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Obiettivi sensibili

Quali sono gli obiettivi sensibili e a rischio attentati in Italia

Il Viminale innalza l’allerta su oltre 28mila obiettivi sensibili dopo l’escalation militare in Medio Oriente. Vigilanza speciale per le rappresentanze diplomatiche dei Paesi del Golfo, hub energetici e basi Usa sul territorio nazionale.

Mentre l’escalation tra l’asse Usa-Israele e Iran si allarga a tutto il Medio Oriente, fino a lambire le coste di Cipro, territorio Ue, l’Italia attiva la rete di protezione su scala nazionale, ponendo sotto stretta sorveglianza oltre 28mila obiettivi sensibili per prevenire possibili ripercussioni di natura terroristica legate all’inasprimento del conflitto. Il Viminale ha innalzato i livelli di allerta per siti diplomatici, infrastrutture energetiche e nodi del trasporto, con un focus particolare sulle città di Roma, Milano e Napoli.

Il dispositivo di sicurezza è stato delineato durante una riunione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Alla presenza dei vertici dell’intelligence e delle forze di polizia, è stato disposto il rafforzamento immediato della vigilanza su circa 28mila siti, di cui 4.500 situati nella sola capitale.

SEDI DIPLOMATICHE E CONSOLARI BLINDATE

In cima alla lista dei siti da proteggere ci sono le sedi diplomatiche e consolari dei Paesi che prendono parte al conflitto in funzione attiva o passiva. Le disposizioni urgenti diramate dal capo della Polizia Vittorio Pisani indicano come prioritarie le sedi diplomatiche, i consolati e le residenze di funzionari legati a Stati Uniti, Israele e Iran. Per questi obiettivi è previsto un monitoraggio speciale con presidi fissi e la possibilità di interdire il traffico nelle zone limitrofe, estendendo la protezione anche agli uffici di rappresentanza commerciale e agli organismi internazionali. Blindata anche la sede del Regno Unito dopo l’attacco alla base britannica a Cipro.

Ma la lista dei siti sensibili include naturalmente anche le ambasciate e i consolati degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar, del Bahrein, del Kuwait, dell’Arabia Saudita e dell’Oman, inevitabilmente considerati ad a rischio in quanto territori di ritorsione per la Repubblica Islamica, che ha già condotto attacchi con droni e missili verso hub strategici come Dubai, Abu Dhabi e Doha.

INFRASTRUTTURE CRITICHE E IL NODO ENERGETICO

Come scrive oggi La Sicilia. un settore ritenuto a rischio sistemico è quello energetico, dove le infrastrutture critiche sono monitorate per prevenire sabotaggi che potrebbero causare shock economici.

I riflettori sono puntati sul triangolo del gas naturale liquefatto, che include il terminale Adriatic LNG al largo di Rovigo, l’unità FSRU Toscana a Livorno e la nave Italis LNG a Piombino, asset che garantiscono una parte significativa del fabbisogno nazionale.

La rete di protezione si estende alle raffinerie dell’ENI di Sannazzaro, Taranto e Gela, al polo Saras di Sarroch e agli impianti di Priolo-Augusta in Sicilia. Il controllo è stato potenziato anche presso gli scali ferroviari, le metropolitane e gli aeroporti internazionali attraverso l’uso di tecnologie avanzate di riconoscimento facciale coordinate dal Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo.

LUOGHI DI CULTO E BASI MILITARI SUL TERRITORIO

La protezione civile e religiosa si concentra sui simboli delle comunità ebraiche e islamiche per evitare ritorsioni o azioni di lupi solitari. Sotto stretta sorveglianza risultano le sinagoghe, le scuole e i ghetti di Roma e Venezia, oltre a moschee e centri di preghiera.

Parallelamente, l’allerta riguarda la presenza militare statunitense in Italia, che conta circa 12mila effettivi dislocati tra le basi di Aviano, Sigonella, Napoli, Vicenza, Camp Darby, Gaeta e le basi italiane di Ghedi e Solbiate Olona.

L’operazione “Strade Sicure” impiega oltre 6.600 militari per presidiare circa mille aree sensibili, includendo snodi della mobilità e zone ad alto flusso turistico, specialmente quelle frequentate da cittadini statunitensi.

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