restituire 700 milioni di euro all’Europa. Parallelamente, Infratel è impegnata sul fronte legale per il ricorso presentato dal raggruppamento Sirti-Sielte-Sertori contro l’aggiudicazione a Eds Infrastrutture di una gara da 95 milioni per le reti di backhaul. A questo si aggiunge il procedimento avviato da FiberCop, società partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal fondo Kkr, che contesta presunti favoritismi verso Open Fiber relativi alla riduzione dei target di cablaggio.
INFRATEL DENTRO O FUORI INVITALIA?
Ma soprattutto il futuro di Infratel è strettamente legato al completamento dei cronoprogrammi per la banda ultralarga, con i lavori nelle aree bianche ormai ultimati e la chiusura dei piani PNRR per il 5G e il gigabit prevista entro agosto. Per garantire una prospettiva industriale ai circa tremila addetti della società, il ministero guidato da Adolfo Urso valuta la possibilità di trasformare l’azienda in un soggetto autonomo, separandolo da Invitalia, con un nuovo mandato focalizzato sullo sviluppo dei data center. Potrebbe però accadere anche l’esatto contrario, ossia l’incorporazione definitiva all’interno della capogruppo Invitalia, guidata dall’amministratore delegato Bernardo Mattarella e presieduta da Sergio Schisani, finalizzata a evitare duplicazioni di costi e bilanci separati.
Sebbene fonti finanziarie indichino che Invitalia abbia studiato la trasformazione di Infratel in una business unit interna, la società di Bernardo Mattarella ha ufficialmente dichiarato di non aver ancora avviato valutazioni formali in tal senso. Nel frattempo, resta operativo l’accordo attuativo siglato tra il dipartimento per la Trasformazione digitale, guidato da Alessio Butti, e Invitalia per l’istituzione del Fondo nazionale per la connettività, che prevede 733 milioni di risorse per sostenere gli interventi infrastrutturali fino al 2029.

