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Arturo Parisi

Cosa dice Arturo Parisi (ex Ulivo) sul referendum e perché voterà sì

Una scelta “consapevole ma non priva di riserve”: Arturo Parisi, ex ministro prodiano, tra i promotori dell’Ulivo e del Pd, si unisce al novero di figure della sinistra che voteranno sì al referendum sulla separazione delle carriere in magistratura

L’ex ministro della Difesa Arturo Parisi, figura storica del centrosinistra, tra i fondatori dell’Ulivo e del Pd, si espone in vista della consultazione referendaria sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo, annunciando il suo voto favorevole. Ecco le motivazioni della sua scelta

LA SCELTA DI VOTARE

Non una decisione facile, precisa Parisi. La consultazione referendaria scaturisce infatti da un iter parlamentare complesso. La riforma è stata approvata dalle Camere senza raggiungere la maggioranza qualificata dei due terzi e sulla base di un testo blindato, senza un reale coinvolgimento delle opposizioni. Un modus operandi che però, ricorda l’ex ministro, non è una novità e che in vari casi – la riforma del Titolo V, la Riforma Renzi del 2016 –  ha visto il campo opposto, cioè il suo, applicare lo stesso approccio unilaterale.  Un “bipolarismo muscolare” che appare oggi congenito alla nostra democrazia, e in cui è ” è difficile esentare dalla responsabilità l’insieme del “campo largo”, a cominciare dal Pd”, tanto quanto l’attuale maggioranza. A ciò si aggiunga il tono dato alla campagna da ambo le parti, caratterizzato da dichiarazioni spesso distorsive rispetto al merito della riforma – il riferimento qui è alle tesi speculari in circolo nella sinistra (““se non approfittiamo di questa occasione per cominciare a toglierci di mezzo Giorgia Meloni dandole la lezione che merita”) e tra i promotori (“quel votando Sì “ci togliamo di mezzo la Magistratura” di Giusy Bartolozzi”).

Argomentazione che equivalgono a “offrire all’elettore il motivo per un ulteriore avanzamento dell’astensionismo con un “allora vedetevela voi”, tentazione da cui, dice Parisi, nemmeno lui è rimasto indenne. “Se ho deciso di andare a votare – scrive tuttavia – è per non lasciare la scelta nelle sole mani dell’appartenenza per stanca abitudine o per rinnovato spirito di fazione, dando così ad una minoranza il potere di decidere a nome di tutti”.

LA SCELTA DI VOTARE Sì

Sgombrato dunque il campo dalle polemiche e dalle argomentazioni fallaci che distraggono dal merito della riforma, Parisi si volge “con fatica” al merito del quesito: “Voterò Sì guidato dalla domanda che sta al centro della riforma della separazione delle carriere dei magistrati: la necessità della terzietà del Giudice tra chi accusa e chi difende (…). Voterò Sì, come ho detto, senza illusioni che questo basti a soddisfare la domanda di giustizia dei cittadini, ma neppure che la riforma produca gli effetti promessi in tempi brevi (…=  Voterò SÌ per dare testimonianza alla continuità del percorso aperto oramai più di trenta anni fa dal movimento per la trasformazione della nostra democrazia da consociativa a competitiva che accomuna ancora oggi gran parte delle persone scese in campo come Sinistra per il Sì.

La tesi intorno alla quale ruota il ragionamento di Arturo Parisi è dunque la presa di distanza da quella che definisce una visione “populista di tipo qualunquista” che attraversa trasversalmente il Paese. Un invito a superare i “manicheismi moralisti” e quella distinzione tra bene e male che spesso trasforma l’accusa in una sentenza anticipata.

CHI È ARTURO PARISI

Arturo Parisi è stato uno dei principali promotori dell’Ulivo e delle riforme istituzionali degli anni Novanta. Già Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio nel primo governo guidato da Romano Prodi, ha ricoperto l’incarico di Ministro della Difesa tra il 2006 e il 2008. Parallelamente alla carriera politica, ha svolto una lunga attività accademica presso l’Università di Bologna come ordinario di Sociologia dei fenomeni politici.

È stato per venti anni alla guida dell’Istituto Cattaneo e ha diretto la rivista Il Mulino. Dopo aver affiancato Mario Segni nel movimento referendario per il sistema maggioritario, è stato tra i fondatori dei Democratici e del Partito Democratico, prima di concludere la sua esperienza parlamentare nel 2013.

 

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