Perché, per l’Istituto Cattaneo, non è possibile fare previsioni con il progetto di legge elettorale Malan
Il disegno di legge elettorale sul quale la maggioranza è riuscita a trovare un accordo, noto come progetto Malan, propone uno schema misto, molto conosciuto dai sistemi elettorali italiani negli ultimi trent’anni, che coniuga una componente proporzionale con un meccanismo maggioritario. Tale architettura, pur rendendo possibile un certo pluralismo partitico, punta a incentivare la dinamica bipolare favorendo l’aggregazione politica che raccoglie più consensi
L’Istituto Carlo Cattaneo ha effettuato un’analisi, a cura di Salvatore Vassallo, sulla proposta Malan. La ricerca sostiene la tesi che, ad oggi, non sia opportuno provare a fare una stima della distribuzione dei seggi tra coalizioni e liste.
COSA VUOL DIRE CHE IL PROGETTO MALAN È “POTENZIALMENTE” MISTO
Il sistema elettorale Malan assegna la maggior parte dei seggi con formula proporzionale e prevede che, a certe condizioni, il restante 17,5% dei seggi sia assegnato in toto al partito o alla coalizione che ottiene più voti, a patto che abbia raccolto almeno il 40% dei consensi. “La stessa quota viene messa in palio in un secondo turno di ballottaggio, nel caso in cui al primo turno nessuna coalizione raggiunga il 40% e le due coalizioni più votate ottengano almeno il 35% dei voti”, scrive il prof. Vassallo.
Il sistema è potenzialmente perché è possibile che il premio non scatti ma “le circostanze che farebbero venire meno il “premio”, portando all’assegnazione di tutti i seggi con formula proporzionale, si sono verificate, dal 1994 ad oggi, solo nel 2018”.
Inoltre, la proposta Malan stabilisce inoltre che la coalizione vincente non possa ottenere più di 230 seggi alla Camera e 114 seggi al Senato.
PERCHÉ CON IL PROGETTO MALAN NON È POSSIBILE FARE PREVISIONI
Il prof. Vassallo spiega che, ad oggi, non è possibile fare previsioni su quale delle due coalizioni potrà beneficiare del premio per due ragioni. La prima ragione riguarda la mobilità dell’elettorato in relazione alla sussistenza di proposte politiche aggregate. Per spiegare questo punto l’Istituto analizza le intenzioni di voto per i partiti italiani aggregate per macroaree politiche – centrodestra (Fi, Mod, Fdi, Lega, Fn) e centrosinistra (Avs, M5S, Pd, +Eur, Az, Iv) – dal 2019 al 2026. Le “intenzioni di voto stimate per l’aggregato del CS (largo) sono rimaste chiaramente superiori a quelle stimate per l’aggregato del CD dall’ottobre 2022 alla fine del 2024, cioè nella fase in cui le sue varie componenti si sono presentate all’elettorato divise o tendenzialmente divise: cosa che consentiva di raggiungere una quota di elettori complessivamente più ampia. La distanza tra le due macroaree si è invece ridotta a partire dal momento in cui i partiti del CS allargato hanno iniziato a stipulare più stabilmente accordi e presentare candidati comuni per le elezioni comunali e regionali”. Questi dati rendono “pressoché impossibile prevedere la coalizione che potrebbe essere destinataria del premio in occasione di elezioni politiche generali. La distanza tra le due coalizioni risultano risicate e significativamente al di sotto del margine di errore effettivo delle stime. L’alea sul risultato è resa ancora più ampia dalle incertezze riguardo alla composizione finale delle due coalizioni”.
GLI EFFETTI DEL PREMIO DI MAGGIORANZA SULLA RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE
Se è difficile prevedere chi vincerà, è invece possibile stimare quale effetto potrebbe produrre il premio sulla rappresentanza parlamentare. I calcoli contenuti nello studio mostrano che l’impatto può essere significativo.
In uno scenario limite – considerato poco probabile – una coalizione potrebbe vincere con circa il 36% dei voti e non ottenere comunque la maggioranza assoluta dei seggi. All’opposto, una coalizione che arrivasse al 46% dei voti potrebbe arrivare a controllare circa il 59-60% dei seggi alla Camera. “Con il sostegno di una maggioranza relativa dell’elettorato, sarebbe dunque facilmente in condizione di eleggere il Presidente della Repubblica senza bisogno di cercare convergenze nel fronte opposto”.


