Ribaltato l’esito sul campo della finale di Coppa d’Africa: il titolo va al Marocco, che vince a tavolino per 3-0. Ammesso dunque il ricorso della federazione marocchina Giudicato: l’ira del Senegal spinge il governo a intervenire
La Confederazione Africana di Calcio ha riscritto la storia della finale continentale 2025-2026, ribaltando il verdetto sportivo ottenuto sul terreno di gioco e assegnando il titolo di Campione d’Africa al Marocco. La decisione, comunicata ieri 17 marzo, a due mesi dal fischio finale del match, trasforma il trionfo del Senegal in una sconfitta a tavolino per 3-0, col rischio che la partita diventi l’innesco per un caso politico tra i governi dei due Paesi
CRONACA DI UNA FINALE SOSPESA E POI RIBALTATA
La finale disputata presso il Prince Moulay Abdellah Stadium di Rabat sembrava aver decretato il successo del Senegal, capace di imporsi per 1-0 durante i tempi supplementari grazie a una rete siglata dal centrocampista Pape Gueye. A pochi minuti dallo scadere, l’arbitro congolese Jean-Jacques Ndala ha assegnato un calcio di rigore contestatissimo a favore del Marocco, decisione immediatamente contestata dai calciatori senegalesi. La scelta arbitrale ha riacceso le polemiche, già emerse nel corso della competizione, durante la quale la nazionale marocchina era stata accusata di aver beneficiato di un trattamento arbitrale favorevole, con frequenti insinuazioni su un’ipotetica influenza del numero 2 della CAF Fouzi Lekjaa, che è contestualmente il presidente della Fédération Royale Marocaine de Football (FRMF).
La decisione ha scatenato la protesta della nazionale guidata dal tecnico Pape Thiaw, i cui giocatori hanno abbandonato il terreno di gioco per circa dieci minuti in segno di dissenso. Dopo la ripresa del gioco, il fantasista marocchino Brahim Diaz, tra i giocatori più attesi della sua selezione, ha fallito il tiro dagli undici metri tentando un “cucchiaio”.
La partita è quindi proseguita regolarmente fino al gol decisivo di Pape Gueye nei supplementari, che aveva consegnato il trofeo al Senegal. Tuttavia, il successivo ricorso presentato dalla Fédération Royale Marocaine de Football ha riaperto il caso, portando la CAF a riesaminare l’episodio alla luce del regolamento disciplinare della competizione.
COSA DICE IL REGOLAMENTO
La decisione del Comitato d’Appello si fonda su una lettura rigorosa degli articoli 82 e 84 del Regolamento della Coppa d’Africa. L’articolo 82 stabilisce che, qualora una squadra lasci il campo prima della fine regolare della partita senza autorizzazione dell’arbitro, per qualsiasi motivo, essa è considerata perdente ed eliminata dalla competizione. Il successivo articolo 84 prevede come sanzione automatica la sconfitta per 3-0.
Secondo la motivazione della CAF, l’abbandono del terreno di gioco da parte dei calciatori senegalesi, pur se temporaneo, avrebbe integrato la violazione prevista dalla norma. Il successivo rientro in campo non avrebbe quindi sanato l’infrazione, configurando una fattispecie disciplinare già perfezionata al momento dell’interruzione. La vittoria del Marocco è stata dunque decretata d’ufficio, annullando il risultato maturato nei tempi supplementari.
Resta tuttavia aperto il nodo interpretativo rispetto ai principi generali delle Regole del Gioco dell’IFAB, secondo cui le decisioni arbitrali sui fatti di gioco sono definitive. È su questo punto che si concentrerà presumibilmente la linea difensiva senegalese in sede di ricorso.
IL CASO DIVENTA POLITICO: IL GOVERNO SENEGALESE CHIEDE UN’INDAGINE INTERNAZIONALE
La reazione del Senegal non si è fatta attendere. Mentre la Fédération Sénégalaise de Football medita di rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS) di Losanna per chiedere l’annullamento della decisione, anche il governo di Dakar, con un comunicato durissimo, entra a gamba tesa nella querelle sportiva, definendo la sentenza della CAF “ingiusta e sproporzionata” e figlia di una “lettura palesemente errata del regolamento”, chiedendo contestualmente l’apertura di un’indagine internazionale indipendente per sospetti di corruzione all’interno degli organi direttivi della federcalcio africana.
La speranza della federazione senegalese è legata alla possibilità che l’abbandono del campo venga riqualificato come un’interruzione momentanea anziché definitiva, confidando che il gesto di protesta non pregiudichi il risultato conseguito dagli uomini di Pape Thiaw. La vicenda, destinata a protrarsi per diversi mesi, vedrà il suo atto finale nelle aule di tribunale.


